Il riso e l’acqua negata: sta succedendo nelle risaie della Lomellina

Mentre i canali social istituzionali si riempiono di video celebrativi sul valore del “Made in Italy”, sull’importanza dell’agricoltura e sulla purezza delle nostre risorse idriche, a pochi chilometri da Milano la realtà dei fatti racconta una storia completamente diversa. Una storia fatta di canali in secca, burocrazia opaca e scelte politiche che sembrano voler punire proprio chi la terra la rispetta davvero. In Lomellina, cuore storico della risicoltura italiana, la gestione dell’acqua durante le stagioni irrigue è diventata un terreno di scontro silenzioso.

La propaganda racconta che la colpa è unicamente del cambiamento climatico mentre, sul campo, i coltivatori (del biologico?) si scontrano con una distribuzione delle quote idriche deviata alla fonte. Ecco cosa sta succedendo.

La “guerra dell’acqua” nelle risaie: perché la Lomellina resta all’asciutto?

La crisi idrica che colpisce i coltivatori di riso della Lomellina, in particolare nella zona di Ottobiano, non è solo una fatalità climatica come vogliono farci credere. Si tratta di un’emergenza strutturale e politica alimentata da tre fattori ben precisi:

  • La gerarchia geografica dei canali: La rete idrica che alimenta le risaie del Nord Italia è un sistema a cascata. Il Vercellese e il Novarese si trovano geograficamente a monte, vicini alle grandi fonti di prelievo. La Lomellina si trova invece all’estremità terminale di questa gigantesca rete. Quando la portata dei fiumi crolla, l’acqua viene quasi interamente assorbita dai comprensori piemontesi. I canali secondari che scendono verso Ottobiano si svuotano progressivamente, lasciando i campi lombardi a secco.
  • I furti di privilegio: Nei periodi di massima secca, la scarsità d’acqua esaspera le tensioni sui confini regionali. Il forte contrasto tra i diritti storici di prelievo e i bisogni attuali genera quelli che le associazioni di categoria denunciano come veri e propri “furti di privilegio”. Chi si trova in una posizione di vantaggio idrico tende a difendere i propri flussi a scapito delle aree svantaggiate, rendendo la distribuzione della risorsa profondamente iniqua e privando le aziende agricole di Ottobiano dell’acqua per cui hanno regolarmente pagato.
  • L’inefficacia dei tavoli tecnici: Per gestire le emergenze, le autorità attivano tavoli tecnici e cabine di regia con l’obiettivo di stabilire turnazioni idriche e garantire una spartizione equa. Spesso, però, queste decisioni arrivano in ritardo o si scontrano con l’impossibilità di controllare capillarmente ogni chilometro di canale. Le turnazioni forzate si traducono così in un paradosso: per salvare i raccolti posizionati a monte, si decide di sacrificare quelli a valle, condannando la Lomellina a turni di secca insostenibili.

I numeri del disastro: cosa c’è in gioco in Lomellina

La disperazione dei risicoltori non è solo emotiva, ma è dettata da cifre drammatiche che rischiano di far saltare l’intera economia agricola locale:

  • Il deficit idrico strutturale: Secondo i dati ufficiali di comparto raccolti dai portali di settore come RisoItaliano, la rete irrigua soffre di un deficit idrico complessivo di circa il 36% rispetto alle medie storiche. Una carenza che si aggrava di giorno in giorno man mano che le temperature estive aumentano. [1]
  • Picchi di perdita record proprio a Ottobiano: Le analisi storiche e satellitari condotte dall’Ente Nazionale Risi in contesti di forte siccità estiva indicano che l’area della bassa Lomellina (in particolare i comuni di Ottobiano, Zeme, San Giorgio e Mortara) è sistematicamente la più colpita, registrando perdite secche tra il 22% e il 24% dell’intera produzione locale. [2]
  • Campi abbandonati per salvare il salvabile: La scarsità d’acqua costringe i risicoltori a compiere scelte strazianti: abbandonare completamente i campi più distanti e marginali (lasciandoli bruciare dal sole) per convogliare l’esigua acqua rimasta solo su poche parcelle vicine alle bocchette di prelievo, nel disperato tentativo di salvare almeno una minima percentuale del raccolto di settembre. [3]
  • Un danno economico insostenibile: A livello provinciale, Coldiretti Pavia e le altre sigle sindacali stimano che le perdite di produzione nei campi di riso non equamente irrigati possano sfiorare picchi del 40%, il tutto mentre i produttori devono continuare a pagare i costi fissi delle tessere irrigue e delle materie prime. [4]

La nascita dei comitati e la mobilitazione

I risicoltori di Ottobiano e dei comuni limitrofi non intendono assistere in silenzio alla morte delle loro aziende. La nascita dei comitati spontanei e il coinvolgimento dei media regionali e televisivi servono a portare alla luce una verità scomoda: gli agricoltori della Lomellina stanno pagando per un servizio di erogazione idrica che di fatto non ricevono, a causa dei prelievi selvaggi e della gestione sbilanciata a favore dei comprensori piemontesi. [5, 6] [1] https://www.risoitaliano.eu

[2] https://www.enterisi.it

[3] https://www.youtube.com

[4] https://www.ilgiorno.it

[5] https://www.ilgiorno.it

[6] https://laprovinciapavese.gelocal.it

Immagine di copertina: Campo di riso Ottobiano fornita da Alberto Fusar Imperatore

Azienda Agricola Il Sole Ottobiano

Questo video è dello scorso anno ma niente si è fatto. Il problema è sistematico.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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