Che cosa metto nella calza della Befana?

“Epifania, tutte le feste si porta via!” Eh sì, è proprio l’ultima delle feste natalizie e la prima del nuovo anno, inaugurandolo: rappresenta ciò che abbiamo appena lasciato e ciò che stiamo scegliendo di portare avanti.

In passato, nella calza si mettevano beni alimentari semplici, come mandarini, frutta secca (noci, spagnolette, fichi secchi, mandorle), a simboleggiare doni di responsabilità e gratitudine.

Ho fatto qualche ricerca per cercare il significato profondo di questo giorno, e senza entrare in valori religiosi che pur hanno la loro importanza e tradizione, mi sono soffermata su tre parole chiave citate in un testo esclusivamente dedicato a questa festa:

Dono: condividere il buono che abbiamo, con semplicità.

Passaggio: chiude un ciclo di festeggiamenti quale gesto di pulizia e di  rinnovamento interiore.

Comunità: riscoprire le radici che si legano alle feste come falò, canti, mercatini, riti.

Le origini della Befana affondano in un passato che si presenta ben prima dell’arrivo del cristianesimo. Le comunità agricole si riunivano per celebrare il ciclo della natura e il rinnovamento delle stagioni. In molte culture precristiane, il periodo del dopo solstizio invernale era dedicato a riti propiziatori e di purificazione che salutavano il vecchio anno e accoglievano quello nuovo.

Alcuni riti erano accompagnati da fuochi scoppiettanti, utilizzati per scacciare gli spiriti maligni, ed erano considerati il simbolo della rinascita rappresentata dalla luce del fuoco.

L’evoluzione religiosa vede, nell’Epifania, la commemorazione dei Re Magi che si presentano al cospetto di Gesù Bambino, rappresentando l’incontro tra il mondo pagano e quello cristiano.

Oggi, purtroppo, l’epifania, come tutte le feste natalizie, rappresenta il consumismo: le calze sono la rappresentazione del potere acquisito dall’industria alimentare, che propina prodotti dannosi che di certo non rispecchiano né la tradizione, né la semplicità tantomeno il rinnovamento interiore.

Ricordiamoci che acquistando questi prodotti tanto dannosi, non solo indirizziamo denaro nelle loro casse, ma aumentiamo il loro potere.

Ecco qualche idea della tradizione da preparare in casa:

Bonbon di castagne

Prendete una tavoletta di cioccolato extra fondente biologico equosolidale; fatelo sciogliere a bagnomaria in una ciotola e immergete le castagne una a una. Disponetele sopra un foglio di carta da forno e mettetele in frigorifero per due ore. Potete incartare il bonbon decorandolo con un bel fiocco e prepararlo il giorno prima, l’importante è lasciarlo in frigorifero sino all’ultimo momento.

Croccante alla mandorla

In un pentolino versate g 200 di malto di riso e, quando inizia a sobbollire, aggiungete g 150 mandorle tostate mescolando per due minuti. Preparate due fogli di carta da forno, rovesciate velocemente le mandorle caramellate sul primo, appoggiatevi sopra il secondo foglio e livellate dolcemente con un mattarello portando il composto allo spessore di 7/8 mm. Togliete il foglio superiore e lasciatelo raffreddare.

Tagliate il croccante in barrette e incartatele singolarmente con la carta forno. Conservate il croccante in ambiente fresco o in frigorifero.

Panbiscotti della befana

Ammollate g 500 di pane raffermo con latte di mandorla o bevanda di avena; strizzatelo bene con le mani e, se non riuscite a impastare, frullatelo in un mixer.

Aggiungete quattro cucchiai di olio extravergine di oliva, g 150 di fichi secchi tagliati a pezzetti, g 100 di uva passa e la buccia grattugiata di un arancia.

Formate un unico rotolo dal diametro di circa 10 cm, arrotolatelo nel pane grattato come se fosse una panatura e tagliatelo a fettine formando dei biscotti rotondi dallo spessore di 3 mm. Disponeteli su una teglia da forno oleata in precedenza e infornate a 180° (forno preriscaldato) per venti minuti. Lasciateli raffreddare, disponete 5/7 biscotti uno sopra l’altro e infioccateli con della rafia naturale (per alimenti) e infilate in un sacchetto trasparente per alimenti.

Insieme a tutti questi dolci, i mandarini e la frutta secca, possiamo aggiungere delle mele essiccate.

BUONA EPIFANIA!

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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