Il mirtillo congelato e i paradossi della comunicazione

Recenti ricerche scientifiche hanno confermato che il processo di congelamento non si limita a preservare la freschezza degli alimenti, ma contribuisce a rendere i loro nutrienti più disponibili e facilmente assimilabili dall’organismo umano; in particolare, è stato dimostrato che, successivamente alla fase di scongelamento, la biodisponibilità di alcuni composti specifici può risultare superiore.

È innegabile che la rottura delle pareti cellulari, causata dai processi di congelamento e successivo scongelamento, possa rendere accessibili elementi nutritivi preziosi che diversamente rimarrebbero intrappolati; tuttavia, sorge spontanea una domanda: questa degradazione strutturale è da considerarsi sempre positiva o andrebbe approfondita?  Parallelamente, la comunità scientifica e le autorità sanitarie hanno recentemente rivolto alla cittadinanza l’ennesimo appello, invitando a evitare il consumo di frutti di bosco congelati a causa del concreto rischio di contrarre l’epatite A.

Di fronte a indicazioni così contrastanti – dove da un lato si promuove la tecnologia del freddo per il nostro benessere e dall’altro la si indica come veicolo di rischio – come può il cittadino tutelare la propria salute in modo consapevole? La scienza ci offre risposte sempre più parcellizzate e frammentate, lasciando al singolo il compito di ricomporre un quadro logico che spesso appare contraddittorio.

Epatite a e frutti di bosco surgelati

Recentemente mi sono occupata dell’argomento e ne ho pubblicato un articolo  dal titolo  “Epatite A e frutti di bosco congelati” all’interno del quale ho provveduto a informare il lettore sui potenziali rischi di contaminazione che possono verificarsi durante le fasi di coltivazione e raccolta. È importante sottolineare che il processo di surgelazione non è in grado di disattivare o eliminare il virus, che viene trasmesso per via orale nel momento in cui si consumano i frutti crudi scongelati.

Pertanto, se da una parte la ricerca biochimica ci dice che alcuni nutrienti si rendono più disponibili attraverso la conservazione sottozero, dall’altra la ricerca epidemiologica ci pone davanti a un patogeno pericoloso che in quel medesimo ambiente resta attivo. Due verità scientifiche parallele che, calate nella realtà quotidiana del consumatore, generano un evidente cortocircuito logico.

Rottura cellulare e masticazione

Riflettendo con maggiore attenzione su questo dualismo, mi è sorta spontanea un’ulteriore domanda: abbiamo davvero bisogno di delegare al congelamento industriale il compito di rompere le cellule per assimilare i nutrienti? La pratica della masticazione è diventata, nel corso del tempo, così tanto

Al contrario, la masticazione rappresenta l’azione primaria e fondamentale dell’intero processo della digestione; essa non si limita semplicemente a una frammentazione meccanica, ma attiva complessi meccanismi metabolici ed enzimatici che il congelamento, o altre tecniche di conservazione similari, non sono assolutamente in grado di stimolare o replicare. C’è una logica profonda e naturale nel nostro corpo che la tecnologia non può sostituire.

Aspetto Masticazione Congelamento/Scongelamento
Meccanismo Fisiologico (meccanico/digestivo) Fisico (cristalli di ghiaccio)
Azione sul cibo Graduale e progressiva Improvvisa e strutturale
Effetto termico Nessuno (temperatura corporea) Shock termico significativo
Risposta biologica Attivazione enzimatica naturale Possibile alterazione/attivazione enzimatica

Riflessione

Oramai le informazioni vengono comunicate sempre più spesso a compartimenti stagni, con l’obiettivo di accrescere il numero di “like” e rimpolpare i profili di contenuti effimeri, piuttosto che per una reale utilità collettiva. Non si presta più attenzione al contesto generale che circonda l’informazione: si prende un singolo dato scientifico, lo si assolutizza e lo si sbatte in prima pagina, creando ulteriore confusione e disordine sociale, esattamente come accade in questo specifico caso.

La scienza non è un dogma inattaccabile e le sue risposte cambiano a seconda della lente con cui si guarda il problema. Per questo è fondamentale non fermarsi mai alla sola superficie delle notizie: imparare ad approfondire con rigore e spirito critico ci aiuta, come cittadine e cittadini consapevoli, a compiere scelte sempre più oculate, autonome e coscienziose.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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