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	<title>#culturaetradizione; Archivi - Elena Alquati</title>
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		<title>Schiacciata con uva fragolina</title>
		<link>https://elenaalquati.org/schiacciata-con-uva-fragolina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 06:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste un aneddoto legato alla schiacciata con l'uva fragola che un testimone dovette sfidare lampi e tuoni per portare a casa i grappoli dalla vigna, poiché l'uva era così buona mangiata nel campo che risultava difficile procurarsene abbastanza a portare a casa per preparare la focaccia. La ricetta tradizionale toscana associata a questa varietà di  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un aneddoto legato alla <strong>schiacciata con l&#8217;uva fragola</strong> che un testimone dovette <strong>sfidare lampi e tuoni</strong> per portare a casa i grappoli dalla vigna, poiché l&#8217;uva era <strong>così buona mangiata nel campo</strong> che risultava difficile procurarsene abbastanza a portare a casa per preparare la focaccia.</p>
<p>La ricetta tradizionale toscana associata a questa varietà di uva era spesso preparata con la pasta del pane avanzata, miele e un goccio d&#8217;olio, sfruttando una qualità di uva <strong>poco adatta alla vinificazione</strong>.</p>
<p><em>Ingredienti </em></p>
<ul>
<li>g 300 di farina integrale di grano tenero o di farro</li>
<li>g 5 di lievito di birra fresco</li>
<li>1cucchiaio di olio extravergine di oliva</li>
<li>1cucchiaino di sale marino integrale fino</li>
<li>Uva fragolina (o nera)*</li>
<li>ml 150 circa di acqua</li>
</ul>
<p><em>Procedimento </em></p>
<p>Sciogliete il lievito in 100 ml di acqua fresca, versate la farina in una terrina, aggiungete olio, sale e impastate, aggiungendo il resto dell’acqua, per dieci minuti sino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Coprite l’impasto con un canovaccio umido e lasciate riposare a temperatura ambiente per trenta minuti; passato questo tempo, mettete l’impasto in frigorifero per sei ore.</p>
<p>In una teglia da forno precedentemente oleata, versate l’impasto e, senza toccarlo, lasciatelo riposare per trenta minuti. Aiutandovi con le mani unte di olio, stendete l’impasto tirandolo con la punta delle dita, sino a riempire tutta la teglia; lasciate lievitare per due ore al riparo da correnti d’aria (ottimo disporlo in forno spento con la lucina accesa). Guarnite la focaccia con l’uva  e cuocete in forno a 230° per 15 minuti, posizionando sul fondo un pentolino di acqua per mantenere  l’umidità costante. Sfornate e servite calda.</p>
<p>*I semi dell’uva fragolina sono duri e fastidiosi, suggerisco di toglierli prima di disporli sull’impasto, ma mi raccomando, non prendete uva senza semi: i semi sono vita, vitalità, informazione.</p>
<h3>Curiosità</h3>
<p>Esiste un aneddoto legato alla <strong>schiacciata con l&#8217;uva fragola</strong> secondo cui un testimone dovette <strong>sfidare lampi e tuoni</strong> per portare a casa i grappoli dalla vigna, poiché l&#8217;uva era <strong>così buona mangiata nel campo</strong> che risultava difficile procurarsene abbastanza a portare a casa per preparare la focaccia.</p>
<p>La ricetta tradizionale toscana associata a questa varietà di uva era spesso preparata con la pasta del pane avanzata, miele e un goccio d&#8217;olio, sfruttando una qualità di uva <strong>poco adatta alla vinificazione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>🌶️ Pesce persico piccante al pomodoro</title>
		<link>https://elenaalquati.org/%f0%9f%8c%b6%ef%b8%8f-pesce-persico-piccante-al-pomodoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 12:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#impattoambientale;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
		<category><![CDATA[#secondipiatti;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non propongo spesso ricette che contengono ingredienti di origine animale, ma questa è stata una forma di protesta a cui seguirà un articolo. Si promuove sempre il pesce di mare, che ormai si sta esaurendo, mentre nella nostra infanzia c'è stato, in quasi ogni famiglia, un papà o un nonno che andava a pescare la  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non propongo spesso ricette che contengono ingredienti di origine animale, ma questa è stata una forma di protesta a cui seguirà un articolo. Si promuove sempre il pesce di mare, che ormai si sta esaurendo, mentre nella nostra infanzia c&#8217;è stato, in quasi ogni famiglia, un papà o un nonno che andava a pescare la trota o qualsiasi altro pesce d&#8217;acqua dolce. Perché non rispettare le leggi territoriali?</p>
<p>Ingredienti</p>
<ul>
<li>g 800 di pesce persico pescato italiano ( o altro pesce d’acqua dolce pescato)</li>
<li>pomodori perini</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>1 gambo di sedano</li>
<li>un ciuffo di prezzemolo</li>
<li>4 cucchiai di olio extravergine di oliva</li>
<li>mezzo peperoncino</li>
<li>sale marino integrale</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Pulite il pesce, lavatelo, sfilettatelo, asciugatelo e tagliatelo ognuno in tre pezzi. Lavate e tritate finemente tutte le verdure, una alla volta, mantenendole separate. In un tegame scaldate l’olio, versate le verdure (sempre una alla volta), il peperoncino spezzettato, unite i pomodori tagliati a piccoli pezzetti, mescolate, coprite, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per quindici minuti. Aggiungete il pesce e lasciate cuocere per altri quindici minuti.</p>
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		<title>3 &#8211; Riflessioni sul cibo</title>
		<link>https://elenaalquati.org/3-riflessioni-sul-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 04:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
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		<category><![CDATA[#macrobiotica;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ed eccoci giunti al terzo e conclusivo appuntamento dei miei interventi a "Tra Terra e Cielo", a Tarquinia. Piuttosto che fare lezione, ho preferito rispondere alle domande e alle curiosità dei partecipanti, lanciando un messaggio che mi stava particolarmente a cuore: riappropriamoci della nostra cultura, della nostra storia e delle nostre tradizioni. Ippocrate e  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p>Ed eccoci giunti al terzo e conclusivo appuntamento dei miei interventi a &#8220;Tra Terra e Cielo&#8221;, a Tarquinia. Piuttosto che fare lezione, ho preferito rispondere alle domande e alle curiosità dei partecipanti, lanciando un messaggio che mi stava particolarmente a cuore: riappropriamoci della nostra cultura, della nostra storia e delle nostre tradizioni. Ippocrate e la Scuola Salernitana hanno ancora tanto da insegnarci e non hanno nulla da invidiare a nessun’altra cultura.</p>
<p>Buon ascolto!</p>
</div><a class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/episode/riflessioni-sul-cibo--74991972" data-resource="episode_id=74991972" data-width="100%" data-height="200px" data-theme="light" data-playlist="false" data-playlist-continuous="false" data-chapters-image="true" data-episode-image-position="right" data-hide-logo="false" data-hide-likes="false" data-hide-comments="false" data-hide-sharing="false" data-hide-download="true" data-title="Riflessioni sul cibo">Ascolta "Riflessioni sul cibo" su Spreaker.</a><script async src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></div></div></div></div>
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		<item>
		<title>Come i giganti del cibo si appropriano delle tradizioni</title>
		<link>https://elenaalquati.org/come-i-giganti-del-cibo-si-appropriano-delle-tradizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 06:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#bevandezuccherate;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibiultraprocessati;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
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		<category><![CDATA[#industriaalimentare;]]></category>
		<category><![CDATA[#pepsico;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un recente articolo apparso su FoodNavigator, PepsiCo parla di "sapori globali": sta promuovendo cultura o sta facendo "traditional washing"? Ecco come l'autenticità diventa uno strumento di marketing. Introduzione: La Trappola della Nostalgia È un richiamo ancestrale. Spesso siamo attratti dal prodotto che richiama il passato; vuoi perché sulla confezione c'è scritto "ricetta tradizionale", "sapore  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un recente articolo apparso su <a href="https://www.foodnavigator.com/Article/2026/08/27/pepsico-bets-on-global-flavors-to-grow-beyond-snacks/">FoodNavigator</a>, PepsiCo parla di &#8220;sapori globali&#8221;: sta promuovendo cultura o sta facendo &#8220;traditional washing&#8221;?</p>
<p>Ecco come l&#8217;autenticità diventa uno strumento di marketing.</p>
<h2>Introduzione: La Trappola della Nostalgia</h2>
<p>È un richiamo ancestrale. Spesso siamo attratti dal prodotto che richiama il passato; vuoi perché sulla confezione c&#8217;è scritto &#8220;ricetta tradizionale&#8221;, &#8220;sapore autentico&#8221; o perché &#8220;ispirato alle antiche culture&#8221;. La parola &#8220;tradizione&#8221; è un potente innesco emotivo: ci fa sentire connessi alle nostre radici, ci promette sicurezza e qualità.</p>
<p>Ma cosa succede se la tradizione è un dipartimento di marketing invece del risultato di secoli di sapere contadino?</p>
<p>La PepsiCo, il colosso che possiede marchi come Lay&#8217;s, Frito-Lay e Quaker, ha recentemente annunciato una nuova strategia (aggressiva) per espandersi &#8220;oltre gli snack&#8221;, puntando sui &#8220;sapori globali&#8221; (global flavors). L&#8217;obiettivo non lascia dubbi: usare la ricchezza culturale del mondo per vendere prodotti ultra-processati a un pubblico ancora attaccato all&#8217;autenticità.</p>
<p>Si chiama &#8220;traditional washing&#8221;.</p>
<h2>1. Cos&#8217;è</h2>
<p>Se lo <strong>science washing</strong> usa termini scientifici astratti per dare autorità a un determinato prodotto, il <strong>traditional washing</strong> usa il passato come schema. La pratica è semplice: si prendono elementi culturali (ricette o tradizioni locali) per industrializzarli, presentandoli come un omaggio alla cultura stessa.</p>
<h3>La strategia</h3>
<p>Nel caso di PepsiCo, è utilizzata la promessa di portare i sapori autentici, ad esempio, del Messico, India o Giappone, mentre la realtà è quella di prendere un sapore complesso (es. una spezia specifica o una tecnica di fermentazione) e semplificarlo in laboratorio per poterne produrre milioni di unità; stabilizzarlo chimicamente per la lunga conservazione; venderlo in un “sacchetto di plastica”. Ti sembra tradizione?</p>
<h2>2. Il Paradosso di PepsiCo: L&#8217;Autenticità in Fabbrica</h2>
<p>L&#8217;articolo di *Food Navigator* sottolinea come PepsiCo voglia trasformare i sapori globali in una leva di crescita. Ma c&#8217;è una contraddizione di fondo:</p>
<p>Come può un prodotto nato in una catena di montaggio essere &#8220;autentico&#8221;?</p>
<p>La tradizione culinaria si basa su:</p>
<ul>
<li>stagionalità;</li>
<li>territorio;</li>
<li>tempo (lavorazioni lente, fermentazioni naturali).</li>
</ul>
<p>L&#8217;industria alimentare si basa su:</p>
<ul>
<li>uniformità (ogni chip deve essere identica);</li>
<li>scalabilità (ingredienti ovunque, spesso sintetici o importati a basso costo);</li>
<li>velocità (produzione continua, lunga conservazione).</li>
</ul>
<p>Quando PepsiCo dice &#8220;sapore autentico&#8221;, sta vendendo un&#8217;idea, non un&#8217;esperienza. Sta usando la <strong>nostalgia</strong> come ingrediente segreto.</p>
<h2>3. Appropriazione culturale indebita</h2>
<p>Il rischio del &#8220;traditional washing&#8221; non risiede soltanto nella qualità del prodotto, ma nell’<strong>appropriazione culturale </strong>inopportuna:</p>
<p>prendere un sapore specifico di una comunità (spesso una comunità svantaggiata o in via di sviluppo), rimuoverne il contesto e venderlo come &#8220;prodotto globale&#8221; senza che quella comunità ne tragga un reale beneficio economico o di riconoscimento.</p>
<p><strong>Una domanda sorge legittima, anche se scomoda:</strong> chi beneficia della vendita dei &#8220;tacos messicani&#8221; in tutto il mondo? Chi paga i diritti culturali a chi?</p>
<p>La risposta è che solo l&#8217;azienda ha un guadagno su tutto questo e la cultura diventa solo un &#8220;marchio&#8221; da sfruttare, non una comunità da supportare.</p>
<h2>4. Come difendersi: la lista del consumatore attento</h2>
<p>Il punto non è smettere di mangiare i tuoi snack preferiti, ma non farti ingannare dalla narrazione. Ecco come riconoscere il Traditional Washing:</p>
<ol>
<li>Cerca la &#8220;storia&#8221; dietro il prodotto: la confezione ci deve parlare di &#8220;tradizione&#8221; riportando un nome, un luogo specifico o una storia reale di una comunità.</li>
<li>Controlla la lista degli ingredienti: la &#8220;tradizione&#8221; richiede ingredienti semplici. Se vedi &#8220;aromi artificiali&#8221;, &#8220;esaltatori di sapidità&#8221; o &#8220;coloranti&#8221;, non è tradizione, è chimica che la imita.</li>
<li>Chiediti: &#8220;chi ne beneficia?&#8221;: l&#8217;azienda sta pagando un premio agli agricoltori locali? Sta collaborando con le comunità? O sta solo usando il loro nome come logo?</li>
<li>Diffida dei termini generici: &#8220;ispirato alla tradizione&#8221;, &#8220;sapori dal mondo&#8221;, &#8220;autentico&#8221;. Senza specifiche, sono fasulli.</li>
</ol>
<h2>5. Conclusione: la tradizione non si confeziona</h2>
<p>La vera tradizione è viva, <strong>locale </strong>e spesso &#8220;imperfetta&#8221;. Quando la vedi confezionata in un sacchetto di plastica, venduta in un ipermercato e promossa da un gigante globale, non è tradizione, è marketing.</p>
<p>Nel mondo del cibo, la verità è spesso più complessa (e meno gustosa) della storia che ci vendono.</p>
<h2><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4e2.png" alt="📢" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Invito all’azione</h2>
<p>Ti è mai capitato di comprare un prodotto &#8220;tradizionale&#8221; e scoprire che era solo marketing? Condividi la tua storia nei commenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale.pdf">Scarica infografica in PDF</a></p>
<p><a href="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale.pdf"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-16146 aligncenter" src="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-410x1024.jpg" alt="Tradizione vera Vs Tradizione industriale" width="410" height="1024" srcset="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-120x300.jpg 120w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-200x500.jpg 200w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-400x1000.jpg 400w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-410x1024.jpg 410w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-500x1250.jpg 500w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-600x1500.jpg 600w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-700x1750.jpg 700w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale-768x1920.jpg 768w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/Infografica-Tradizione-Naturale-e-Industriale.jpg 800w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Tradizione vera vs Traditional washing</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Immagine sito in evidenza: canva.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenaalquati.org/come-i-giganti-del-cibo-si-appropriano-delle-tradizioni/">Come i giganti del cibo si appropriano delle tradizioni</a> proviene da <a href="https://elenaalquati.org">Elena Alquati</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sushi, salmone e una tradizione inesistente: il caso della Norvegia</title>
		<link>https://elenaalquati.org/sushi-e-salmone-non-chiamiamola-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
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		<category><![CDATA[#politichealimentari;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sushi con il salmone è considerato, oggi, un pilastro della tradizione giapponese. La realtà è ben diversa: è un piatto che fino a pochi decenni fa era inesistente, nato non da una scoperta culinaria, ma da aiuti di Stato, nazionalismo alimentare e strategie di marketing aggressivo. Ebbene sì la sua presenza nei piatti giapponesi  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenaalquati.org/sushi-e-salmone-non-chiamiamola-tradizione/">Sushi, salmone e una tradizione inesistente: il caso della Norvegia</a> proviene da <a href="https://elenaalquati.org">Elena Alquati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sushi con il salmone è considerato, oggi, un pilastro della tradizione giapponese. La realtà è ben diversa: è un piatto che fino a pochi decenni fa era inesistente, nato non da una scoperta culinaria, ma da <strong>aiuti di Stato, nazionalismo alimentare e strategie di marketing aggressivo</strong>.</p>
<p>Ebbene sì la sua presenza nei piatti giapponesi e globali è il risultato di un&#8217;operazione di &#8220;<strong>ingegneria culturale</strong>&#8221; durata un decennio.</p>
<h2>Il Punto di Partenza: Una Crisi di Sovrapproduzione</h2>
<p>Tutto ebbe inizio nel <strong>1985</strong>. La Norvegia si trovò a fronteggiare una massiccia sovrapproduzione di salmone, un pesce nordico, che, all’epoca non era affatto contemplato dalla cultura culinaria giapponese:</p>
<ul>
<li>Il colore del salmone era considerato <strong>poco invitante</strong>.</li>
<li>Il sapore era stato giudicato <strong>sgradevole</strong> e &#8220;troppo forte&#8221;.</li>
<li>L&#8217;odore era ritenuto <strong>inadatto</strong> a una cucina basata sulla delicatezza.</li>
<li>Era temuta per la presenza di <strong>parassiti</strong> che nel salmone nordico erano comuni e difficili da eliminare con i metodi tradizionali.</li>
</ul>
<p>Il governo norvegese, tuttavia, non voleva accettare il fallimento. Identificò nel <strong>Giappone</strong> – allora grande consumatore di pesce e con un tasso di natalità in forte crescita – il mercato ideale per smaltire l&#8217;eccedenza.</p>
<p>La sfida fu affidata a <strong>Bjørn Eirik Olsen</strong>, allora responsabile commerciale del prodotto. Il suo compito era apparentemente impossibile: trovare il modo di vendere un pesce &#8220;vietato&#8221; dalla cultura locale a una nazione che lo rifiutava per motivi di sicurezza e gusto.</p>
<h2>La Resistenza Culturale e il &#8220;Project Japan&#8221;</h2>
<p>Il Giappone non era un bersaglio facile. Le sue radici culturali e le sue abitudini alimentari erano profondamente radicate e difficili da sradicare. Per questo, Olsen e il governo norvegese lanciarono una delle campagne di marketing e lobbying più ambiziose della storia alimentare: il <strong>&#8220;Project Japan&#8221;.</strong></p>
<p>Questa operazione non fu una semplice pubblicità, ma un <strong>progetto di nazionalismo alimentare inverso</strong>, durato <strong>10 anni</strong>, tutto per cambiare il pensiero culturale di un&#8217;intera nazione.</p>
<h2>La strategia: il sushi come veicolo</h2>
<p>Olsen capì che non avrebbe mai venduto il salmone &#8220;al naturale&#8221; o come taglio crudo tradizionale. La barriera culturale era impenetrabile e la soluzione a questo problema fu geniale, per non dire spregiudicata: <strong>nascondere il salmone dentro un piatto già accettato</strong>.</p>
<p>Quando Olsen era in procinto di arrendersi, fece un ultimo tentativo con una società giapponese: <strong>la Nishi Rei</strong>. La condizione era unica e strategica: il salmone doveva essere venduto <strong>come sushi</strong>, già entrato nella cultura giapponese con il tonno, l’anguilla, ecc.</p>
<p>Incapsulare il salmone nel riso, nella salsa di soia e nel wasabi permise di aggirare la diffidenza verso il colore e l&#8217;odore del pesce crudo.</p>
<h2>Nella lista dei menu: una contaminazione silenziosa</h2>
<p>Da quel momento, il salmone entrò di forza nei menu giapponesi, ma con una gerarchia ben precisa:</p>
<ol>
<li><strong>Ristoranti d&#8217;élite e tradizionali</strong>: continuarono a servire solo pesce locale fresco, mantenendo intatta la tradizione.</li>
<li><strong>Ristoranti di strada, fusion e catene</strong>: accolsero il salmone come novità, un &#8220;<em>nuovo classico</em>&#8221; accessibile.</li>
</ol>
<p>La strategia funzionò. Il salmone divenne il pesce più ordinato nei ristoranti di sushi in tutto il mondo, creando l&#8217;illusione di una tradizione millenaria che in realtà ha <strong>meno di 40 anni</strong>.</p>
<h2>Le contropartite nascoste: cosa non ti raccontano</h2>
<p>Ma perché il governo norvegese si è permesso di imporre un cambiamento culturale così importante? E quali sono state le vere conseguenze di questa &#8220;invasione&#8221;?</p>
<h3>1. Science washing e la soluzione tecnologica</h3>
<p>Il vero ostacolo non era solo culturale, ma <strong>scientifico</strong>: i parassiti. La Norvegia non vinse la battaglia solo con la persuasione. Investì massicciamente nella *<strong>tecnologia di allevamento</strong> per produrre salmone privo di parassiti, controllando l&#8217;alimentazione e l&#8217;ambiente.</p>
<ul>
<li><strong>La narrazione:</strong> Hanno venduto l&#8217;idea che il loro salmone fosse &#8220;<em>più sicuro</em>&#8221; e &#8220;<em>più pulito</em>&#8221; di quello locale, trasformando un difetto (il rischio parassiti) in un punto di forza della loro tecnologia.</li>
<li><strong>La manipolazione:</strong> Hanno creato un nuovo standard di sicurezza alimentare che ha invalidato le pratiche tradizionali, usando la scienza non solo per risolvere un problema, ma per <strong>creare un nuovo mercatone e</strong> manipolare la percezione del consumatore.</li>
</ul>
<h3>2. Impatto Ambientale e Sanitario</h3>
<p>L&#8217;esplosione dell&#8217;allevamento del salmone norvegese ha avuto conseguenze devastanti e ignorate (volutamente?):</p>
<ul>
<li><strong>Inquinamento:</strong> Le discariche di salmone d&#8217;allevamento hanno causato gravi problemi di inquinamento delle acque, fuga di pesci ibridi che minacciano le popolazioni selvatiche, e uso massiccio di antibiotici e pesticidi per combattere i pidocchi del mare.</li>
<li><strong>Salute:</strong> Il salmone d&#8217;allevamento ha un profilo lipidico diverso dal salmone selvatico. L&#8217;alto contenuto di grassi è spesso derivato da mangimi a base di olio di palma o soia geneticamente modificata. Inoltre, il pesce d&#8217;allevamento tende ad accumulare più inquinanti ambientali (PCB, diossine) rispetto al pesce selvatico.</li>
<li><strong>Omologazione del gusto</strong>: Il successo globale del sushi al salmone ha creato un&#8217;omologazione del gusto, oscurando centinaia di altri tipi di pesce e preparazioni tradizionali giapponesi, più sostenibili e legate al territorio.</li>
</ul>
<h3>3. Distorsione del Mercato</h3>
<p>L&#8217;inondazione del mercato con salmone a basso costo ha deprezzato altri tipi di pesce locale, spingendo i pescatori tradizionali verso il fallimento o verso pratiche meno sostenibili per competere.</p>
<h2>Riflessione finale</h2>
<p>Questa storia ci insegna che la &#8220;tradizione&#8221; è spesso solo un business. Il sushi con il salmone non è una tradizione culinaria, ma il frutto di un accordo commerciale tra stati, di una campagna di marketing decennale e di una manipolazione delle abitudini alimentari.</p>
<p>Perché il governo norvegese ha avuto successo? Perché ha capito che non si combatte la cultura con la forza, ma con <strong>genio, tecnologia e una narrazione convincente</strong>. Ha trasformato il problema in una soluzione, portando i consumatori del mondo a credere che quella fosse la tradizione.</p>
<p>Io continuo a sottolineare l’importanza di informarsi e di leggere la storia di ciò che vogliamo sapere, sino alle fondamenta se necessario.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Testo: Elena Alquati</p>
<p>Immagine in evidenza realizzata con canva.com</p>
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		<title>Arame con verdure: un carico micronutrienti</title>
		<link>https://elenaalquati.org/arame-con-verdure-un-carico-micronutrienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 09:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#alghe;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'alga Arame è una verdura di mare ricca di sali minerali e con un sapore più delicato rispetto ad altre varietà. Apporta elevate quantità di calcio, magnesio, ferro, potassio, zinco e rame; contiene significative quantità di iodio, vitamine A, C e gruppo B. Ingredienti per 4 persone g 15 di arame essiccata 2 porri medi  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;alga Arame è una verdura di mare ricca di sali minerali e con un sapore più delicato rispetto ad altre varietà. Apporta elevate quantità di calcio, magnesio, ferro, potassio, zinco e rame; contiene significative quantità di iodio, vitamine A, C e gruppo B.</p>
<p>Ingredienti per 4 persone</p>
<ul>
<li>g 15 di arame essiccata</li>
<li>2 porri medi tagliati fini</li>
<li>1 carota tagliata a fiammifero</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine di oliva*</li>
<li>1 cucchiaio di tamari o shoyu</li>
<li>1 pizzico di sale marino</li>
<li>2 cucchiai di aceto di riso</li>
</ul>
<p>Procedimento</p>
<p>In una scodella metti le alche in ammollo per circa venti minuti. In una padella fate scaldare l’olio e versate i porri e saltate per due minuti; aggiungere le carote e saltare per altri due minuti; unite le arame scolate e sciacquate con poca acqua (utilizzate la loro acqua di ammollo filtrandola); coprite con un coperchio ben aderente e cuocete per venti minuti circa.  Versate il tamari e l’aceto di riso, sfumate e servite.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Immagine: libreria Canva</p>
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		<title>Il lato oscuro dell&#8217;avocado</title>
		<link>https://elenaalquati.org/il-lato-oscuro-dellavocado/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Video cultura]]></category>
		<category><![CDATA[#avocado;]]></category>
		<category><![CDATA[#cartellidroga;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#deforestazione;]]></category>
		<category><![CDATA[#impattoambientale;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica PDF infografica riassuntiva   Oggi, 31 luglio, è la giornata mondiale dell’avocado, e come ogni anno ripropongo questo contenuto perché non dobbiamo dimenticare! La sua storia è molto antica e risale agli Aztechi e Maya, dove il piatto base della loro alimentazione era proprio l’avocado. Ma andiamo con ordine.   [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_2 1_2 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:50%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:3.84%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:3.84%;--awb-width-medium:50%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:3.84%;--awb-spacing-left-medium:3.84%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-video fusion-youtube" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:360px;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:60%;" ><iframe title="YouTube video player 1" src="https://www.youtube.com/embed/NZCDkUJJ378?wmode=transparent&autoplay=0" width="600" height="360" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div><div class="fusion-separator fusion-full-width-sep" style="align-self: center;margin-left: auto;margin-right: auto;width:100%;"><div class="fusion-separator-border sep-double sep-solid" style="--awb-height:20px;--awb-amount:20px;border-color:var(--awb-color3);border-top-width:1px;border-bottom-width:1px;"></div></div><div class="fusion-text fusion-text-2"><h3><a href="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/08/avocado_infografica_immagine.pdf">Scarica PDF infografica riassuntiva</a></h3>
</div></div></div><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_2 1_2 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:50%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:3.84%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:3.84%;--awb-width-medium:50%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:3.84%;--awb-spacing-left-medium:3.84%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><strong>Oggi, 31 luglio, </strong>è la giornata mondiale dell’avocado, e come ogni anno ripropongo questo contenuto perché non dobbiamo dimenticare!</p>
<p>La sua storia è molto antica e risale agli Aztechi e Maya, dove il piatto base della loro alimentazione era proprio l’avocado. Ma andiamo con ordine.</p>
</div></div></div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-4"><p><strong>Cremoso e versatile, colorato e fotogenico</strong><strong>, </strong>questo frutto esotico è molto presente su Instagram e, pensate, sono nati addirittura locali in nome dell’avocado che servono esclusivamente pietanze a base di questo frutto.</p>
<h2><strong>Origini e curiosità</strong></h2>
<p>Originaria del Messico, la pianta dell’avocado può raggiungere i 20 m di altezza con un frutto consistente e una polpa grassa che costituiva il piatto base dell’alimentazione degli antichi Aztechi e dei Maya.</p>
<p>Nella lingua Nahuatl, parlata dagli antichi Aztechi, “ahuacatl” è la <a href="https://www.focus.it/cultura/curiosita/da-cosa-deriva-la-parola-avocado">parola da cui deriva avocado</a>, il cui significato è “testicolo”, sia per via della sua forma che per le sue proprietà toniche.</p>
<p>Presso le popolazioni native dell’America centro-meridionale l’avocado era anche chiamato “pera alligatore”  per via della sua forma e della sua buccia verdastra e ruvida.</p>
<h2><strong>Proprietà nutrizionali</strong></h2>
<p>L&#8217;avocado è ricco di fibre e di minerali come potassio, zinco, manganese e fosforo, che sono presenti in abbondanza. Contiene inoltre una quantità importante di vitamina B5, vitamina B6, vitamina K, vitamina E e vitamina C.</p>
<p>Le calorie sono date per lo più dai lipidi (14,7), dai carboidrati (8,5) e infine dalle proteine a basso valore biologico. Molto presente è l&#8217;acido oleico omega 9, lo stesso grasso che caratterizza il nostro olio extravergine di oliva e al quale si attribuiscono molti benefici metabolici.</p>
<h2><strong>Un “cuore” di avocado</strong></h2>
<p>Uno studio della Penn State University pubblicato sul Journal of the American Heart Association ha evidenziato che inserire nella dieta un avocado al giorno, grazie alla sua ricchezza di acidi grassi monoinsaturi, protegge il cuore e abbassa i livelli di colesterolo cattivo, riducendo sensibilmente lo sviluppo di malattie cardiache:</p>
<blockquote>
<p>«Il problema &#8211; concludono i ricercatori &#8211; è che spesso non si sa come inserire l&#8217;avocado nell&#8217;alimentazione giornaliera&#8230;».</p>
</blockquote>
<p>Già, come se l’unico problema fosse come inserirlo nella dieta! In realtà l’avocado ha un <strong>impatto ambientale </strong>su cui è necessario riflettere.</p>
<h2><strong>Mercato mondiale e coltivazione dell’avocado</strong></h2>
<p>Proviamo a leggere qualche numero che riguarda questo frutto diventato così indispensabile. Le <strong>vendite</strong> di <strong>avocado</strong> e dei prodotti che lo contengono, in Italia, sono <strong>aumentate</strong> del <strong>+143,8% tra il 2016 e il 2019 e del +92,9% nell’ultimo anno</strong>, con un giro d’affari di 6,5 milioni di euro (i dati sono della <strong>World Avocado Organization</strong>). Nel <strong>2020</strong>, in Europa, ne sono stati consumati <strong>700</strong> <strong>milioni</strong> di <strong>chili</strong>, <strong>100 milioni in più rispetto all’anno precedente.</strong></p>
<h2><strong>L’impatto ambientale</strong></h2>
<p>Le aree territoriali in cui cresce l’avocado sono per lo più aree colpite da siccità, povertà e sfruttamento scellerato del lavoro agricolo. Anche se in un primo momento questa grande richiesta ha restituito valore ai territori d’origine, l’aumento mondiale della domanda e la pressione del mercato hanno avuto come conseguenza l’abbandono del consumo dello stesso cibo da parte delle popolazioni locali, che ormai lo coltivano esclusivamente per l’esportazione.</p>
<h2><strong>Deforestazione e trasporto internazionale</strong></h2>
<p>La produzione di avocado è triplicata, le esportazioni decuplicate e moltissimi terreni, che venivano prima utilizzati per colture differenziate, sono stati trasformati in monocolture, che hanno coinvolto anche terre vergini e foreste (all’incirca 690 ettari all’anno) trasformate in piantagioni. Sono diversi gli Stati coinvolti nella “conversione selvaggia di terreni” per l’avocado, tra cui Perù e Cile.</p>
<p>Il trasporto è un altro problema ambientale non di poco conto, considerando il consumo di petrolio necessario per spostare 10 mila tonnellate di avocado in Italia da una distanza intercontinentale che supera i 10.000 km. Un inquinamento che certo contribuisce all’aumento dell’effetto serra.</p>
<h2><strong>E l’acqua, dove la mettiamo?</strong></h2>
<p>L’acqua è una delle più grandi criticità che riguardano la coltivazione dell’avocado, senza contare un utilizzo ripetuto di prodotti chimici e fertilizzanti di scarsa qualità, con un conseguente inquinamento del suolo, dell’aria e delle riserve d’acqua.</p>
<p>Secondo i ricercatori dell’Università di <strong>Twente</strong>, in Olanda, la produzione di <strong>500 grammi di avocado</strong> (tre frutti)  <strong>richiede all’incirca</strong><strong> 272 litri di acqua</strong>.</p>
<p>In Cile l’80% delle risorse idriche è utilizzato in ambito agricolo, e l’acqua potabile è per lo più privatizzata; chi gestisce le piantagioni di avocado, nella regione di <strong>Petorca</strong>, ha illegalmente costruito canali e pozzi per poter trasportare l&#8217;acqua dai fiumi ai campi, causando una siccità che non ha precedenti, e che ha lasciato gli abitanti dei villaggi con poca acqua, sovente contaminata, e consegnata da mezzi su ruote.</p>
<p>Ma non finisce qui. Pare che l&#8217;oro verde – così è stato ribattezzato l&#8217;avocado Hass &#8211; abbia attirato l&#8217;attenzione dei <strong>cartelli della droga messicani</strong>, i quali hanno iniziato ad <strong>estorcere denaro agli agricoltori</strong>. Molti sono ormai i territori che sopravvivono unicamente per la coltivazione di questo frutto, e per questo motivo, molte persone, i giovani in particolare, abbandonano questa terra ormai consumata.</p>
<h2><strong>Cosa possiamo fare</strong></h2>
<p>Visto che l’Italia è diventata una grande consumatrice di questo frutto, possiamo come prima cosa rispettare la stagionalità del prodotto. La raccolta dell’avocado inizia ad ottobre per le<strong> varietà Fuerte, Bacon e Zutano </strong><strong>e continua </strong> da gennaio a maggio  <strong>con la Hass, </strong><strong>la varietà oggi più diffusa</strong><strong>.</strong> Questi, dunque, sono i periodi in cui è possibile acquistare avocado fresco.</p>
<p>Ma possiamo avere un avocado tutto italiano? Sì. Sicilia, Calabria, Toscana – e chiediamo scusa se eventualmente ci sono altre regioni che non abbiamo nominato – hanno cominciato a coltivare avocado biologico, in agricoltura sostenibile nel rispetto dell’ambiente. E allora compriamo avocado italiano!</p>
</div></div></div></div></div></p>
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		<title>La Milza &#8211; Ministro dei Granai</title>
		<link>https://elenaalquati.org/la-milza-ministro-dei-granai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e dietetica cinese]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dieta;]]></category>
		<category><![CDATA[#ebook;]]></category>
		<category><![CDATA[medicinatradizionalecinese]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincere il Rimuginio Mentale e Ritrovare l’Energia con l’Alimentazione della Terra Ti capita mai di passare ore a raddrizzare un pensiero senza mai arrivare a una conclusione? Senti spesso quella stanchezza pesante, soprattutto dopo i pasti, accompagnata da gonfiore addominale o dal desiderio incontrollabile di dolci? In Medicina Tradizionale Cinese, questi non sono sintomi isolati.  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenaalquati.org/la-milza-ministro-dei-granai/">La Milza &#8211; Ministro dei Granai</a> proviene da <a href="https://elenaalquati.org">Elena Alquati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vincere il Rimuginio Mentale e Ritrovare l’Energia con l’Alimentazione della Terra</strong></p>
<p>Ti capita mai di passare ore a raddrizzare un pensiero senza mai arrivare a una conclusione? Senti spesso quella stanchezza pesante, soprattutto dopo i pasti, accompagnata da gonfiore addominale o dal desiderio incontrollabile di dolci?</p>
<p>In Medicina Tradizionale Cinese, questi non sono sintomi isolati. È la voce della tua <strong>Milza</strong> che ti sta chiedendo aiuto.</p>
<p><strong>La Visione della MTC</strong></p>
<p>La Milza appartiene all’Elemento Terra ed è il motore centrale della nostra energia (Qi): trasforma il cibo e i liquidi in nutrimento per tutto il corpo. Ma non solo. La Milza custodisce lo <em>Yi</em>, la nostra capacità di riflessione, studio e concentrazione.</p>
<p>Quando studiamo troppo, lavoriamo troppo al computer o accumuliamo preoccupazioni, consumiamo l’energia della Milza. Il risultato? I pensieri si bloccano in un <strong>rimuginio costante</strong> e il corpo risponde con stanchezza cronica, ritenzione e rallentamento digestivo.</p>
<p><strong>Cosa Troverai in Questo E-book</strong></p>
<p>Questo manuale pratico di circa 30 pagine è una guida passo dopo passo per riequilibrare l’elemento Terra dentro di te. Al suo interno scoprirai:</p>
<ul>
<li><strong>La Mappa Energetica della Milza:</strong> Come interpretare i segnali fisici ed emotivi del deficit di Qi o di Yang della Milza.</li>
<li><strong>La Psiche dell’Organo (Lo Yi):</strong> Strategie per calmare i pensieri ossessivi e ritrovare la lucidità mentale.</li>
<li><strong>La Terapia a Tavola:</strong> Quali sono i cibi che “scaldano” e tonificano la Milza e quali sono gli alimenti crudi o freddi che rischiano di spegnere il suo fuoco digestivo.</li>
<li><strong>Ricette Terapeutiche Mirate:</strong> Piatti caldi, avvolgenti e naturalmente dolci pensati per nutrire la tua Terra senza appesantirti.</li>
</ul>
<p><strong>I Benefici Reali – Cosa cambia dopo la lettura?</strong></p>
<p><strong>Grazie a questa guida sarai in grado di:</strong></p>
<ul>
<li>Riconoscere i primi segnali di squilibrio prima che si trasformino in disturbi cronici.</li>
<li>Cucinare piatti veloci e terapeutici per sostenere la tua mente nei periodi di forte stress o studio.</li>
<li>Sgonfiare l’addome e ritrovare una vitalità naturale e costante durante la giornata.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nota: Questo è un prodotto digitale in formato PDF riservato agli abbonati.</em></p>
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		<title>Qahwa: un caffè diverso dal solito</title>
		<link>https://elenaalquati.org/qahwa-un-caffe-diverso-dal-solito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 06:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Video Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
		<category><![CDATA[#videoricette;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È l’aroma preferito, nel Medio Oriente, per la preparazione del caffè alla turca e del tè iraniano. Nella qahwa, il famoso caffè arabo, la percentuale di cardamomo può essere addirittura superiore a quella del caffè. Una nota storica: Il Soffio del Deserto Secondo la leggenda, nel XV secolo, un governatore arabo di nome Omar,  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-5"><p>È l’aroma preferito, nel Medio Oriente, per la preparazione del caffè alla turca e del tè iraniano. Nella qahwa, il famoso caffè arabo, la percentuale di cardamomo può essere addirittura superiore a quella del caffè.</p>
<h2>Una nota storica: Il Soffio del Deserto</h2>
<p>Secondo la leggenda, nel XV secolo, un governatore arabo di nome Omar, in esilio nella città di Mocha (nell&#8217;odierno Yemen), scoprì casualmente le virtù <strong>dei chicchi di caffè</strong>. Dopo averli visti tostare e macinare, decise di bollirli in acqua, dando vita alla prima bevanda scura. Tuttavia, fu l&#8217;aggiunta del <strong>cardamomo a trasformare quella bevanda</strong> in un vero e proprio rito sacro.</p>
<p>I mercanti che percorrevano le rotte del deserto, trasportando le spezie dall’India e dalla Persia, incominciarono a mescolare i semi del cardamomo con i chicchi del caffè tostato: le note agrumate e rinfrescanti della spezia attenuavano l’amarezza del caffè e aiutavano a combattere sete e stanchezza sotto il cocente sole del deserto.</p>
<p>Ė così che nacque la *qahwa*, che in arabo significa semplicemente &#8220;caffè&#8221;, ma che per secoli è stata il simbolo dell&#8217;ospitalità più sacra: il profumo che si sprigionava dalla pentola era un invito a fermarsi, raccontare storie e condividere il tempo. Quando si prepara questa bevanda, <strong>si replica un antico rituale</strong> che ha unito viaggiatori, re e nomadi sotto lo stesso cielo stellato del deserto.</p>
<h3><em>Ecco come prepararlo</em></h3>
<p>Schiacciate 2 o 3 bacche di cardamomo, disponetele nella macchinetta del caffè prima del caffè macinato e procedete come sempre. Ottimo rimedio per favorire la digestione.</p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:350px;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:58.33%;" ><iframe title="YouTube video player 2" src="https://www.youtube.com/embed/o0sky8tbWLw?wmode=transparent&autoplay=0" width="600" height="350" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Dal deserto del Khalahari, l’anguria: acqua e cibo del territorio</title>
		<link>https://elenaalquati.org/dal-deserto-del-khalahari-languria-acqua-e-cibo-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 05:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[#anguria;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, la stessa di cui fanno parte i cetrioli e il melone, il cocomero o anguria (*Citrullus lanatus*) è originario dell’Africa tropicale. Un po’ di storia Un’analisi genetica ha di fatto dimostrato che l'anguria ha origine, nello specifico, nell'Africa nord-occidentale e in aree semi-aride come il deserto del Kalahari. Gli indigeni  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, la stessa di cui fanno parte i cetrioli e il melone, il cocomero o anguria (*Citrullus lanatus*) è originario dell’Africa tropicale.</p>
<h2>Un po’ di storia</h2>
<p>Un’analisi genetica ha di fatto dimostrato che l&#8217;anguria ha origine, nello specifico, nell&#8217;Africa nord-occidentale e in aree semi-aride come il <strong>deserto del Kalahari</strong>. Gli indigeni San (boscimani) la chiamano tsamma e la usavano storicamente come fonte di acqua e cibo.</p>
<p>Le specie selvatiche erano per lo più amare e piccole, usate sia per estrarre liquidi sia per foraggio, meno per il consumo  diretto. Uno studio del 2021 pubblicato sulla rivista <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em> (PNAS) identifica il <strong>melone del Kordofan</strong> (una specie selvatica del Sudan) come l&#8217;antenato più probabile dell&#8217;anguria moderna (<em>Citrullus lanatus</em>).</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="emoji x1rg5ohu x16dsc37 x19la9d6 x1fc57z9 x6ikm8r x10wlt62 x19co3pv x11tp94h xw4jnvo x1qx5ct2 xfibh0p xiy17q3 x1xsqp64 x1lkfr7t xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl"><span class="xrtxmta x1bhl96m"><img decoding="async" class="emoji" role="img" draggable="false" src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/svg/1f449.svg" alt="&#x1f449;" /></span></span><a href="https://elenaalquati.org/abbonamenti/"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z"> Sblocca il lucchetto e abbonati: investi nel sapere e nella cultura legata al cibo</span></a></h2>
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		<item>
		<title>Quando l&#8217;acqua diventa un bene dei potenti</title>
		<link>https://elenaalquati.org/quando-lacqua-diventa-un-bene-dei-potenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie in pillole]]></category>
		<category><![CDATA[@cocacola;]]></category>
		<category><![CDATA[#bevandezuccherate;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#impattoambientale;]]></category>
		<category><![CDATA[#industriaalimentare;]]></category>
		<category><![CDATA[#politichealimentari;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La notizia di Greenme arriva da La Calera, in Colombia, dove le famiglie hanno subito forti razionamenti di acqua per la siccità, mentre uno stabilimento di Coca-Cola la estraeva dalle sorgenti locali per imbottigliare e vendere il prodotto. Ogni tanto però ci sono buone notizie, anche se in tempi biblici! Dopo oltre un anno  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-6"><p>La notizia di Greenme arriva da La Calera, in Colombia, dove le famiglie hanno subito forti razionamenti di acqua per la siccità, mentre uno stabilimento di Coca-Cola la estraeva dalle sorgenti locali per imbottigliare e vendere il prodotto.<br />
Ogni tanto però ci sono buone notizie, anche se in tempi biblici! Dopo oltre un anno di mobilitazione, la comunità è riuscita a ottenere la riduzione dei prelievi concessi all’azienda unitamente a nuove limitazioni che mirano a tutelare le risorse idriche del territorio.<br />
Ma la Colombia non è l’unico caso.</p>
</div><blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DZm1N4hCv2j/?utm_source=ig_embed&utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DZm1N4hCv2j/?utm_source=ig_embed&utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DZm1N4hCv2j/?utm_source=ig_embed&utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da greenMe (@greenme_it)</a></p></div></blockquote>
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</div><div class="fusion-video fusion-youtube" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:350px;"><div class="video-shortcode"><div class="fluid-width-video-wrapper" style="padding-top:58.33%;" ><iframe title="YouTube video player 3" src="https://www.youtube.com/embed/M88XyJ85VU0?wmode=transparent&autoplay=0" width="600" height="350" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture;"></iframe></div></div></div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Khaman: dai ceci fermentati una delizia indiana</title>
		<link>https://elenaalquati.org/khaman-una-ricetta-tradizionale-dallindia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 05:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#India;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricettaetnica;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Khaman è un delizioso piatto tradizionale del Gujarat, in India. È una ricetta leggera e spugnosa preparata con la farina di ceci fermentata; la caratteristica distintiva è il tadka  (tempering) finale fatto con semi di senape, curcuma, zenzero fresco, peperoncini verdi e una spruzzata di lime o succo di limone, che gli dà quel tocco agrodolce  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Khaman</strong> è un delizioso piatto tradizionale del Gujarat, in India. È una ricetta leggera e spugnosa preparata con la farina di ceci fermentata; la caratteristica distintiva è il<a href="https://elenaalquati.org/glossary/tadka-tempering/"> <strong>tadka </strong> (tempering)</a> finale fatto con semi di senape, curcuma, zenzero fresco, peperoncini verdi e una spruzzata di <strong>lime o succo di limone</strong>, che gli dà quel tocco agrodolce tipico.</p>
<p><strong>Esiste una variante dolce s</strong>ervita con una glassa leggera a base di <strong>miele</strong>, che la rende leggermente dolce al palato, un equilibrio perfetto con il piccante del tempering.</p>
<p>Tradizionalmente si taglia a quadratini e si accompagna con salsa verde al coriandro e chutney di tamarindo.</p>
<p><em>Ingredienti per il tortino:</em></p>
<ul>
<li>gr. 100 farina di ceci</li>
<li>1 cucchiaio di semolino</li>
<li>ml. 200 di acqua</li>
<li>zenzero</li>
<li>1 cucchiaio di succo di limone</li>
<li>q.b. sale</li>
<li>q.b. olio extravergine di olive</li>
</ul>
<p><em>Per la salsa:</em></p>
<ul>
<li>mezzo cucchiaino di semi di sesamo</li>
<li>mezzo cucchiaino di semi di senape</li>
<li>2 peperoni verdi</li>
<li>1 pizzico di assafetida*</li>
<li>q.b. sale</li>
<li>q.b. olio extravergine di oliva</li>
</ul>
<p>Per la decorazione spargere del coriandolo tritato.</p>
<p>Unite tutti gli ingredienti in una zuppiera incorporando l&#8217;acqua; mescolate sino ad ottenere una pastella densa e lasciate fermentare per una notte coprendo la zuppiera con uno strofinaccio umido; versare la pastella in una pentola ricoperta da una carta da forno e distribuitela uniformemente; cuocete a bagnomaria con un coperchio per 20 minuti.</p>
<p>In una padella scaldate l’olio; aggiungete i semi di senape, sesamo, i peperoni tagliati finemente e l&#8217;assafetida, facendo soffriggere gli ingredienti a fiamma media. Salate e mescolate continuamente.</p>
<p>Estrarre il tortino dalla pentola, tagliatelo a quadretti e disponetelo su un piatto di portata; versate sopra la salsa e guarnite con il coriandolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Io non ho usato l’assafetida ma suggerisco di provarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Maritozzo: dall’antica Roma un “dolce” legame per la vita</title>
		<link>https://elenaalquati.org/il-maritozzo-dallantica-roma-un-dolce-legame-per-la-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 03:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#industriaalimentare;]]></category>
		<category><![CDATA[#maritozzo;]]></category>
		<category><![CDATA[#Roma;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inizialmente il maritozzo era una semplice ma nutriente pagnotta lievitata, preparata dalle donne per i mariti che lavoravano nei campi, con ingredienti naturali come farina, uova, miele, burro e uvetta. Le origini Nel Medioevo, durante la Quaresima, divenne noto come "Er Santo Maritozzo", l’unico dolce permesso per interrompere il digiuno, e si arricchì di pinoli,  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Inizialmente il maritozzo era una semplice ma nutriente pagnotta lievitata, preparata dalle donne per i mariti che lavoravano nei campi, con ingredienti naturali come farina, uova, miele, burro e uvetta.</p>
<h2>Le origini</h2>
<p>Nel Medioevo, durante la Quaresima, divenne noto come &#8220;Er Santo Maritozzo&#8221;, l’unico dolce permesso per interrompere il digiuno, e si arricchì di pinoli, canditi e scorzetta d’arancia, assumendo un colore più scuro.</p>
<div style="position: relative; width: 100%; height: 0; padding-top: 56.2500%; padding-bottom: 0; box-shadow: 0 2px 8px 0 rgba(63,69,81,0.16); margin-top: 1.6em; margin-bottom: 0.9em; overflow: hidden; border-radius: 8px; will-change: transform;"><iframe style="position: absolute; width: 100%; height: 100%; top: 0; left: 0; border: none; padding: 0; margin: 0;" src="https://www.canva.com/design/DAHLg12z0Z0/01NiN-8WcpF9ryMlOPlWuQ/view?embed" allowfullscreen="allowfullscreen"><br />
</iframe></div>
<p><a href="https://www.canva.com/design/DAHLg12z0Z0/01NiN-8WcpF9ryMlOPlWuQ/view?utm_content=DAHLg12z0Z0&amp;utm_campaign=designshare&amp;utm_medium=embeds&amp;utm_source=link" target="_blank" rel="noopener">Sintesi di un dolce d&#8217;amore: il maritozzo</a> di Elena Alquati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="emoji x1rg5ohu x16dsc37 x19la9d6 x1fc57z9 x6ikm8r x10wlt62 x19co3pv x11tp94h xw4jnvo x1qx5ct2 xfibh0p xiy17q3 x1xsqp64 x1lkfr7t xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl"><span class="xrtxmta x1bhl96m"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></span><a href="https://elenaalquati.org/abbonamenti/"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z"> Abbonati ora: investi nel sapere e nella cultura legata al cibo.</span></a></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La salvia: l’erba della salute e della purificazione</title>
		<link>https://elenaalquati.org/la-salvia-lerba-della-salute-e-della-purificazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 08:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
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		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appartenente alla famiglia delle Labiate, la Salvia officinalis L. è presente in tutta l’Europa centrale fino a 800 m di altezza e cresce spontanea in molte zone del Mediterraneo, privilegiando terreni soleggiati, sassosi e poveri d’acqua. Le parti utilizzabili della pianta sono le foglie e le sommità fiorite; le foglie si raccolgono durante tutto  [...]</p>
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<div class="fusion-text fusion-text-8">
<p>Appartenente alla famiglia delle Labiate, la Salvia officinalis L. è presente in tutta l’Europa centrale fino a 800 m di altezza e cresce spontanea in molte zone del Mediterraneo, privilegiando terreni soleggiati, sassosi e poveri d’acqua. Le parti utilizzabili della pianta sono le foglie e le sommità fiorite; le foglie si raccolgono durante tutto l’anno, mentre le sommità fiorite da maggio a luglio.</p>
<h2>Conservazione</h2>
<p>Le foglie, dopo averle staccate dalla pianta, si fanno essiccare all’ombra in un luogo ventilato disponendole a strati sottili e, una volta essiccate, si conservano in barattoli di vetro; le sommità fiorite si essiccano appese dopo averle legate in mazzetti con una corda, per poi essere riposte in sacchetti di carta o di tela di cotone/canapa. Se possibile, si suggerisce l’utilizzo del prodotto fresco.</p>
</div>
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<div class="fusion-text fusion-text-9">
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<p>Foto di copertina: Elena Alquati &#8211; Salvia di Rosasco</p>
<p>Fonte Cent&#8217;erbe &#8211; Nardini editore</p>
<p>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30651162/</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Polpette di riso ai semi di papavero con zafferano</title>
		<link>https://elenaalquati.org/polpette-di-riso-ai-semi-di-papavero-con-zafferano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 13:20:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#prevenzioneatavola;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i semi di papavero e lo zafferano, i colori di questo primo piatto sono stupendi e il sapore sfizioso: solo a guardarlo ti viene l'acquolina in bocca. In questa ricetta ho cercato la semplicità ma, ovviamente, potete arricchirla con altra verdura (es. trito di carota e sedano), oppure aggiungere qualche erba aromatica come ad  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i semi di papavero e lo zafferano, i colori di questo primo piatto sono stupendi e il sapore sfizioso: solo a guardarlo ti viene l&#8217;acquolina in bocca. In questa ricetta ho cercato la semplicità ma, ovviamente, potete arricchirla con altra verdura (es. trito di carota e sedano), oppure aggiungere qualche erba aromatica come ad esempio la maggiorana. Provate e sperimentate!</p>
<p>Glutine: assente</p>
<p>Difficoltà: medio bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 15 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 20 minuti</p>
<p>Attrezzi: bacinella, padella, teglia da forno, vassoio di portata.</p>
<p>Stagionalità: primavera, estate.</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>g 250 di riso integrale cotto</li>
<li>2 scalogni</li>
<li>g 50 di semi di papavero</li>
<li>2 C di olio extravergine di oliva</li>
<li>1 bustina di zafferano</li>
<li>sale marino integrale</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Disponete il riso cotto in una bacinella. In una padella scaldate l’olio e fate soffriggere lo scalogno tritato; fate sciogliere la bustina di zafferano in mezzo bicchiere di acqua, unitela allo scalogno e lasciate cuocere per qualche minuto e unite al riso. Aggiustate di sale e formate delle polpette, arrotolate la parte superiore nei semi di papavero facendoli ben aderire e disponete su di una teglia precedentemente oleata. Mettete in forno a 180° per 20 minuti, sistemate in un vassoio e servite.</p>
<p>Se lo desiderate, potete avvolgere completamente le polpette con i semi di papavero. Io ho voluto lasciare il contrasto.</p>
<p>Foto: Canva</p>
<p>Si suggeriscono ingredienti provenienti da agricoltura biologica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Acacia, il fiore del passaggio dall’ignoranza alla conoscenza</title>
		<link>https://elenaalquati.org/acacia-il-simbolo-di-rinascita-e-saggezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 05:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://elenaalquati.org/?p=4748</guid>

					<description><![CDATA[<p>Appartenente alla famiglia delle Fabaceae (Leguminosae), Robinia Pseudo-acacia L.  è il nome scientifico dell’albero di Acacia.  È originaria delle rive atlantiche dell’America  settentrionale e, sul nostro territorio, la troviamo in suoli sabbiosi, nei boschi,  nei parchi e  sui viali. Di tutto l’albero, l’unica parte commestibile sono i fiori, che si possono utilizzare: essiccati per la preparazione  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://elenaalquati.org/acacia-il-simbolo-di-rinascita-e-saggezza/">L’Acacia, il fiore del passaggio dall’ignoranza alla conoscenza</a> proviene da <a href="https://elenaalquati.org">Elena Alquati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appartenente alla famiglia delle Fabaceae (Leguminosae), <a href="https://www.mitiemisteri.it/significato-simbologia-simboli-massonici/acacia">Robinia Pseudo-acacia</a> L.  è il nome scientifico dell’albero di Acacia.  È originaria delle rive atlantiche dell’America  settentrionale e, sul nostro territorio, la troviamo in suoli sabbiosi, nei boschi,  nei parchi e  sui viali.</p>
<p>Di tutto l’albero, l’unica parte commestibile sono i fiori, che si possono utilizzare:</p>
<ul>
<li>essiccati per la preparazione di infuso;</li>
<li>macerati con vino;</li>
<li>macerati in alcool (tintura).</li>
</ul>
<p>A seconda della loro preparazione, i fiori di acacia possono essere d’aiuto in diversi disturbi:</p>
<ul>
<li>contro gli spasmi gastrici ed intestinali;</li>
<li>l’ipersecrezione gastrica;</li>
<li>l’iperacidità;</li>
<li>meteorismo e flatulenza.</li>
</ul>
<div id="attachment_15186" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15186" class="size-large wp-image-15186" src="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-1024x521.jpg" alt="" width="1024" height="521" srcset="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-200x102.jpg 200w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-300x153.jpg 300w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-400x203.jpg 400w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-500x254.jpg 500w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-600x305.jpg 600w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-700x356.jpg 700w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-768x390.jpg 768w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-800x407.jpg 800w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-1024x521.jpg 1024w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-1200x610.jpg 1200w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-1320x671.jpg 1320w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753-1536x781.jpg 1536w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2023/05/acacia_proprieta_slide-e1776947657753.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p id="caption-attachment-15186" class="wp-caption-text">Le proprietà dell&#8217;acacia</p>
</div>
<p>Inoltre, non dimentichiamoci che è una pianta particolarmente amata dalle api da cui si produce il famoso miele di acacia.</p>
<p>In cucina, i fiori di acacia sono ottimi in tempura, nei risotti, nei dolci.</p>
<h2>Simbologia</h2>
<p>L’albero di acacia è il simbolo del legame tra soffio e materia; rappresenta la saggezza,  la rinascita, e, nella cultura egizia, esprime il <strong>passaggio dall’ignoranza alla conoscenza</strong>. Nel tempo ha assunto anche valori simbolici legati all’immortalità ed è inscritto nel ricordo genetico ancestrale:</p>
<p>“Noi – scrive Edward O. Wilson – siamo i figli della Terra, scappati di casa per cercare successo in città. Tuttavia, come stanno scoprendo gli scienziati […], nei nostri geni c’è ancora molto di Madre Natura”.</p>
<p>In questo genetico ancestrale ricordo, l’<strong>acacia </strong>ha un posto di primaria importanza, poiché diventa  parte essenziale di quell’habitat primordiale che ha accolto la nostra evoluzione, dall’animalità alla specie Homo sapiens: la savana luogo in cui le piante di acacie dominano il paesaggio.</p>
<p>Le ragioni per cui la savana, madrepatria degli esseri umani, ha modellato la nostra primordiale predilezione, sono semplici e facilmente verificabili. La posizione eretta degli esseri umani dava loro un’ampia visuale sugli erbivori (intenti a brucare) e sui nemici che si avvicinavano. La caratteristica delle <strong>acacie</strong>, con rami bassi che crescono orizzontalmente, permetteva poi di arrampicarsi in fretta per sfuggire dai predatori, abbastanza grossi e feroci da uccidere un essere umano”.</p>
<p>Questo estratto di Wilson evidenzia il sostegno dell’acacia: osservazione e ascolto. Un albero primordiale della sopravvivenza, della conoscenza e della vita; ed è con questo significato che lo ritroviamo nell’antico Egitto.</p>
<h2>Il significato delle sue spine</h2>
<p>Nell’acacia  troviamo alcuni elementi fisici che ne esaltano i simboli: la spina e la disposizione <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/bipennato/">bipennata</a> delle foglie riconduce all’ascia a doppio taglio del neolitico e alla tradizione dei carpentieri.</p>
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		<title>Generazioni Alpha e Beta: ecco gli alimenti funzionali</title>
		<link>https://elenaalquati.org/generazioni-alpha-e-beta-ecco-gli-alimenti-funzionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie in pillole]]></category>
		<category><![CDATA[#alimentifunzionali;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#prodottiprogettati;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli alimenti funzionali sono prodotti alimentari arricchiti con ingredienti che dicono di offrire benefici per la salute oltre il valore nutrizionale di base, come probiotici, fibre, adattogeni e super food. Un mercato in forte espansione che risponde alla crescente domanda di prevenzione sanitaria e benessere olistico delle generazioni Alpha e Beta. Un mercato in forte  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli alimenti funzionali sono prodotti alimentari arricchiti con ingredienti che dicono di offrire benefici per la salute oltre il valore nutrizionale di base, come probiotici, fibre, adattogeni e super food. Un mercato in forte espansione che risponde alla crescente domanda di prevenzione sanitaria e benessere olistico delle generazioni Alpha e Beta.</p>
<h2>Un mercato in forte espansione</h2>
<p>Il mercato globale degli alimenti e bevande funzionali, al momento stimato in circa 365 miliardi di dollari nel 2024, sembra essere proiettato a superare i 846 miliardi entro il 2032, trainato da consumatori sempre più consapevoli (forse) che cercano soluzioni pratiche per la salute mentale, digestiva e immunitaria.</p>
<h2>Come si identificano</h2>
<p>Per la Generazione Alpha (nati dal 2010) e la futura Generazione Beta (nati dal 2025), questi alimenti si caratterizzano per:</p>
<ul>
<li>Funzionalità specifica: snack e bevande progettati per migliorare la concentrazione, il sonno, la digestione e il sistema immunitario, spesso con ingredienti come funghi funzionali, adattogeni e probiotici.</li>
<li>Sostenibilità ed etica: una forte preferenza per prodotti vegetali, sostenibili, con confezioni e imballaggi compostabili e certificazioni etiche (es. Fair Trade), valori che per queste generazioni non sono opzionali.</li>
<li>Formati innovativi e digitali: preferenza per snack gustosi, gummies, bevande pronte (RTD) e formati &#8220;fai da te&#8221; che si adattano a stili di vita dinamici e che possono essere facilmente condivisi e discussi sui social media.</li>
<li>Personalizzazione: soluzioni alimentari che permettono di modulare l&#8217;apporto nutrizionale in base alle esigenze personali quotidiane, sostenute anche dall&#8217;intelligenza artificiale e da tecnologie di produzione avanzate come la fermentazione di precisione.</li>
</ul>
<p>Mentre la Gen Alpha e i Millennial guidano già questa tendenza con un forte orientamento verso il benessere mentale e fisico, la Generazione Beta eredita un contesto in cui la sostenibilità e l&#8217;uso dell&#8217;IA sono naturali, rendendo la richiesta di alimenti che combinino salute, gusto e responsabilità ambientale un driver fondamentale per l&#8217;industria alimentare futura.</p>
<h2>Riflessione personale</h2>
<p>Già l’idea che <strong>siano progettati </strong>mi fa venire la pelle d’oca, ma una cosa è sicura: la nostra cultura del cibo è andata, persa, giocata. Personalmente mi sento in imbarazzo a leggere queste assurdità, ma chissà, forse è già in atto un cambiamento biologico e metabolico che non permetterebbe a questi ragazzi di mangiare la tradizionale pasta e fagioli.</p>
<p>Io però resterò attaccata al mio mondo con tristezza e malinconia; vedremo cosa succederà.</p>
<p><strong>Fonte e approfondimenti</strong></p>
<p><a href="https://www.foodnavigator.com/Article/2026/04/09/gen-alpha-and-beta-the-food-and-beverage-industrys-next-functional-foods-opportunity/?cid=DM1270240&amp;bid=960142173">https://www.foodnavigator.com/Article/2026/04/09/gen-alpha-and-beta-the-food-and-beverage-industrys-next-functional-foods-opportunity/?cid=DM1270240&amp;bid=960142173</a></p>
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		<title>19 marzo S. Giuseppe  e Festa del papà</title>
		<link>https://elenaalquati.org/19-marzo-s-giuseppe-e-festa-del-papa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 06:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#festadelpapà;]]></category>
		<category><![CDATA[#SanGiuseppe;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi 19 marzo e in Italia si celebra la Festa del Papà, giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù e simbolo di devozione e protezione. Una pausa dai rigori della Quaresima che va a sostituirsi alle celebrazioni dell’Equinozio di Primavera fondendo diversi simboli territoriali. Questa giornata, ufficializzata nel 1479, ha radici religiose antiche ma, nel  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 19 marzo e in Italia si celebra la Festa del Papà, giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù e simbolo di devozione e protezione. Una pausa dai rigori della Quaresima che va a sostituirsi alle celebrazioni <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Equinozio">dell’Equinozio di Primavera</a> fondendo diversi simboli territoriali. Questa giornata, ufficializzata nel 1479, ha radici religiose antiche ma, nel tempo, si è evoluta in celebrazione civile:</p>
<h2>Tradizione Religiosa</h2>
<p>San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e custode della Sacra Famiglia. FuPapa Sisto IV che inserì questa ricorrenza nel calendario romano nel 1479; successivamente, nel 1871 Giuseppe fu elevato a patrono della Chiesa Universale. San Giuseppe rappresenta il modello di padre amorevole e provvidenziale.</p>
<h2>Origine Moderna</h2>
<p>La festa come ricorrenza sociale nacque negli USA. Nel 1909, Sonora Smart Dodd volle onorare il padre, veterano della guerra civile che aveva cresciuto sei figli da solo. La prima festa si celebrò il 19 giugno 1910 a Spokane, Washington.</p>
<h2>Tradizioni in Italia</h2>
<p>Tipica ricetta che simboleggia questa festa sono le <strong>zeppole di San Giuseppe</strong>, dolci fritti o al forno, originari della tradizione napoletana. Ancora in molte regioni, la sera del 19 marzo si accendono falò, una tradizione antica legata ai riti di purificazione della primavera.</p>
<p>Come ricetta propongo le:</p>
<h3>Frittelle di San Giuseppe</h3>
<p><em>Ingredienti  per cuocere il riso</em></p>
<ul>
<li>g 200 di riso semintegrale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></li>
<li>g 400 di latte di mandorla</li>
<li>Un pizzico di sale marino integrale</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>In una padella a doppio fondo unite il riso al latte di mandorla, aggiungete il sale, portate a bollore, abbassate la fiamma al minimo, adagiate un coperchio ben aderente e cuocete per venti minuti (dodici se utilizzate il riso bianco). Versate il riso in una bacinella e lasciate raffreddare.</p>
<p><em>Impasto frittelle</em></p>
<ul>
<li>Riso cotto</li>
<li>g 30 di olio extravergine di oliva<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a></li>
<li>2 uova (facoltative)</li>
<li>g 90 di farina integrale di grano tenero (g 50 senza uova)</li>
<li>3 cucchiai di miele di acacia</li>
<li>Scorza di mezzo limone</li>
<li>Scorza di mezza arancia</li>
</ul>
<p><em>Procedimento senza uova</em></p>
<p>Unite al riso l’olio, il miele, la scorza degli agrumi, la farina e mescolate bene tutti gli ingredienti e preparate delle palline.</p>
<p>In una padella scaldate l’olio e friggete le frittelle sino a farle ben dorare e adagiatele su di un piatto con della carta assorbente. Disponetele su di un piatto di portata. Normalmente si passano le frittelle nello zucchero ma sono talmente buone così come sono che non ha senso sporcarle con un ingrediente così dannoso. Se volete dare un pizzico di presentazione in più, passate le frittelle nella farina di mandorla. Buonissime!</p>
<p><em>Versione con le uova</em></p>
<p>Separate il tuorlo dall’albume; aggiungete i tuorli agli altri ingredienti e mescolate. Montate gli albumi a nere, uniteli agli altri ingredienti e mescolateli con una leccapiatti partendo dall’alto verso il basso per evitare di smontare gli albumi. Coprite la bacinella con un canovaccio, mettete in frigorifero e lasciate riposare per un’ora.</p>
<p>Aiutandovi con un cucchiaio o uno spallinatore da gelato prelevate l’impasto e fatelo cadere nell’olio bollente. Lasciatele friggere sino a farle dorare e procedete come sopra.</p>
<p><em>Suggerimento alternativo</em></p>
<p>Potete cuocere in forno ventilate preriscaldato a 180° per 25 minuti o sino a che le “frittelle” non si siano dorate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Io ho usato il Rosa Marchetti ma va benissimo anche l’Arborio.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Se volete un sapore più delicato, potete utilizzare olio di mais o girasole provenienti da agricoltura biologica spremuti a freddo.</p>
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		<title>Un menu per gli antichi cuochi dell&#8217;età della pietra?</title>
		<link>https://elenaalquati.org/un-menu-per-gli-antichi-cuochi-delleta-della-pietra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 13:17:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Ricerche Scientifiche]]></category>
		<category><![CDATA[#antropologia;]]></category>
		<category><![CDATA[#archeologia;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
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		<category><![CDATA[#dieta;]]></category>
		<category><![CDATA[scienzaericerchescientifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli studi antropologici e archeologici sono in sorprendente continua evoluzione. Da un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista PLOS ONE,  è emerso che gli antichi cacciatori-raccoglitori europei avevano metodi di cottura più evoluti di quanto si fosse sempre pensato, con una capacità di combinare gli ingredienti in modi  “straordinariamente selettivi” e cucinati  a seconda dei  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli studi antropologici e archeologici sono in sorprendente continua evoluzione. Da un nuovo studio recentemente pubblicato sulla <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0342740&amp;utm_source=pr&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=plos006"><strong>rivista PLOS ONE</strong></a>,  è emerso che gli antichi cacciatori-raccoglitori europei avevano metodi di cottura più evoluti di quanto si fosse sempre pensato, con una capacità di combinare gli ingredienti in modi  “straordinariamente selettivi” e cucinati  a seconda dei differenti territori.</p>
<p>Sono stati analizzati resti bruciati di cibo attaccati ai lati di vasi rinvenuti, chiamati “foodcrusts”, scoprendo che i cuochi dell&#8217;età della pietra utilizzavano una varietà di prodotti, vegetali e animali, per creare i pasti. I risultati del team forniscono nuove informazioni sulla dieta degli europei vissuti tra 5.000 e 8.000 anni fa.</p>
<h2>Che cosa è emerso</h2>
<p>Sono stati analizzati ottantacinque frammenti di ceramica provenienti da tredici siti, dall&#8217;odierna Danimarca sino alla Russia orientale; cinquantotto di questi frammenti contenevano resti identificabili di piante:</p>
<p>“La ricerca iniziale ha rivelato alcune delle piante che erano state utilizzate, quindi, il team, ha cucinato alcune delle ricette” &#8211; ha dichiarato alla CNN Oliver Craig, coautore dello studio e professore di scienze archeologiche all&#8217;Università di Leeds, in Inghilterra – “Combinavano la carpa con le bacche di viburnum, piede d&#8217;oca e barbabietola con foglie di quercia e le cucinavano in <strong>pentole di terracotta</strong> <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>sul fuoco. Ciò ha fornito loro nuovi campioni con cui confrontare le antiche croste alimentari”.</p>
<p>Craig ha inoltre affermato che le analisi dello studio si sono particolarmente concentrate sui grassi residui lasciati sulle pentole e sulle ossa degli animali macellati, confermando una maggiore conoscenza sui cacciatori, meno sui raccoglitori.</p>
<p>Nonostante fosse emerso che gli antichi “cuochi” avessero una profonda conoscenza di tutte le radici, tuberi, frutti e bacche disponibili, quando il team ha analizzato cosa c&#8217;era nel piatto, ha trovato solo varietà limitate:</p>
<p>“Stiamo scoprendo che erano scelti solo alcuni degli ingredienti conosciuti, forse per il buon sapore oppure perché si sposavano bene con altri cibi” &#8211; ha detto Craig.</p>
<h2>Le cucine del territorio</h2>
<p>Non tutte le regioni avevano però gli stessi gusti. Nonostante gli stessi ingredienti fossero disponibili in tutta Europa, lo studio ha rilevato che nei differenti territori si preparavano piatti distinti. Ad esempio:</p>
<p>“Una combinazione di pesci d&#8217;acqua dolce ed erba selvatica era particolarmente popolare vicino al confine tra Ucraina e Russia, mentre più a est, nell&#8217;odierna Russia centrale, sembravano preferire le piante di amaranto con i loro pesci.</p>
<p>Anche i cacciatori-raccoglitori danesi amavano l&#8217;amaranto, sebbene prediligessero i fiori della pianta. È una scelta consapevole” &#8211; ha detto Craig.</p>
<h2>La tradizione di ieri, tradizione di oggi</h2>
<p>L&#8217;idea che gli uomini dell&#8217;età della pietra si affidassero esclusivamente alla caccia, non trova riscontro; la ricerca suggerisce che avevano un “approccio ricercato” all’uso delle piante e, nonostante alcuni degli ingredienti identificati nello studio siano tuttora in uso, si conosce ancora poco su come i cibi erano combinati nei pasti o su come le tradizioni e le ricette culinarie si siano sviluppate nel tempo.</p>
<p><a href="https://share.google/ClNxIpSLKHG0xL09Z">Fonte: articolo di Sam Peters pubblicato su CNN Healt</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Repliche di terracotta: Riproduzioni fedeli di pentole antiche usate per cotture lente,</p>
<p>Foto di copertina Canva.com illustrazione</p>
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		<item>
		<title>Le Vettovaglie Magazine &#8211; febbraio 2026</title>
		<link>https://elenaalquati.org/le-vettovaglie-magazine-febbraio-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dieta;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#levettovaglie;]]></category>
		<category><![CDATA[#politichealimentari;]]></category>
		<category><![CDATA[#prevenzione;]]></category>
		<category><![CDATA[#prevenzioneatavola;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
		<category><![CDATA[ciboesalute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mese di febbraio abbiamo avuto due importanti momenti appartenenti alla religione cristiana, con detti, usi e tante ricette: la Candelora e la giornata delle Ceneri da dove ha inizio la Quaresima. Un ritorno alle tradizioni culinarie che ci riportano nella storia passata e come si sono realizzate molte di queste ricette. Cinquanta pagine di  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di febbraio abbiamo avuto due importanti momenti appartenenti alla religione cristiana, con detti, usi e tante ricette: la Candelora e la giornata delle Ceneri da dove ha inizio la Quaresima. Un ritorno alle tradizioni culinarie che ci riportano nella storia passata e come si sono realizzate molte di queste ricette. Cinquanta pagine di informazioni su ricerche scientifiche, politiche alimentari, storia &#8211; tradizioni e tantissime ricette da provare.</p>
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		<item>
		<title>Biscotti della Quaresima  con pasta di mandorla ai semi di finocchio</title>
		<link>https://elenaalquati.org/biscottini-alla-mandorla-solo-3-ingredienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 06:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#quaresima;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra che questi biscotti, preparati con pasta di mandorla, siano una specialità genovese e tra le ricette più antiche della tradizione ligure, preparata fin dal XIV secolo dagli speziali* che erano famosi per il loro marzapane. Glutine: assente Difficoltà: bassa Tempo di preparazione: 15 minuti Tempo di cottura: 13 minuti Attrezzi: bacinella, teglia da forno,  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra che questi biscotti, preparati con pasta di mandorla, siano una specialità genovese e tra le ricette più antiche della tradizione ligure, preparata fin dal XIV secolo dagli speziali* che erano famosi per il loro marzapane.</p>
<p>Glutine: assente</p>
<p>Difficoltà: bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 15 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 13 minuti</p>
<p>Attrezzi: bacinella, teglia da forno, sac à poche</p>
<p>Stagionalità: Quaresima</p>
<p>Dose per circa 15/20 biscotti</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>g 300 di farina di mandorla bianca</li>
<li>g 100 di miele (o malto di riso**)</li>
<li>3 albumi montati a neve</li>
<li>Buccia di limone</li>
<li>semi di finocchio macinati grossolanamente</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>In una ciotola mescolate la farina di mandorla, il miele (o malto) e la buccia di limone.</p>
<p>Aggiungete gli albumi montati a neve ben ferma e mescolate delicatamente partendo dal basso verso l’alto così che gli ingredienti siano ben amalgamati tra loro.</p>
<p>Mettete l’impasto in un sac a poche e, con la bocchetta grossa liscia, create dei dischetti o altre forme che volete direttamente posizionati sulla teglia da forno alla quale avrete precedentemente adagiato una carta da forno. Distribuite sulla superficie i semi di finocchio e infornate per 13 minuti a 170° (forno ventilato preriscaldato). Lasciate raffreddare e serviteli su un vassoio, magari con un tè</p>
<p>*Gli speziali liguri, particolarmente attivi a Genova e nel territorio della Repubblica tra il Medioevo e l&#8217;età moderna, erano figure professionali fondamentali che univano le competenze di farmacista, droghiere e alchimista.</p>
<p>** Il malto di riso viene prodotto con aggiunta di orzo, per tanto contiene glutine. Per mantenere la ricetta senza glutine utilizzare lo sciroppo di riso.</p>
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		<item>
		<title>Pan di Ramerino: il pane della Quaresima</title>
		<link>https://elenaalquati.org/un-pane-pre-pasqua-pan-di-ramerino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 06:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dietamediterranea;]]></category>
		<category><![CDATA[#quaresima;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel periodo di Quaresima ripropongo sempre questa ricetta e così faccio anche quest'anno.  Il pan di ramerino, di origine medievale, è un panino toscano, e più specifico dell’area fiorentina, morbido e dolce fatto con ingredienti molto semplici. Ha uno stretto legame religioso, ed è legato al periodo antecedente la Pasqua (normalmente si preparava il giovedì  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel periodo di Quaresima ripropongo sempre questa ricetta e così faccio anche quest&#8217;anno. </strong></p>
<p>Il pan di ramerino, di origine medievale, è un panino toscano, e più specifico dell’area fiorentina, morbido e dolce fatto con ingredienti molto semplici. Ha uno stretto legame religioso, ed è legato al periodo antecedente la Pasqua (normalmente si preparava il giovedì Santo). Lo zucchero, come ingrediente, pare si sia aggiunto in tempi relativamente recenti. Io non ho usato dolcificanti, ma volendo un risultato più dolce, potete aggiungere alla ricetta gr. 100 di malto di riso o di miele.  Ne ho trovato diverse versioni e ho scelto quella che mi è sembrata più semplice.</p>
<p>Glutine: presente</p>
<p>Difficoltà: medio bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 20 minuti + 2,30 ore di lievitazione</p>
<p>Tempo di cottura: 25 minuti</p>
<p>Attrezzi: bacinella, padella, spianatoia, teglia da forno</p>
<p>Stagionalità: Quaresima</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>500 g di farina di grano tenero integrale</li>
<li>Mezzo cubetto di lievito di birra fresco</li>
<li>150 gr. di uvetta</li>
<li>300 ml di acqua tiepida</li>
<li>80 ml di olio d&#8217;oliva</li>
<li>1 rametto di rosmarino</li>
<li>un pizzico di sale</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Mettete in ammollo l’uvetta in poca acqua e il lievito in una ciotola con un poco di acqua tiepida. In un pentolino scaldate l’olio, aggiungete il rosmarino tritato e lasciate soffriggere per pochi minuti a fiamma bassa.  </p>
<p>In una ciotola più grande unite la farina e un pizzico di sale; aggiungere il lievito sciolto, gr. 60 di olio con il rosmarino e l’uvetta. Versate l’acqua poco alla volta e impastate sino a ottenere una palla liscia e omogenea (consistenza della pasta di pane). Mettete l’impasto a lievitare in una luogo tiepido e al riparo di correnti d’aria per circa 2 ore.</p>
<p>Su una spianatoia  cospargete un poco di farina, versate l’impasto lievitato, tagliatelo in pezzi dal peso di g 150 circa e formate delle palline. Disponete i panini su una teglia oliata spaziandoli tra loro e lasciate lievitare ancora 30 minuti. Praticate una leggera croce sulla superficie dei panini, cospargeteli del restante olio al rosmarino e  mettete in forno preriscaldato a 190° per circa 25 minuti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Crema di amasake con pere e zenzero</title>
		<link>https://elenaalquati.org/crema-di-amasake-con-pere-e-zenzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#dolcialcucchiaio;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho imparato questa ricetta, preparata con l'amasake, sui libri di cucina macrobiotica. In un mondo in cui si è perennemente alla ricerca di stupire il palato dei commensali con ingredienti a volte improponibili, ecco due semplici alimenti per preparare un dessert che lascerà di stucco. Glutine: assente Difficoltà: bassa Tempo di preparazione: 10 minuti Tempo  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho imparato questa ricetta, preparata con l&#8217;amasake, sui libri di cucina macrobiotica. In un mondo in cui si è perennemente alla ricerca di stupire il palato dei commensali con ingredienti a volte improponibili, ecco due semplici alimenti per preparare un dessert che lascerà di stucco.</p>
<p>Glutine: assente</p>
<p>Difficoltà: bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 10 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 15 minuti</p>
<p>Stagionalità: a seconda della frutta</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>1 barattolo di amasake</li>
<li>1 pera matura (varietà invernale)</li>
<li>1 cucchiaino di succo di zenzero</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Lavate e tagliate le pere in piccoli pezzi, versatele in un pentolino, aggiungete l’amasake e fate cuocere a fiamma molto bassa con un coperchio ben aderente (meglio se aggiungete anche con uno spargi fiamma) per quindici minuti circa. A cottura ultimata aggiungete lo zenzero, distribuite la crema nelle coppette, guarnite con una leggera spolverata di cannella e servite. Buonissimo anche caldo.</p>
<p>Foto di copertina: Elena Alquati</p>
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		<item>
		<title> “La Candelora” religione, detti popolari e… ricette.</title>
		<link>https://elenaalquati.org/la-candelora-religione-detti-popolari-e-ricette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#ricette;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come ogni anno, il 2 febbraio si celebra il giorno della Candelora, una festa religiosa che segna la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme 40 giorni dopo la sua nascita, come previsto dalla Legge giudaica, unitamente alla purificazione di Maria. Alla ricorrenza vi si collegano, inoltre, antiche tradizioni pagane, successivamente cristianizzate da Papa Gelasio I.  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, il 2 febbraio si celebra il giorno della Candelora, una festa religiosa che segna la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme <strong>40 giorni dopo la sua nascita</strong>, come previsto dalla Legge giudaica, unitamente alla purificazione di Maria. Alla ricorrenza vi <strong>si collegano, inoltre, antiche tradizioni pagane, successivamente cristianizzate da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Gelasio_I">Papa Gelasio I.</a></strong></p>
<p>Questa giornata segna la fine dell’inverno e il ritorno della luce, ed è profondamente radicata nella cultura francese: a tutt’oggi la si celebra con rituali simbolici e specialità culinarie. Tra queste, le <strong>crêpes</strong> che rappresentano il piatto simbolo della giornata, un’attrazione irresistibile per gli amanti della cucina francese.</p>
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