La battaglia legale del cibo parte 2: l’Italia e la guerra dei rinvii

Introduzione

Mentre in Messico si contano 193 cause legali e in Brasile 17 anni di contenziosi, in Italia la battaglia per la salute pubblica sembra non esistere. Di fatto, le multinazionali del cibo (Coca-Cola, Ferrero, Barilla) non hanno bisogno di cause legali per bloccare le normative: usano una tattica più sottile, più costosa e più efficace: il tempo.

Dopo il primo articolo

Nell’articolo “La battaglia legale del cibo: le multinazionali contro i governi”, pubblicato a fine luglio 2026, ho voluto approfondire l’argomento per conoscere la situazione in Italia, che sembra essere diventata il terreno di coltura perfetto per la strategia del “rinvio infinito”, dove la salute dei cittadini viene sacrificata sull’altare del lobbying politico e della confusione scientifica.

I numeri che contano

La “Sugar Tax”, introdotta nel 2020 con l’obiettivo di scoraggiare il consumo di zuccheri e finanziare l’educazione alimentare nelle scuole, è stata posticipata ben otto volte.

L’ultima data fissata? 1° gennaio 2027.

Ogni rinvio non è un semplice ritardo burocratico: è un ritardo che permette alle aziende di continuare a vendere prodotti dannosi, fregandosene del danno che procurano alla salute pubblica e senza che da parte loro ci sia alcun interesse a riformulare le ricette per renderli più sani.

La scusa ufficiale è sempre la stessa: proteggere l’occupazione. In realtà, le pressioni di Assobibe e il peso politico dei giganti dell’industria alimentare hanno ridotto una misura di tutela sanitaria a una farsa: un vero esercizio di stallo. E mentre i governi discutono, l’obesità e il diabete crescono e i costi per il Servizio Sanitario Nazionale continuano a lievitare.

Il “Made in Italy” come Scudo

L’Italia è uno dei pochi Paesi europei che resiste all’adozione del Nutri-Score, il sistema a semaforo che permette di capire a colpo d’occhio la qualità nutrizionale di un prodotto.

L’argomento utilizzato dalle aziende e dalla politica è semplice: “demonizza il Made in Italy, i formaggi, i salumi e la pasta”.

In questo scenario, il colosso dolciario Ferrero emerge come un attore chiave. Citato in un’inchiesta internazionale come uno dei principali oppositori delle regolamentazioni globali, in Italia la sua influenza si estende al lobbying politico e al finanziamento di società scientifiche che spesso si oppongono alle normative più severe.

 🔍 Il Segreto Che Non Ti Hanno Mai Raccontato: Chi Scrive le Regole del Cibo?

C’è una verità scomoda che le multinazionali e le lobby alimentari hanno cercato in ogni modo di nascondere: le regole del gioco sono state scritte dalle stesse aziende che traggono profitto dalla tua salute.

Prendiamo la SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), l’ente ufficiale che redige i LARN, le linee guida nutrizionali su cui si basano i consigli dei medici, i libri di testo e le pubblicità in TV. Sembra un’istituzione neutrale, ma non lo è. La SINU è stata oggetto di forti critiche per la mancanza totale di trasparenza sui conflitti di interesse.

Il problema: aziende come Ferrero, Barilla e Nestlé finanziano direttamente ricercatori e società scientifiche che poi siedono ai tavoli dove si decidono le regole del “gioco”.

L’effetto: quando chi paga la ricerca ha interessi commerciali, i dati si mescolano: è il science washing più sofisticato: confondere la scienza per evitare regolamentazioni severe.

🍪 Parliamo della Ferrero

E se pensavi che il “Made in Italy” fosse un baluardo contro queste pratiche, ti sbagli di grosso. Ferrero, l’icona dolce che ci fa sentire orgogliosi, è in realtà uno dei maggiori oppositori delle politiche di salute pubblica:

In Italia usa il suo enorme peso politico per bloccare il Nutri-Score (l’etichetta a semaforo), sostenendo che “demonizzi” il nostro patrimonio culinario. In realtà, vuole solo nascondere il peso che i cibi ultra-processati hanno sul sistema sanitario.

Nel mondo: nell’inchiesta internazionale sulle 239 cause legali, Ferrero è citata esplicitamente come uno dei 9 gruppi principali  (insieme a Coca-Cola e Pepsi) che hanno intentato azioni legali per far deragliare le leggi sulla salute.

La strategia: mentre parla di “identità nazionale” e “tradizione”, dietro le quinte finanzia studi, lobby e movimenti per mantenere lo status quo, impedendo che tu abbia informazioni chiare su ciò che mangi.

La trasparenza non è un optional. È l’unica arma contro chi vuole nascondere la verità dietro un muro di avvocati, lobby e “scienza comprata”.

Conclusione

La strategia italiana non è la causa legale, è il rinvio. Non è lo scontro in tribunale, è l’erosione lenta della volontà politica.

Ma il tempo non è infinito. Ogni anno di ritardo costa alla salute pubblica milioni di euro e migliaia di vite.

 

👉 Leggi l’articolo principale “La Guerra Legale del Cibo” per scoprire come le multinazionali stanno combattendo la salute pubblica in tutto il mondo.

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Fonti e approfondimenti

https://www.dailymaverick.co.za/article/2026-08-04-how-big-food-sues-governments-to-keep-unhealthy-products-on-shelves/

https://ilfattoalimentare.it/big-food-contro-salute-pubblica-inchiesta.html

https://www.lighthousereports.com/investigation/big-food-vs-the-people/

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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