Frittata di scammaro

La frittata di scammaro è una ricetta tipica della cucina partenopea, un piatto povero preparato con spaghetti che, una volta cotti, si condiscono con olive, capperi, pinoli, ecc. La peculiarità di questa frittata è che non si utilizza l’uovo.

Il nome “scammaro” pare derivi da “scammarare” – mangiare di magro. La parola ha origine da monaci che, esonerati dall’astinenza pasquale delle carni perché anziani o malati, mangiavano nella loro stanza (cammera) per non inquietare gli altri confratelli. Gli scammarati erano invece coloro che rispettavano il digiuno.

Glutine: presente

Difficoltà: bassa

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 15/20 minuti totali

Stagionalità: Piatto tipico della quaresima

Ingredienti

  • g 200 di spaghetti
  • g 50 di olive taggiasche
  • g 50 di pinoli
  • g 15 di capperi dissalati
  • 2 cucchiai di pangrattato integrale
  • 2 spicchi di aglio
  • 3 filetti di acciughe sotto’olio
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale marino integrale

Procedimento

In una pentola portate a bollore dell’acqua salata e cuocete gli spaghetti. In una padella scaldata due cucchiai di olio, aggiungete le acciughe, i capperi, i pinoli, le olive snocciolate e lasciate soffriggere  mescolando sino a che le acciughe non si siano sciolte. Unite il prezzemolo e lasciate insaporite.

Scolate gli spaghetti, versateli nella padella con il condimento, mescolate e lasciate insaporire per qualche minuto. Unite il pangrattato distribuendolo in modo uniforme.

In una padella più grande scaldate quattro cucchiai di olio, trasferite la pasta condita schiacciandola per bene; cuocete per 3 minuti a fuoco vivo sino a che non si sarà formato una crosticina dorata; girate la pasta aiutandovi con un coperchio e lasciate che si formi la stessa crosticina.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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