Verso la fine dell’industria alimentare

È passato un secolo da quando l’improbabile combinazione di un’azienda produttrice di margarina e un produttore di sapone ha dato vita a Unilever, una delle più grandi industrie alimentari al mondo.

Vendita o svendita?

Il 20 marzo l’azienda, dopo essersi recentemente liberata della sua divisione gelati, ha annunciato la possibilità di vendere il suo rimanente portafoglio di prodotti alimentari (maionese Hellmann’s e le zuppe Knorr) a McCormick, un produttore di spezie americano, per concentrarsi unicamente sulla vendita di prodotti per la cura personale e la pulizia della casa.

I risultati migliori di Unilever sono stati raggiunti durante il post-pandemia con vendite in costante crescita, ma il valore di questa azienda, in relazione ai prodotti alimentari confezionati, nell’ultimo periodo è diminuito di un terzo, rendendola vulnerabile alla concorrenza.

Guerra e consapevolezza

La guerra con l’Iran e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia non hanno certo migliorato la situazione, aumentando la prospettiva di un’altra ondata di inflazione: si teme infatti che l’azienda  dovrà fronteggiare un considerevole aumento del costo degli imballaggi in plastica.

C’è un altro avvenimento importante. Dall’inizio del 2022, le ricerche su Google relative agli alimenti ultra-processati sono aumentate di 30 volte in tutto il mondo, grazie anche all’aiuto di “attivisti” come Robert F. Kennedy Junior, Segretario della Salute americano:

–             A gennaio cinque stati americani hanno vietato ai destinatari dei buoni alimentari federali di utilizzarli per acquistare dolci e altri articoli di dubbio valore nutrizionale;

–             sempre a gennaio le autorità di regolamentazione britanniche hanno annunciato un divieto di pubblicizzare cibo spazzatura online e prima delle 21:00 in televisione.

Farmaci per dimagrire

A tutto quanto già citato si aggiunge l’impatto di farmaci per la perdita di peso come Wegovy e Zepbound, che si stanno diffondendo rapidamente in tutta l’America e oltre, e non solo tra gli obesi. In un recente sondaggio sono stati esaminati cambiamenti importanti nei modelli di spesa dei consumatori che potrebbero abolire un totale di 12 miliardi di dollari di vendite di snack in America nel prossimo decennio.

Le grandi aziende alimentari sono consapevoli delle difficoltà che le attendono. Molte di loro stanno sviluppando nuove linee di prodotti rivolte ad acquirenti più attenti alla salute e quasi tutte hanno cambiato i loro vertici, ma per Unilever l’ora dei pasti sta finendo.

Non abbassiamo la guardia

Nonostante molte di queste aziende stiano cambiando rotta verso una produzione più salutare, non abbassiamo la guardia e leggiamo sempre e comunque le loro etichette; non lasciamoci abbindolare dal marketing e soprattutto informiamoci sui singoli ingredienti: spesso quelli legati alla salute si sono rivelati il peggio del peggio.

Immagine di copertina:

Canva.com. Rappresenta la natura che sta prendendo il sopravvento sul junk food.

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https://www.economist.com/business/2026/03/25/big-foods-troubles-go-from-bad-to-worse

https://www.unilever.com/our-company/our-history-and-archives/1900-1950/

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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