A rischio il rendimento futuro per il food del cacao: e l’ambiente?

Nonostante i dati positivi sugli utili, le multinazionale degli snack  prevedono un periodo doloroso per il futuro del cioccolato grazie alla tensione che aleggia in relazione ai prezzi di mercato.

Il fatturato della Mondelēz Internazional, ad esempio(azienda che produce prodotti quali oreo, toblerone, milka, ecc.), nel 2024 ha registrato un fatturato netto del +1,2%, con un considerevole calo del 14,4%  rispetto all’anno precedente; una crescita dei ricavi ottenuta grazie all’aumento del prezzo dei prodotti, e non per i volumi che si sono invece drasticamente ridotti, soprattutto  in alcune aree.

La fiducia del consumatore europeo nei confronti del cioccolato è però stabile, se pur moderata, situazione decisamente migliore rispetto agli Stati Uniti.

Anche altre grandi aziende produttrici di alimenti e bevande, come Nestlè e Unilever, hanno evidenziato quanto l’aumento dei prezzi del cacao sia una continua minaccia per i loro futuri rendimenti finanziari. La banca mondiale stima che la produzione sia diminuita del 14% nella stagione 2023-2024, passando da 4,9 milioni di tonnellate a 4,2  milioni di tonnellate.

Il motivo di questo repentino aumento dei prezzi, pare sia imputabile alle cattive  condizioni meteorologiche nell’Africa occidentale, unitamente alla diminuzione della produzione di cacao in Costa d’Avorio e nel Ghana, dove si coltiva il 60% del cacao destinato ai mercati mondiali.

Tuttavia, gli esperti profilano a un certo ottimismo all’orizzonte. Ne siamo sicuri?

Riflessione

Vorrei sottolineare quanto il mondo, della finanza e dell’industria alimentare, sia preoccupato della futura mancanza di profitti, ma nessuno che si preoccupa di quanto quel territorio sia stato depauperato fino all’anima per deliziare la gola di gente ignara della sofferenza impregnatasi in un prodotto a base di cioccolato.

Credo nei cambiamenti climatici spontanei. Alluvioni, siccità, ere glaciali sono stati, da sempre, alla base dei mutamenti fisiologici della terra, ma in questo caso (e in molti altri) siamo sicuri di poter dare la colpa al cambiamento climatico spontaneo dopo che, sia il Ghana, sia la costa d’Avorio hanno perso il 90% delle loro foreste, soprattutto per le fave di cacao? Pensate veramente che il mercato si possa riprendere? Forse si, basta  spostare lo sfruttamento su altre zone del pianeta, ma resta il fatto che il  60% di questi due territori verrà comunque a mancare. Ne vale la pena? L’ingordigia dell’essere umano è evidente e incontrovertibile tanto quanto l’ignoranza: l’isola di Pasqua non ha insegnato niente. Pensaci!

 

Fonti e approfondimenti

https://www.foodnavigator.com/Article/2025/02/05/mondelez-international-predicts-weakening-profits-in-2025/?utm_source=Newsletter_SponsoredSpecial&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter%2BSponsoredSpecial&c=%2FWuz1lbD9ioOqM05mtDevqfhyAYhW1an&cid=DM1197024&bid=633819696

 

https://www.foodnavigator.com/Article/2025/02/13/how-cocoa-prices-impact-big-food-companies-like-unilever/?utm_source=Newsletter_SponsoredSpecial&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter%2BSponsoredSpecial&c=%2FWuz1lbD9ion3%2FU56DHlKN5B2%2BjIYdC7&cid=DM1197024&bid=633819696

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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