L’incessante ascesa del consumo di cibi ultra – processati

Nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato la correlazione tra il consumo dei cibi ultra – processati e i danni sulla salute,  negli Stati Uniti circa la metà del cibo che le persone mangiano ogni giorno appartiene a questa categoria.

Anche in Italia, uno studio pubblicato su Frontiers,  ha rivelato che, negli ultimi 15 anni,  la tendenza del consumo di cibi ultra – processati è in continuo aumento, e, a oggi, rappresenta  circa il 23% delle calorie giornaliere, nonostante costituiscano solo il 6% del peso totale degli alimenti consumati.

Cosa c’è ancora da chiarire?

Filippa Juul, epidemiologa nutrizionale presso la Downstate Health Sciences University, parte della State University di New York, è una ricercatrice leader nell’impatto degli UPF e ha condotto una recente revisione.

Anche se per gli scienziati non è ancora del tutto chiaro in meccanismo per il quale gli UPF aumentino la necessità di volerli mangiare, ci sono diverse ipotesi supportate da prove:

  • Contengono più calorie per grammo rispetto agli altri alimenti e, quando un alimento contiene più calorie in un volume minore, c’è la tendenza ad aumentarne il consumo, oltre al fatto che non inducono sazietà. Inoltre, generalmente hanno una consistenza molto soffice proprio per essere mangiati più velocemente dal consumatore, elevando così la quantità di calorie assunte;
  • Gli UPF contengono differenti combinazioni di grassi, sale e zuccheri che superano le soglie suggerite dalle linee guida, risultando estremamente gradevoli al palato, gratificano il consumatore che è sempre più invogliato a mangiarli;
  • Gli UPF vengono assorbiti più facilmente, in particolare  nella prima parte dell’intestino tenue. Ciò comporta un minore rilascio di ormoni che regolano l’appetito, che vengono invece attivati quando i nutrienti raggiungono una parte più distale dell’intestino tenue;

L’ambiente creato nell’intestino dagli alimenti ultra – processati, è un terreno per microbi che possono promuovere diverse forme di malattie infiammatorie. https://www.mdpi.com/2072-6643/10/3/365

Quanto l’industria alimentare ne è responsabile?

Gli alimenti ultra – processati dominano il sistema alimentare. Grazie a persuasive e violente campagne di marketing strategico, l’industria alimentare ha avuto un ruolo fondamentale nel guidarne il consumo, incoraggiando le persone a mangiare sempre di più, in qualsiasi orario. Inoltre, oggi più che mai, l’industria alimentare, si sta assicurando che le campagne pubblicitarie, siano particolarmente dedicate ai bambini.

Cos’altro c’è da sapere?

Gli scienziati vorrebbero più prove sperimentali che consentirebbero loro di analizzare eventuali cambiamenti nel microbioma intestinale e nei bio-marcatori, così da poter individuare quali di questi alimenti promuovono i  fattori di rischio obesità.

La grande domanda è: c’è qualcosa di intrinseco nel tipo di lavorazione industriale? Oppure può esserci la possibilità di modificare la reazione metabolica eliminando, ad esempio, alcuni additivi?

La mia grande domanda è:

Ma se sono così tanto dannosi perché dobbiamo sapere come e perché lo sono? Non vanno prodotti, punto.

 

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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