Pesticidi in agricoltura e leucemie infantili
Sapere che lavoro svolgono i genitori che vogliono avere dei figli, sembrerebbe essere un dato banale e superfluo: non è così. A maggior ragione se quei genitori fanno gli agricoltori: quale lavoro potrebbe essere più sano? Il realtà, oggi, risulta essere uno dei lavori in cui si rischia maggiormente la salute e non solo la propria, ma anche quella dei bambini che abbiamo e che vorremmo.
Gli studi hanno infatti rilevato che i piccoli esposti ai pesticidi, sia durante la gravidanza, sia durante la prima infanzia, quando il corpo e il cervello dei bambini sono ancora in via di sviluppo e più sensibili alle sostanze chimiche dannose, avevano quasi il doppio delle probabilità di sviluppare il cancro.
Decenni di ricerca che collegano i pesticidi al cancro infantile
La revisione degli studi sottolinea le crescenti prove che collegano i tumori infantili all’ inquinamento ambientale. Ciò avviene anche nel contesto del controllo legale e normativo dei rischi per la salute dei pesticidi, compresi i contenziosi che coinvolgono i principali produttori come Bayer (e la sua controllata Monsanto) e Syngenta.
“Si aggiunge all’abbondanza di letteratura che identifica l’esposizione ai pesticidi durante la gravidanza e l’infanzia come un fattore di rischio per i tumori infantili,” – ha affermato il dott. Mark Miller, professore associato presso l’UCSF che dirige il Programma contro il cancro infantile e l’ambiente (CCEP) per l’ Unità nazionale specializzata in salute ambientale pediatrica (PEHSU) rete – “Ridurre l’esposizione dei bambini ai pesticidi aiuterà a prevenire i casi di cancro infantile.”
Sebbene i residui di pesticidi siano presenti negli alimenti e nell’acqua potabile, la revisione si concentra sull’esposizione:
- proveniente dalla deriva agricola;
- sul posto di lavoro;
- dall’uso di pesticidi dentro e intorno alle abitazioni.
I bambini entrano in contatto con residui portati a casa dai vestiti dei genitori o attraverso la polvere domestica contaminata. Anche i trattamenti contro pulci e zecche per gli animali domestici li espongono a rischi maggiori.
Alcuni punti emersi:
- Tassi di leucemia più alti tra i bambini esposti a ripetuti trattamenti professionali di controllo dei parassiti prima della nascita e durante la prima infanzia;
- Aumento del rischio di tumore al cervello tra i bambini le cui madri maneggiavano prodotti antipulci e antizecche per animali domestici durante la gravidanza;
- Rischio di tumore al cervello circa raddoppiato tra coloro i cui padri applicavano erbicidi per la cura del prato o del giardino, con rischi minori se questi si cambiavano d’abito o si lavavano in seguito.
È stata inoltre trovata un’ampia meta-analisi di rischio elevato di leucemia tra le madri esposte ai pesticidi durante la gravidanza, in particolare agli insetticidi. Il rischio aumentava quando entrambi i genitori venivano esposti.
“I risultati evidenziano l’importanza di valutare i prodotti agrochimici, sia singolarmente che in miscela, presenti nell’acqua potabile come potenziali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro nei bambini” – hanno scritto gli autori.
In Italia il tema è affrontato grazie a:
- Studi epidemiologici in aree ad alta intensità agricola: Sono state realizzate indagini in regioni della Pianura Padana (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto), dove l’uso di fitofarmaci è molto elevato. Alcuni studi hanno rilevato un’incidenza maggiore di tumori infantili, in particolare leucemie, nelle zone con maggiore densità di trattamenti agricoli rispetto alle aree di controllo.
- Progetti di ricerca specifici: Istituti come l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e diverse università italiane (ad esempio, l’Università di Bologna o di Torino) hanno partecipato a progetti nazionali ed europei (come il progetto HISPID o studi nell’ambito del Piano Nazionale della Prevenzione) per monitorare l’esposizione prenatale e infantile ai pesticidi e i relativi effetti sulla salute.
- Lavori su biomonitoraggio: Alcuni studi hanno misurato la presenza di metaboliti di pesticidi nelle urine di bambini residenti in zone agricole, trovando correlazioni con l’attività agricola locale e talvolta con indicatori di salute compromessa.
- Ricerche sui “Punti Caldi: Ci sono state indagini specifiche su territori noti come “Terre dei Veleni” o aree con discariche abusive di rifiuti tossici vicini a campi agricoli, dove l’esposizione combinata ha mostrato impatti significativi sulla salute dei bambini.
In Italia, la discussione è spesso molto attiva a livello politico e sanitario, con associazioni come **Lega Ambiente** o **Medici per l’Ambiente** che promuovono ricerche e segnalano casi di possibile correlazione.
Molti esperti hanno dichiarato che la cosa migliore da fare è tornare a come erano le cose una volta — coltivare piante senza usare tutte queste sostanze chimiche e coltivare i prodotti in modo biologico, pur riconoscendo che al punto in cui siamo adesso, questo obiettivo è ben lontano dall’essere realizzato.
Riflessione personale
Non si sarebbe mai dovuto arrivare al punto in cui siamo adesso e non si sarebbe mai dovuto permettere a queste aziende di produrre il veleno, ma qualcuno lo ha fatto.
Fonte
Fonti e approfondimenti per l’Italia
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