Popoli indigeni del Tapajós: no alla privatizzazione dei nostri fiumi
Popoli indigeni del Tapajós hanno fermato la privatizzazione dei fiumi in Amazzonia, ottenendo una vittoria significativa dopo mesi di mobilitazione.
Il governo brasiliano, guidato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha revocato il Decreto 12.600/2025, in cui si inserivano i fiumi Tapajós, Madeira e Tocantins nel programma di privatizzazione per favorire il trasporto industriale di soia e mais.
La protesta ha coinvolto quattordici popoli indigeni, che hanno esercitato una forte pressione sul governo e bloccato l’accesso al terminal di Cargill a Santarém compreso la via verso l’aeroporto internazionale della città.
I leader indigeni hanno denunciato che il decreto, che prevedeva dragaggi e creazione di corridoi navigabili per grandi chiatte, avrebbe minacciato la pesca, la qualità dell’acqua e i luoghi sacri, oltre che a essere in conflitto con la Convenzione 169 dell’OIL, che richiede espressamente la consultazione libera, preventiva e informata delle comunità indigene.
La vittoria è stata resa possibile anche dalla protesta alla COP30 a Belém, dove i popoli indigeni hanno bloccato l’ingresso alla conferenza, ottenendo l’impegno del governo a demarcare le terre ancestrali dei Munduruku e a riesaminare l’impatto dei mega progetti nel bacino del Tapajós.
Si può fare
Il caso degli indigeni Tapajós ci insegna che è possibile collaborare con le politiche ambientali: da un lato il Paese ha assunto impegni internazionali sulla tutela della foresta e dei diritti indigeni, dall’altro promuove infrastrutture pensate per accelerare l’esportazione di materie prime. La scelta del governo determinerà il rapporto futuro con le popolazioni originarie e con i movimenti sociali amazzonici.
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