Cibi ultra – processati sempre più presenti nella dieta dei bambini

Ė sempre più evidente quanto i prodotti ultra – processati (UPF) nella dieta, siano dannosi per la salute pubblica e quanto stiano aggravando le disuguaglianze sanitarie.

Il problema è, però, diventato di una tale gravità e talmente grande gli esperti chiedono una risposta globale unificata che affronti il ​​potere delle multinazionali poiché di promuovere diete più sane e sostenibili, non ne hanno nessuna intenzione.

Cosa sono gli UPF?

Gli UPF rappresentano il gruppo di alimenti più elaborato nel sistema di classificazione Nova[1], e s’identificano dalla presenza di additivi sensoriali che ne migliorano la consistenza, il sapore o l’aspetto. Per produrre questi prodotti, c’è una trasformazione su larga scala di materie prime a basso costo, come mais, grano, soia e olio di palma, unitamente a un’ampia gamma di sostanze e additivi controllata da un piccolo numero di multinazionali.

Oltre alla lavorazione e agli ingredienti di scarsa qualità, questi prodotti sono progettati per essere iperappetibili, stimolando nel consumatore una dipendenza fuori controllo con la conseguente sostituzione di alimenti tradizionali ricchi di nutrienti, inoltre sono commercializzati in modo aggressivo grazie a un marketing privo di scrupoli.

Dannosi per l’uomo e per il pianeta

In molti paesi ad alto reddito, gli UPF rappresentano ormai il 50% circa del consumo alimentare delle famiglie, consumo in rapida crescita nei paesi a basso e medio reddito. L’impatto sulla salute di questi prodotti non si limita a quella umana, ma si amplia anche alla salute del pianeta. I sistemi di produzione industriale, la lavorazione, il trasporto delle materie prime agricole e gli imballaggi, prevalentemente di plastica, sono altamente inquinanti.

Parallelamente alla salute dell’uomo e del pianeta, l’industria alimentare genera enormi ricavi che li rende sempre più potenti, arrivando a finanziare le attività politiche aziendali con l’intento di contrastare i tentativi di regolamentare i prodotti UPF. Sono in pochi, ma dominano il mercato, e sono sempre più forti tra questi Nestlé, PepsiCo, Unilever e Coca-Cola.

L’intervento politico globale

Mai come ora, per contrastare questa minaccia, è necessario l’intervento, con approccio globale, di ogni singolo governo. Le azioni da intraprendere non sono semplici ma necessarie. Un cambiamento radicale che Lancet riassume in alcuni punti:

  • Aggiunta di marcatori ultra – processati, come coloranti, aromi e dolcificanti non zuccherini, ai modelli di profilazione nutrizionale utilizzati per identificare gli alimenti non salutari;
  • Etichette di avvertenza obbligatorie sulla parte anteriore della confezione;
  • Divieti di marketing rivolti ai bambini;
  • Restrizioni su queste tipologie di alimenti nelle istituzioni pubbliche;
  • Tasse più elevate sugli UPF.

“Il dominio del mercato e il potere politico dell’industria UPF devono inoltre essere affrontati con una politica di concorrenza più incisiva, sostituendo l’autoregolamentazione con una regolamentazione obbligatoria e contrastando l’interferenza aziendale. Anche la società civile può contribuire ad accelerare il cambiamento, come dimostra il Food Policy Program di Bloomberg Philanthropies , che ha favorito il conseguimento di vittorie politiche in tutta l’America Latina e nell’Africa subsahariana, creando coalizioni per promuovere la regolamentazione del settore, valutando le politiche una volta implementate e fornendo supporto quando i paesi si trovano ad affrontare interferenze aziendali nell’adozione e nell’attuazione di politiche volte a limitare il consumo di UPF”.

No alle sovvenzioni per le multinazionali

Le raccomandazioni della Commissione EAT- Lancet , indicano una trasformazione dei sistemi alimentari che reindirizzi i sussidi agricoli dalle grandi multinazionali. Nel frattempo i produttori alimentari locali dovrebbero essere maggiormente supportati nella produzione di alimenti e pasti del territorio sul territorio, che siano accessibili, pratici e attraenti per i consumatori, ma soprattutto sani.

L’industria UPF è l’emblema di un sistema alimentare sempre più controllato da multinazionali che antepongono il profitto aziendale alla salute pubblica. Lancet rafforza la necessità d’immediate azioni politiche volte ad affrontare la sfida dell’UPF.

Riflessione personale

Ogni governo dovrebbe tutelare i propri cittadini come compito primario, contrastando chi, a discapito della salute, guadagna soldi e potere. Non dovrebbero esserci degli studi che confermino quanto sta accadendo: il buon senso e la correttezza avrebbero dovuto agire da molto tempo.

 

[1] La classificazione NOVA è un sistema per classificare gli alimenti in base al grado e allo scopo della loro trasformazione, non alla loro composizione nutrizionale.

 


Fonte e approfondimenti – https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)02322-0/fulltext

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Foto di copertina canva.com

 

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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