🍬 Dal marketing all’ingegneria del gusto: chi sceglie?
Il settore alimentare continua la sua evoluzione e ha smesso di vendere prodotti cercando di indovinare i gusti del consumatore. Considerando lo sviluppo che hanno avuto le industrie alimentari arrivando a progettare prodotti (cibi ultra-processati) con la consapevole evidenza, anche scientifica, di creare guadagno a discapito della salute del consumatore, stanno andando oltre, o forse sono già oltre.
Eh sì, sembra proprio che il settore alimentare abbia smesso di indovinare cosa vogliamo e, grazie all’IA, il gusto è diventato un “problema ingegneristico misurabile”.
Ecco cosa cambia per il consumatore (e cosa dovremmo sapere):
📉 Dalla “Taglia Unica” alla Segmentazione Estrema
Basta prodotti per tutti. Le aziende usano enormi quantità di informazioni strutturate e non (big data) per creare 15-20 varianti precise invece di 4-6 generiche, con l’obiettivo di anticipare il desiderio prima ancora che il consumatore ne sia cosciente.
🧬 La “Scienza del gusto” è una trappola di familiarità?
L’IA analizza demografia, geografia e abitudini al fine di mappare i gusti del consumatore.
Gli uomini, ad esempio, preferiscono il cioccolato amaro (non per biologia) e
il marketing trasforma questa “abitudine” in una “preferenza innata” per giustificare la produzione.
🌍 Il Paradosso Culturale
L’IA sa esattamente cosa rifiuterai: il cioccolato con acido butirrico non è ben visto i UK e in Francia perché troppo americano.
Si crea così un “patrimonio culturale” ingegnerizzato dandoti il gusto che pensi di amare perché appartieni a quel gruppo, non perché lo scegli liberamente.
🤖 Il Futuro: Previsione vs Scelta
L’obiettivo finale delle aziende (Cargill, Nestlé, PepsiCo) non è la personalizzazione 1:1 (troppo costosa), ma la “precisione a livello di segmento intelligente”.
In pratica: l’algoritmo decide il sapore “perfetto” per il tuo gruppo demografico e te lo presenta come la tua unica vera scelta.
💡 Una domanda per te che consumi:
Se il tuo gusto è predetto da un algoritmo basato sui tuoi dati demografici, quanto è davvero “tuo”? Stiamo mangiando ciò che ci piace o ciò che l’ingegneria alimentare ha calcolato che ci piacerà?

