Big Food & Soda: stop al marketing stealth nelle scuole e negli asili

Premesso che, dovrebbe essere compito di ogni governo investire sulla salute dei bambini per offrire benefici a lungo termine, riducendo il rischio di ammalarsi e quindi di non aumentare le spese sanitarie, nonostante tutte le indicazioni su una sana e corretta alimentazione e sull’importanza di aiutare le famiglie nell’intraprendere strade virtuose, c’è sempre qualcosa che devia queste stessa strade.

Nell’ultima indagine recentemente pubblicata dal Gruppo BMJ (British Medical Journal),  si mette in evidenza quanto,  il marketing dell’industria alimentare e delle bevande,  stia operando in modo subdolo e invisibile (marketing stealth) proprie nelle scuole e negli asili nido

Che le aziende del food, compreso le bevande zuccherate, stiano lavorando sui bambini è ormai un dato di fatto, ma che si permetta di entrare nelle scuole (luogo in cui l’educazione deve essere libera da conflitti di interessi)per fare educazione alimentare attraverso campagne di “sana alimentazione” con la distribuzione di materiali gratuiti” è il colmo, e in Italia non ne siamo certo esenti.

Guida Nutripiatto per la Scuola – strumento didattico per insegnanti

Tattiche e strategie

Le tattiche utilizzate sono le stesse impiegate dalle industrie di alcol e tabacco, che, insieme  all’industria alimentare e delle bevande, sono tra le più dannose per la salute nel suo insieme.

Ad esempio Kellogg’s e Greggs sono fornitori di cibo all’interno delle scuole, mentre aziende tra cui Coca-Cola, PepsiCo, Mars, Nestlé e McDonald’s, con la scusa dello sviluppo delle politiche, finanziano un ente di beneficenza ed entrano a gamba tesa su territori ancora inesplorati (vedi Chapas).

Nell’articolo si evidenziano le complessità dei dialoghi sulle conversazioni da tenere con l’industria alimentare e delle bevande, poiché, mentre il tabacco e l’alcol, oltre a essere dannose, non sono necessarie, queste sono definite sostanziali, e, alcuni prodotti, addirittura utili per la salute (vedi conclusione). Gli scienziati, giustamente, prendono però posizione su quelle aziende che producono cibo e bevande non salutari, prodotti ricchi di grassi, sale e zucchero.

Dichiarazioni e richieste

Per quanto riguarda il marketing stealth delle aziende  Greg Fell, direttore della sanità pubblica dichiara in modo inequivocabile che:

“Una ricchezza di prove che, essendo coinvolti nei programmi scolastici, i prodotti nocivi vengono normalizzati”.

In una lettera aperta scritta  da The BMJ  a Wes Streeting – segretario di stato per la salute e l’assistenza sociale del Regno Unito –  gli esperti avanzano al governo tre richieste:

  1. Implementazione nazionale di club per la colazione finanziati dal governo che aderiscano alle linee guida nutrizionali;
  2. Includere scuole e asili nido nelle normative future che riguardano la regolamentazione di pubblicità e marketing in relazione ad alimenti e bevande;
  3. Divieto di sponsorizzazioni e di distribuzione di materiali didattici da parte di aziende/industrie che non siano libere da conflitto di interesse e che rappresentino marchi di prodotti dannosi alla salute.

Saranno richieste che avranno risposta? Staremo a vedere.

Il limite umano di vedere problemi dove non ci sono

Concludo con una riflessione rispetto al mantenere dialoghi moderati con l’industria alimentare che elabora prodotti “utili alla salute”:

“Sempre sul The BMJ è stato pubblicato un nuovo studio in cui si rileva che mentre il cioccolato al latte è associato a un aumento di peso a lungo termine, mangiare cioccolato fondente può (ipotetico) essere associato a un rischio inferiore di diabete di tipo 2.  Mi chiedo:”se il cioccolato fondente ha una ipotetica, e sottolineo ipotetica, riduzione del rischio di diabete, ma crea danni ambientali e sociali smisurati; e se una sana alimentazione nel suo insieme comunque riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2, perché mi devo preoccupare di avere un dialogo di cautela con l’azienda che lo produce? Credo sia arrivato il momento di mettere sul piatto della bilancia argomenti che prendano in considerazione anche il danno ambientale, e non solo il beneficio sull’uomo”.

 

Fonte: https://www.bmj.com/content/387/bmj.q2718

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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