Dolore muscolo-scheletrico: l’importanza della dieta

I modelli dietetici possono svolgere un ruolo importante in relazione al benessere muscolo scheletrico: lo scopo di questo studio è di rivederne la letteratura e mettere in evidenza il legame tra modelli dietetici e dolore cronico. 

Considerare dieta e stile di vita

Negli ultimi decenni, la comprensione del dolore cronico (muscolo-scheletrico) si è evoluta da una prospettiva biomedica ad un approccio più ampio, evidenziando che questa tipologia di dolore ha una significativa relazione con vari fattori: psicologici, cognitivi e sociali, come ad esempio la catastrofizzazione del dolore, la chinesiofobia,  la depressione e l’ansia. 

Recentemente i fattori legati allo stile di vita come una dieta malsana – obesità/sovrappeso, il sonno scarso, il fumo e lo stress, stanno conquistando maggiore attenzione in relazione alla gestione del dolore cronico. Sembra che la combinazione di tali fattori, intrinseci ed estrinseci il soggetto, possano modificare l’organizzazione neuronale nel sistema nervoso periferico e centrale, portando ad una maggiore sensibilità del sistema nervoso centrale in condizioni di dolore muscoloscheletrico come la lombalgia cronica aspecifica (NCLBP), l’osteoartrite, la fibromialgia e la sindrome da stanchezza cronica. 

Poiché questi fattori sono altamente individuali, l’esperienza del dolore persistente differisce da persona a persona e dovrebbero essere considerati come parte integrante della diagnosi e dell’erogazione di un trattamento multimodale personalizzato.

L’importanza della dieta

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce l’importanza della dieta: “L’alimentazione viene riconosciuta, in modo sempre più evidente, come uno dei principali determinanti modificabili delle malattie croniche, e le  prove scientifiche emerse supportano  l’idea che modificare la dieta ha forti effetti (sia positivi che negativi) sulla salute per tutta la vita”. In generale l’alimentazione è una parte essenziale della salute muscolo-scheletrica, sostenendo e supportando il benessere delle ossa e della struttura cartilaginea, così come nella modulazione immunitaria. 

Il comportamento alimentare e lo stile di vita sono fattori che potrebbero influenzare l’insorgenza, il mantenimento e la percezione del dolore muscolo-scheletrico cronico. Il sovrappeso e l’obesità sono indicati come i due principali fattori associati ad un comportamento alimentare malsano e sono due dei principali aspetti dello stato nutrizionale nei pazienti con dolore muscolo-scheletrico cronico. 

La prevalenza del dolore cronico aumenta con l’accrescersi dell’indice di massa corporea e la gravità del dolore può mostrare una relazione diretta con il sovrappeso e l’obesità nei pazienti con osteoartrite, mal di schiena  e fibromialgia. Questa relazione è principalmente spiegata dall’accumulo di tessuto adiposo a livello viscerale che induce una condizione di infiammazione cronica di basso grado che determina una maggior percezione del dolore. Pertanto, il cambiamento comportamentale dietetico nei pazienti in sovrappeso e obesi, è suggerito come un aspetto importante nella gestione del dolore.

Concludendo

Lo studio conclude la sua analisi riassumendo che, pur essendo necessari altri studi per comprendere quali siano i meccanismi alla base degli effetti antidolorifici in relazione agli interventi dietetici per i pazienti con dolore muscolo-scheletrico cronico, ci sono prove che i modelli dietetici a base vegetale, come le diete vegetariane e vegane, potrebbero avere effetti antidolorifici avendo quest’ultime un ruolo di tipo anti-infiammatorio.

 

Autrici dell’articolo: Elena AlquatiAurelia Mondino – membro del comitato scientifico www.elenaalquati.org


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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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