L’albicocco: il melo d’Armenia

Spontaneo nell’Asia centrale, l’albicocco è coltivato in Cina da oltre 4000 anni. È una pianta che si adatta a qualsiasi terreno, benché prediliga posizioni soleggiate. La produzione dei frutti è normalmente abbondante e la pianta non richiede particolari cure. Della pianta si utilizzano sia i frutti sia i semi, raccolti durante l’estate al raggiungimento della maturazione. Ma ci sono ancora tante cose da sapere…

Conservazione

I frutti possono essere trasformati e conservati in sciroppo, marmellata o essiccati. I semi, dopo essere stati ben essiccati, possono essere conservati, interi o sgusciati, in un barattolo.

Un cammino che parte dall’Oriente

L’albicocco è originario dell’Asia, per alcuni delle regioni centrali, secondo altri della Cina. La coltivazione su larga scala non cominciò prima del 300 a.C. e dalla Cina, grazie ai mercanti con le loro carovane, l’albicocco si diffuse poi nel Medio Oriente e in seguito nei paesi del bacino del Mediterraneo. Per questa diffusione nelle nostre terre bisogna ringraziare Alessandro Magno che, grazie ai suoi viaggi alla conquista di nuovi territori, fece conoscere in Occidente diverse varietà di piante fino allora ignote. L’albicocco, tuttavia, fino al XVIII secolo non ebbe una reale diffusione in Europa e in America.

Il melo d’Armenia

Il nome dell’albicocco ha una lunga storia che sembra avere origine dall’arabo al-barquq, che a sua volta deriva dal latino praecoquus, che significa “frutto precoce”. I romani, in realtà, avevano chiamato la pianta Armeniacum malum, cioè “melo d’Armenia”; in botanica, il nome indica la specie nel suo insieme: Prunus armeniaca L.

Consumiamole fresche

Le albicocche sono facilmente deteriorabili e le proprietà salutari in esse contenute possono essere meglio preservate se i frutti sono seccati al sole in modo naturale. In caso contrario è molto meglio mangiarle entro breve tempo, evitando di conservarle in frigorifero. La buccia deve essere ben lavata e strofinata con un panno in quanto l’albicocca è un frutto che tende a trattenere maggiormente i fitofarmaci impiegati nella coltivazione. Per la preparazione di marmellate, gelatine e succhi si consiglia di utilizzare albicocche ben mature.

Le proprietà delle albicocche

Azione

L’albicocca, per il suo sapore prevalentemente aspro, determina la capacità di promuovere la produzione di liquidi organici con azione umidificante su Polmone e Intestino. A livello del Polmone, l’albicocca compie anche un’azione calmante sulla tosse ed è antidispnea. Questo frutto si è dimostrato particolarmente utile durante i trattamenti chemioterapici per le sue proprietà umidificanti, disintossicanti ed evacuanti.

Indicazioni

L’albicocca è indicata per la tosse secca, il calore e la secchezza del polmone (tosse con eventuale espettorato giallo o verde); asma, dispnea (ancora più indicati i semi di albicocca); stipsi, in particolare dell’anziano e post-parto; in corso di chemioterapia.

Controindicazioni

Si sconsiglia il consumo dell’albicocca in presenza di diarrea o in chi ne soffre abitualmente. Un eccessivo consumo di albicocche può generare calore e umidità (es. diarrea fetida).

Aspetti biomedici

L’albicocca è molto ricca di potassio e carotene. È mineralizzante per il suo contenuto in magnesio, fosforo e ferro; antianemica, polivitaminica (A, B, C, PP), lassativa, con buon effetto protettivo sulla pelle.

 


 

Fonte e approfondimenti:

  • Dietetica Cinese – Sotte, Muccioli e altri – editrice CEA
  • Cent’erba – Nardini editori

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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