Frutta secca, tra scienza e medicine antiche
I benefici dei semi oleaginosi (noci, mandorle, nocciole, semi di sesamo, ecc.) sono veramente importanti, ma spesso incontrano la diffidenza di molte persone per il loro eccesso calorico e la conseguente paura di ingrassare.
Scientificamente, ad esempio, la mandorla ha funzioni peculiari nella biochimica intracellulare delle cellule neoplastiche per quanto concerne la degradazione della vitamina B17 e l’apoptosi che viene selettivamente indotta. I meccanismi generati da elementi naturali e non brevettabili sono osteggiati e ignorati dalla medicina ufficiale. Orbene, l’azione della B17, contenuta in svariati semi ma in particolare nelle mandorle, pesche, albicocche, è di un’importanza fondamentale nell’approccio alimentare, non solo del paziente oncologico.
Inoltre, la frutta secca in generale è molto ricca di ferro, calcio, fosforo, vitamina E, vitamina B2 ed è anche ricca di grassi prevalentemente insaturi (acido linoleico, acido linolenico, acido oleico).
Molti studi [1] hanno altresì concluso che una maggiore assunzione di noci è associata a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, cancro e mortalità per malattie respiratorie, diabete e infezioni.
Quando la scienza crea il danno?
Purtroppo quando un alimento viene scientificamente promosso per le sue nobili caratteristiche (dose giornaliera consigliata 30/40 g) come in questo caso, il consumatore, a maggior ragione se ha una grave patologia in atto, percepisce questo messaggio come una salvezza e, se poco fa bene, tanto farà meglio! E così le dosi quotidiane aumentano in modo esponenziale, ma l’eccesso stroppia sempre.
Due strade per la conoscenza
L’integrazione tra la scienza moderna e le antiche sapienze, se queste ultime vengono utilizzate con buon senso, è sempre più necessaria e, anche se non è semplice, vorrei dare a tutti questi dati appena esposti un valore aggiunto.
La Medicina Tradizionale Cinese non prende in considerazione il singolo nutriente, ma lo vede in un contesto d’insieme. All’interno di un alimento possiamo considerarne la natura, vale a dire l’impatto termico che ha sul nostro organismo (tiepido, caldo, fresco, freddo). Un semplice esempio che mi viene da esporre è quello di una persona che soffre di bruciori di stomaco e continua ad assumere curcuma e pepe (per rimanere in tema di messaggi scientifici): non avrà certo dei benefici poiché le spezie, che hanno una natura calda, peggioreranno il problema esistente.
Parliamo di noci
Le noci possiedono una natura tiepida; il loro sapore è dolce (azione umidificante) e i canali destinatari sono: Polmone, Rene, Intestino Crasso. È un alimento indicato per:
- dolore e astenia lombare, alle ginocchia e calcolosi renale (Rene);
- tosse cronica e asma (Polmone);
- stipsi con secchezza all’intestino, specie nell’anziano (intestino).
Considerare la forma a altri dati
Oltre all’importanza della natura di ogni singolo alimento, altri dati possono essere utilizzati suggerire diete mirate come ad esempio la forma, il sapore, il profumo, le tecniche di trasformazione, le cotture, ed è curioso scoprire che ci sono alcune analogie tra forma dell’alimento e organo correlato.
![]() |
Osservando la noce notiamo la sua somiglianza con il cervello, ma se la posizioniamo in verticale fa subito pensare al polmone.
Punti di incontro
Studi epidemiologici suggeriscono che l’incidenza di malattie cardiovascolari e dell’osteoporosi in post-menopausa nel bacino del Mediterraneo è bassa e le noci, tra gli altri alimenti, svolgono un ruolo importante nella nutrizione.
L’introduzione delle noci nella dieta è associata a un ridotto rischio di malattia coronarica, ipertensione, calcoli biliari, diabete, cancro, sindrome metabolica e obesità viscerale. Il consumo di noci e bacche è associato alla riduzione del danno ossidativo, dell’infiammazione, della reattività vascolare e dell’aggregazione piastrinica, e al miglioramento delle funzioni immunitarie. Tuttavia, solo recentemente si sono dimostrati gli effetti del consumo di noci e bacche sul cervello, sui diversi sistemi neurali e sulla cognizione.
È sempre più evidente che la sinergia e l’interazione di tutte le sostanze nutritive e degli altri componenti bioattivi nelle noci e nelle bacche possano avere un effetto benefico sul cervello e sulla cognizione. Il consumo regolare di noci, il consumo di frutti di bosco, o entrambi potrebbero eventualmente essere utilizzati come una strategia terapeutica aggiuntiva nel trattamento e nella prevenzione di numerose malattie neurodegenerative e disfunzioni cerebrali legate all’età. Un numero crescente di studi sull’uomo mostra che un’integrazione alimentare con noci, frutti di bosco, o entrambi è in grado di modificare le prestazioni cognitive negli esseri umani, invertendo gli effetti della neurodegenerazione nell’invecchiamento. © 2014 American Society for Nutrition –
Effetti indesiderati
È importante però considerare anche altri aspetti che non possono essere supportati da un’analisi molecolare.
L’assunzione di noci o frutta secca in genere, ma anche di tutti gli altri alimenti, è soggettiva; difatti la quantità da assumere non è traducibile in grammi (a meno che l’assunzione non sia farmacologica), ma nella quantità di cui il nostro organismo ha necessità, in quanto ci possono essere degli squilibri in atto per cui la frutta secca può essere addirittura controindicata sul momento.
Ad esempio, se soffriamo di diarrea cronica o comunque, per problemi di infiammazione intestinale, le feci espulse non sono formate, oppure, quando la tosse presenta una manifestazione di calore (espettorato giallo o verde), o ancora, in alcune manifestazioni tipiche della menopausa (vampate, sudorazioni notturne), la frutta secca potrebbe non essere indicata.
Non so se ci sono ricerche scientifiche che confermano tutto questo, ma di fatto è quello che l’osservazione clinica mostra, e di questo bisogna tener conto. Non si vuole assolutamente dire di non mangiare le noci, ma non possiamo nemmeno dire che più ne mangiamo e meglio è, perché non è così.
Citando il Dr. Ivan Cavicchi: ”le opinioni del malato sono assolutamente complementari alle verità scientifiche della scienza. Quando tu non hai le opinioni del malato la scienza rischia di essere più fallibile”.
Una scienza che deve ripensarsi
Il messaggio che la scienza deve far passare è di un cambiamento alimentare nel suo insieme; le ricerche scientifiche devono essere fatte e condivise per gli addetti ai lavori, questo per limitare i rischi di incomprensioni e di eccessi che sono molto dannosi e purtroppo all’ordine del giorno.
La scienza non deve enfatizzare un alimento perché esiste un equilibrio soggettivo, e questo va rispettato; divulghiamo un’alimentazione sana, un’alimentazione che dia enfasi alla nostra cultura, che riporti la tradizione del territorio, che riduca l’assunzione di proteine animali a una volta a settimana, ma l’equilibrio personale va rispettato. Il messaggio scientifico deve cambiare.
[1] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27916000/
Condividi!
Scienza e Ricerche Scientifiche
Frutta secca, tra scienza e medicine antiche
Ricette
Sorbetto di pesche al cardamomo
Cibo e salute
Perché dobbiamo fare attenzione alle bibite ghiacciate?
Ricette
Crostata di melone cantalupo agrumato
Salute e Ambiente
Il riso e l’acqua negata: sta succedendo nelle risaie della Lomellina
Potrebbe interessarti anche
Scienza e Ricerche Scientifiche
Frutta secca, tra scienza e medicine antiche
Scienza e Ricerche Scientifiche
Il colore che ti inganna (e la scienza che lo giustifica)
Scienza e Ricerche Scientifiche
Dolcificanti: l’alternativa allo zucchero diventa un problema di salute
Scienza e Ricerche Scientifiche
Carboidrati: cosa c’è da sapere?
Scienza e Ricerche Scientifiche
Pesticidi in agricoltura e leucemie infantili
Scienza e Ricerche Scientifiche
Pesticidi ed ecosistema intestinale


