Il origine era il Cardo Mariano  

Appartenente alla famiglia delle Composite il Cardo Mariano è una pianta erbacea biennale, che può arrivare all’altezza  di un metro e mezzo. Nasce fra i ruderi, ai bordi delle strade, nei prati e nei pascoli dell’Italia centro-settentrionale, più raramente al Nord. Il frutto costituisce una prelibata leccornia per gli uccelli, in particolare per i cardellini, che devono il loro nome proprio a questa pianta. Della pianta si utilizza la radice, il gambo, il germoglio e il seme. La radice si raccoglie nel primo anno di vita della pianta e viene fatta essiccare al sole per poi essere conservata in sacchetti di carta o barattoli di vetro; i germogli si raccolgono alla loro comparsa; i semi in primavera, quando i capolini non sono troppo maturi e si completa la loro maturazione all’ombra in luogo ventilato – quindi si estraggono i semi e si conservano in sacchetti di carta o barattoli di vetro.

Curiosità 1

A scoprire le proprietà del cardo pare siano stati i monaci benedettini, tanto che in alcuni luoghi, questa pianta è chiamata erba benedettina. Il cardo è  una pianta molto cara alla religione cristiana che secondo una leggenda, per sfuggire dalla persecuzione di Erode e salvare Gesù, Maria e Giuseppe si nascosero proprio in un campo di cardi: le macchie di colore bianco che si evidenziano sulla pianta, si racconta siano dovute alle gocce di latte perdute dalla Madonna mentre allattava Gesù bambino.

Curiosità 2

Il verbo cardare è il termine con cui si indicava un pettine utilizzato per “pettinare la lana” e trova la sua etimologia proprio nel cardo. Difatti, i lanaioli dell’antica Roma, si erano accorti che i capolini spinosi della pianta erano adatti per questo impiego.

Prima del carciofo … era il cardo

Sembra proprio che il carciofo sia il prodotto ottenuto di pazienti selezioni del Cardo Mariano, ma nonostante il suo successo culinario, il cardo non è mai stato affatto dimenticato: a tutt’oggi trova un largo impiego sia in cucina, ma soprattutto in erboristeria. Il cardo mariano spicca difatti per le numerose proprietà officinali, particolarmente presenti nei semi: già nel cinquecento erano raccomandati per la loro azione diuretica, venivano prescritti per fluidificare la bile e per curare la rabbia.

Credenze popolari

Nella “medicina popolare” si utilizzava per proteggersi dalle maldicenze, il malocchio, le maledizione: 1) tenere un capolino in tasca si allontanano le negatività personali; 2) bollire dell’acqua con fiori di cardo e foglie di salvia per lavare il pavimento, allontana le negatività dalla casa.

Cosa dice la scienza

Le ricerche scientifiche hanno rilevato che le azioni farmacologiche rilevanti del Cardo Mariano hanno un tropismo sul fegato con proprietà antinfiammatorie, immunomodulanti, antifibrotiche, antiossidanti e rigeneranti,  unitamente ad un potenziale clinico nei pazienti con fegato alcolizzato, malattia del fegato grasso non alcolica, epatite virale. Diversi studi hanno dimostrato inoltre che il Cardo possiede diversi effetti epatoprotettivi, cardioprotettivi, neuro protettivi, e antitumorali. Inoltre agisce contro diversi agenti biologici (micotossine, veleni di serpente e tossine batteriche) e chimici (metalli, fluoro, pesticidi veleni, agenti cardiotossici, neurotossici, epatotossici e nefrotossici).  La letteratura scientifica suggerisce che i dati preclinici sono incoraggianti ma necessitano di ulteriori studi.

Elena Alquati

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30080294/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16225032/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30033764/

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.

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