Ricette dal passato: Il tarallo dell’Immacolata

Il cibo ha costruito la nostra storia, ma molte delle tradizioni che ci hanno accompagnato nella nostra evoluzione si sono perse. Il tarallo dell’Immacolata è una ricetta che si prepara partendo dalla vigilia dell’Immacolata e per tutto il periodo natalizio:

Ingredienti

  • Gr. 400 di semola rimacinata
  • Gr. 130 di farina integrale
  • ¼ di panetto di lievito di birra
  • Ml 20 di olio evo
  • Ml 30 di liquore di anice
  • Ml 300 di acqua per impastare (scaldata a 37°)
  • 1 C. di semi di finocchio
  • ½ cucchiaino di semi di anice
  • Un pizzico di sale
  • Un cucchiaino di malto di riso o miele

Procedimento

In una tazza da latte versate una parte di acqua; aggiungete il lievito e il cucchiaino di malto o di miele; mescolate bene fino a completo scioglimento del lievito.

In una bastardella unite le farine  e il sale avendo cura di mescolare bene; al centro versate il lievito sciolto; aggiungete l’olio e cominciate ad impastare.

Unite i semi di finocchio, i semi di anice, il liquore e,  aggiungendo la restante acqua, terminate di impastare sopra una spianatoia.

Ponete l’impasto in una ciotola; coprite e disponetela in un luogo caldo al riparo della luce per circa un’ora e mezza.

Stendete l’impasto lievitato  e formate un grosso tarallo (oppure più taralli); praticate dei taglietti sulla superficie e disponete  su una teglia da forno; lasciate lievitare per un’altra ora (un luogo ottimale potrebbe essere il forno stesso,  spento).

Infornate a 200° (forno preriscaldato)  per 15 minuti mettendo sul fondo del forno un pentolino con acqua per creare umidità. Trascorso questo tempo, abbassate la temperatura a 180° e proseguite la cottura per altri 15 minuti. Il tempo di cottura indicato è per un tarallo unico con forno ventilato.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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