Si possono applicare politiche per ridurre il consumo di zucchero?

Cibi e bevande ultra processati,  fortemente pubblicizzati da un marketing scellerato, ad alto contenuto energetico ricchi di grassi, zucchero e sale ma poveri di nutrienti sani, svolgono un ruolo importante nel determinare alti livelli di obesità, aumento di malattie croniche non trasmissibili e morte prematura. Ė stato recentemente pubblicato su  National Library of Medicine, uno studio i cui risultati espongono i dati delle politiche applicate per la riduzione dello zucchero nel Regno Unito e in Irlanda del Nord. Nonostante i dati non ci appartengano, con quest’articolo vorrei porre l’accento che molti Stati, nel mondo, stanno facendo qualcosa, ma non l’Italia che ha appena rinviato di un altro anno l’inserimento della “Sugar Tax” per non ledere  le industrie: della salute dei cittadini, nessun riferimento.

Regno Unito e Irlanda del Nord

Nel decennio precedente, il governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha implementato diverse politiche volte a ridurre l’assunzione di zucchero con un successo dichiarato misto:

“l’imposta obbligatoria ha ottenuto una riduzione delle vendite totali di zucchero del 34,3% e il programma di riduzione volontaria ha ottenuto solo una riduzione del 3,5% dei livelli di zucchero dei principali fattori che contribuiscono all’assunzione di zucchero (nonostante un obiettivo del 20%)” .

Le prove dimostrano che le tasse sulle bevande zuccherate sono associate a prezzi più alti e spesso a vendite più basse, il che può contribuire a ridurre il consumo di zucchero. Le tasse sulle bevande zuccherate sono state implementate in più di quarantacinque paesi e in diverse giurisdizioni locali (purtroppo l’Italia non è in elenco).

La strada che si pensa di far intraprendere all’industria alimentare, è quella di migliorare il profilo nutrizionale di questi prodotti, riducendo gradualmente gli elementi nocivi come  ad esempio l’eccesso di zucchero. Questa politica prevede una diminuzione di 3500 decessi e 173.000 casi di carie dentale l’anno, oltre alla riduzione di molte altre patologie, risparmiando al Servizio sanitario nazionale 396 milioni di sterline ogni anno. Evidenziare questi potenziali miglioramenti potrebbe fornire un prezioso esempio anche per altri paesi.

Contenuto medio di zucchero nelle bevande prima e dopo l’introduzione dell’imposta sull’industria delle bevande analcoliche, Regno Unito. Fonte: Ufficio per i miglioramenti e le disparità sanitarie del Regno Unito.

Riformulare per peggiorare?

Poiché la riformulazione degli ingredienti per ridurre il contenuto di zucchero ha portato a un aumento dell’uso di dolcificanti, è possibile ipotizzare che ulteriori riduzioni dello zucchero potrebbe significare ulteriori aumenti nell’uso di dolcificanti.

L’OMS ha però suggerito ai Governi che, l’uso di dolcificanti, sarebbero da evitare, poiché i danni a lungo termine, si sono rivelati di grande entità rispetto alle malattie croniche non trasmissibili.   Una raccomandazione che, non solo solleva problemi su come progettare politiche che riducano il contenuto di zucchero nei prodotti industriali, ma che scoraggino la sostituzione di quest’ultimo con dolcificanti di sintesi.

Esiste il potenziale per estendere le imposte sulle bevande ad alto contenuto di zucchero a una gamma più ampia di prodotti; ad esempio, le bevande a base di latte e i succhi di frutta sono attualmente esclusi dall’imposta, ma sono consumati in volumi simili alle bevande zuccherate. Un’attenzione specifica dovrebbe essere prestata anche alle bevande alcoliche, un importante contributo all’assunzione di zucchero ma ampiamente escluso dalle politiche di riduzione dello zucchero.

I fondi raccolti tramite questa imposta bisognerebbe fossero destinati a iniziative di sanità pubblica, entrate basse sono indicative di un programma di riformulazione di successo; questa contraddizione è un aspetto di cui i decisori politici devono essere consapevoli.

Riflessione

All’interno dello studio si trovano dati rilevanti e analisi più approfondite sull’argomento, ma sta di fatto che il problema esiste, è grande ed è da risolvere. C’è un fatto fondamentale di cui dobbiamo tenere conto: è l’industria alimentare che si deve adeguare, perché la salute di tutti va salvaguardata.

Condividi!

About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
  • Notizie

    Bambini nell’orto: Come cambiano i comportamenti nei confronti del cibo

  • Notizie

    Masaf: Valorizzazione e recupero filiera frutta a guscio

  • Ricette

    Biscotti di mais – Kyekyire Paano – Costa d’Avorio 

  • Notizie

    Prodotti agricoli: Il glifosato non si elimina con il lavaggio!

  • Notizie

    L’U.E. conferma: Ketchup e condimenti in bustine monodose addio!

Potrebbe interessarti anche

  • Politiche alimentari

    Mercosur sospeso: al parere della Corte UE sulla sua conformità

  • Politiche alimentari

    UK: Vietata la pubblicità del cibo spazzatura in TV e online

  • Politiche alimentari

    Legge contro la deforestazione: rimandata di un altro anno!

  • Politiche alimentari

    F. Kennedy Jr. presenta la nuova piramide alimentare

  • Politiche alimentari

    Giornata mondiale dei “Diritti Umani”: Il cibo sano è un diritto!

  • Politiche alimentari

    Giornata mondiale del suolo: Suoli sani per città sane