La sicurezza del sucralosio: i dubbi dell’EFSA

L’EFSA ha confermato la sicurezza del sucralosio negli usi attualmente autorizzati, inclusi alcuni prodotti da forno come ostie, coni e cialde per gelati, ma non può confermarne la sicurezza per nuovi impieghi in una gamma più ampia di prodotti da forno.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha ribadito che l’attuale esposizione dei consumatori al sucralosio rimane al di sotto della Dose Giornaliera Accettabile (DGA) di 15 mg/kg di peso corporeo al giorno.  Tuttavia, ha evidenziato preoccupazioni riguardo a processi di cottura a temperature elevate e prolungate, come quelli impiegati nella produzione industriale o casalinga di torte, biscotti e altri prodotti da forno.

Uno studio recente ha rilevato che il sucralosio, quando esposto a calore intenso per lunghi periodi, può rilasciare cloro, formando composti clorurati i cui effetti sulla salute non sono ancora noti.  Questo rischio è particolarmente rilevante in ambito domestico, dove temperature, tempi di cottura e quantità di dolcificante utilizzato possono variare notevolmente.

Pertanto, l’EFSA ha raccomandato alla Commissione europea di valutare con attenzione il potenziale rischio legato alla formazione di composti clorurati durante la cottura casalinga e nei nuovi impieghi industriali del sucralosio.

Cos’è il sucralosio

Il sucralosio è un dolcificante artificiale 600 volte più dolce dello zucchero e di per sé non contiene calorie. Ė molto utilizzato negli Stati Uniti e, in Europa, è approdato nel recente 2004. Venduto con il marchio Splenda, è utilizzato in oltre 6.000 prodotti alimentari, tra cui bibite “dietetiche”, in alcuni tipi di chewinggum, in cereali per la prima colazione, nei sughi per condire, in alcuni prodotti dietetici e altri cibi e bevande a basso contenuto calorico.

Immagine in efidenza: Canva.com

Fonte e approfondimento

https://www.efanews.eu/item/57633-efsa-mette-sotto-la-lente-il-sucralosio.html

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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