Come cambia il cervello nei bambini con obesità?

Negli ultimi tre decenni l’obesità, in particolare quella pediatrica, è drasticamente aumentata, con effetti negativi sulla salute ad ampio spettro, tra cui conseguenze negative per lo sviluppo neurologico del cervello.

Nello studio in questione, da esami di risonanza magnetica per immagini (RMI) condotti tra gennaio 2011 e marzo 2024, sono emersi dati che hanno permesso di esaminare il ruolo del cervello nel soggetto pediatrico obeso, compreso le possibili influenze genitoriali.

Le risposte limbiche

La funzione e la struttura delle regioni limbiche, come l’ippocampo, l’amigdala e lo striato, così come la corteccia prefrontale, sembrano essere particolarmente influenzate da un indice di massa corporea elevato durante lo sviluppo. Come risposta ai cibi appetibili, i bambini e gli adolescenti in sovrappeso, presentano una maggiore attivazione nelle regioni correlate alla ricompensa e una minore attivazione nelle regioni coinvolte nell’elaborazione del segnale interocettivo[1], soprattutto nel momento in cui sono in atto processi decisionali.

Nonostante si basino su circuiti diversi, questi comportamenti alimentari attivano squilibri sia tra i sistemi di ricompensa sia di controllo cognitivo. Indipendentemente dal loro peso corporeo, sembra inoltre che i figli di madri obese e affette da diabete mellito gestazionale, mostrano alterazioni nella struttura e nella funzione cerebrale.

Si può fare

Dopo l’intervento di studi di tipo comportamentale, di esercizio fisico e di perdita di peso, si sono però evidenziati effetti promettenti sul cervello, con una maggiore integrità strutturale, una riduzione delle risposte cerebrali alla ricompensa e un rafforzamento delle risposte cerebrali inibitorie nei bambini e negli adolescenti con sovrappeso.

Conclusione

L’obesità pediatrica rappresenta un preoccupante problema di salute mentale pubblica delle future generazioni su scala mondiale, e deve essere affrontato il più in fretta possibile.

La necessità degli scienziati di voler continuare a studiare questo dilemma, richiederebbe sempre nuovi piccoli pazienti obesi o in sovrappeso che continuano a mangiare cibi appetibili e ultra calorici. E’ davvero così importante lo studio di questi meccanismi di alterazione? Oppure sarebbe meglio cominciare a proporre leggi più severe affinché s’imponga alle multinazionali del cibo, di mettere, prima degli interessi economici, la salute pubblica?

 

[1] Il “segnale interocettivo” si riferisce a informazioni inviate da organi interni, tessuti e pelle al sistema nervoso, permettendo di percepire sensazioni come fame, sete, battito cardiaco, respiro e stanchezza, oltre che emozioni.

 

Fonti e approfondimenti

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/obr.70001https://doi.org/10.1111/obr.70001

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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