Carboidrati: cosa c’è da sapere?

Sono molti gli studi scientifici che hanno rilevato l’importanza dei cereali integrali e perché consumarli integralmente (per quanto possibile) attivi un’azione sinergica. Avete mai sentito parlare di una pianta di carboidrati? Non penso, ma, sia sul piano biochimico che concettuale, così è, punto.

Sono carboidrati o contengono carboidrati? È vero che i carboidrati fanno ingrassare?

Intanto i carboidrati, per definizione, sono biomolecole (dette anche glucidi o zuccheri) composte da tre elementi chimici: carbonio, idrogeno e ossigeno.

La pasta, così come il riso integrale, l’orzo, ecc., non sono carboidrati, ma contengono carboidrati e dire che lo sono è una semplificazione linguistica imprecisa.

La pasta, ad esempio, è un alimento complesso costituito da diversi macronutrienti.

La sua composizione media per 100 grammi si articola in:

  • Carboidrati (principalmente amido): circa il 70% – 75%
  • Proteine: circa il 10% – 14% (provenienti dal glutine e da altre proteine del grano)
  • Acqua, fibre, grassi e sali minerali: in percentuale variabile.

E se lo dice la scienza!

Non mangiare carboidrati perché fanno ingrassare è errato. Proviamo invece a cambiare prospettiva, perché è proprio la scienza che dice quanto sia importante il cereale integrale, nello specifico il riso, proprio per dimagrire.

Sappiamo che l’obesità e il diabete di tipo 2 sono in forte aumento e la ricerca si sta affannando per trovare terapie più adeguate e sicure. Alcuni farmaci hanno mostrato un’efficacia limitata presentando, di contro, numerosi effetti collaterali, alcuni di non poco conto. Per di più abbiamo uno stile di vita alimentare che vede in aumento quei cibi cosiddetti ad alta densità calorica unitamente a (paradossalmente) quelli “light”. Nel mio articolo “Aspartame: ben oltre il principio di precauzione”  , si evidenzia quanto questi “prodotti light” siano poco salutari, senza contare che, oltre a non essere dimagranti come il marketing vuole farci credere, predispongono l’organismo ad attivare meccanismi che aumentano la sensazione di fame, inducendolo a una continua necessità di mangiare.

Cereali integrali sempre!

Da tempo si sta dimostrando quanto sia importante il consumo di cereali integrali in chicchi. In uno studio pubblicato su PubMed, emerge l’importanza di un approccio alimentare naturale che può rappresentare un valido mezzo per affrontare obesità e diabete. Ma fino a qui, niente di nuovo.

Sebbene studi recenti abbiano dimostrato che il riso integrale migliori l’intolleranza al glucosio e prevenga l’obesità e il diabete di tipo 2 negli esseri umani, i meccanismi molecolari sottostanti rimangono ancora poco chiari.

È risultato chiaro però che uno dei principali componenti del riso integrale – l’orizanolo (Orz) – svolge un ruolo importante inducendo la riduzione dello stress causato da una dieta ricca di grassi nell’ipotalamo, portando così a un significativo spostamento della preferenza dai cibi grassi a quelli sani. Il riso integrale rappresenta quindi una proprietà necessaria sia per regolare il rapporto con il cibo legato al piacere e alla dipendenza (regolazione edonica), sia per regolare l’aspetto metabolico migliorandone lo squilibrio.

Amico del pancreas

Il riso integrale inoltre riduce lo stress che una dieta ricca di grassi provoca nelle cellule pancreatiche, potenziando la funzione delle cellule β. In particolare agisce direttamente sulle isole pancreatiche e migliora la secrezione di insulina stimolata dal glucosio. Questa evidenza sottolinea l’importanza di preferire un cambiamento alimentare come un promettente obiettivo terapeutico nella sindrome obesità-diabete e suggerisce quanto il riso integrale potrebbe avere una rilevanza per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 negli esseri umani.

Non dimentichiamoci però che la soluzione è e sarà sempre un’alimentazione varia unitamente a un corretto stile di vita.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.

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