Come lo Zucchero dato ai bambini costa sulla salute mentale

Uno studio pubblicato sulla rivista Neurology e coordinato da Jiazhen Zheng della Hong Kong University of Science and Technology ha analizzato i dati di oltre 64.000 persone nate nel Regno Unito: è emerso che un ridotto consumo di zuccheri durante la gravidanza e nei primi due anni di vita è associato a un rischio di demenza inferiore fino al 23% e a un ritardo nella comparsa della malattia stessa di 2,6 anni.

Un esperimento “storico”

Lo studio ha preso in esame un evento storico tragico in cui i ricercatori si sono avvalsi del razionamento dello zucchero nel Regno Unito, conclusosi nel 1954 in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, come “esperimento naturale”.

I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi in base all’esposizione al razionamento durante la vita fetale e nei primi due anni di vita, oppure in base all’assenza di restrizioni nel consumo di zucchero. A partire da un’età media di 55 anni, i ricercatori hanno monitorato le cartelle cliniche dei soggetti per un periodo di quindici anni, al fine di rilevare l’insorgenza di malattie. Tra coloro che sono stati esposti al razionamento durante la gestazione e il primo anno di vita, si sono verificati 388 casi su 15.025 partecipanti; tra chi ha vissuto il razionamento fino ai due anni di età, i casi sono stati 456 su 15.256, mentre tra i 23.774 nati successivamente alla fine delle restrizioni sono stati registrati 504 casi.

I dati

Dopo aver aggiustato i risultati per età, sesso e fattori di rischio come ipertensione e diabete, i ricercatori hanno stimato che una ridotta esposizione agli zuccheri durante la gravidanza e il primo anno di vita fosse associata a un calo del 21% del rischio di demenza rispetto ai nati dopo la fine del razionamento. Tale riduzione raggiungeva il 23% per chi era stato esposto al razionamento fino ai due anni di età. Inoltre, tra i soggetti con una minore esposizione precoce agli zuccheri, l’insorgenza della demenza risultava posticipata mediamente di 2,6 anni. In un sottogruppo di partecipanti sottoposti a risonanza magnetica, gli studiosi hanno infine rilevato un volume complessivo di sostanza grigia maggiore e una minore presenza di iperintensità della sostanza bianca, segno di un minor danno al tessuto cerebrale.

“I nostri risultati suggeriscono che limitare il consumo di zuccheri nelle primissime fasi della vita potrebbe avere benefici duraturi per la salute del cervello”, ha affermato Jiazhen Zheng “Questi dati evidenziano la potenziale importanza della nutrizione precoce nella riduzione del rischio di demenza molti decenni più tardi”.

Limitare quindi gli zuccheri aggiunti già durante la gravidanza (e anche prima) e nella prima infanzia è una misura utile per promuovere la salute cerebrale.

Non è lo studio il numero 1

In realtà questo non è il primo studio. Nel 2024 Tadeja Gracner, Claire Boone e Paul J. Gertler hanno condotto una ricerca utilizzando lo stesso periodo storico in cui era stato introdotto il razionamento dello zucchero nel Regno Unito. I dati emersi hanno riscontrato una riduzione di malattie croniche non trasmissibili in età adulta. Inoltre:

  • Una riduzione del 35% del diabete di tipo 2 negli adulti concepiti durante il razionamento dello zucchero e una riduzione del 20% della pressione alta;
  • La dieta della madre durante la gravidanza era altresì importante, con un terzo dei benefici di una dieta a basso contenuto di zuccheri che incideva mentre il bambino era ancora nell’utero;
  • I maggiori miglioramenti della salute si sono evidenziati quando il razionamento dello zucchero copriva sia il periodo nell’utero sia quello in cui il bambino veniva svezzato con cibi solidi.

Tadeja Gracner, una dei ricercatori dell’Università della California del Sud, ha affermato che:

“Le diete materne ricche di zuccheri sono state collegate a un rischio più elevato di obesità e disturbi metabolici nei bambini, probabilmente attraverso fattori come la programmazione fetale” – “Gli studi dimostrano che, sebbene alla maggior parte degli esseri umani piaccia il dolce, un’esposizione significativa allo zucchero nei primi anni di vita può rafforzare questa preferenza”.

Gli studi sul razionamento britannico dello zucchero dovrebbero far riflettere, ma il marketing e il potere delle lobby dell’alimentazione hanno ormai ipotecato il futuro delle nuove generazioni se non si fa qualcosa subito: possiamo cambiare le scelte di oggi in favore della salute futura.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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