Dalla tradizione un pane povero ma sfizioso

E’ chiamato ju salavaticu ed è un un pane che un tempo veniva preparato dalle donne per essere poi portato ai loro mariti che lavoravano nei campi. Gli ingredienti sono semplicissimi: farina, acqua, sale, e mentuccia romana; impastato e fritto in abbondante olio. Il pane veniva accompagnato con erbe selvatiche di stagione. 

Nelle ricette antiche gli ingredienti venivano tramandati oralmente, ma non le dosi; mi piace pensare che un tempo veniva utilizzato l’intuito e il sentire. Quando l’ho preparato mi sono segnato le dosi per poterle condividere con voi, ma vi invito a sperimentare una cucina diversa, fatta di sensazioni e non di dosi.

Chef Francesco

Glutine: presente

Difficoltà: bassa

Tempo di preparazione: 15 minuti

Tecnica di cottura:Frittura

Stagionalità: Normalmente veniva preparato in primavera

Utensili: Bacinella per impastare, pentola per friggere, mattarello, vassoio

Ingredienti per 6 piadine

  • Gr. 300 di farina si semola di grano duro (o altra farina che abbiamo in casa, ma non usiamo farine troppo raffinate);
  • ml. 150/170 di acqua a temperatura ambiente
  • un pizzico di sale marino integrale
  • qualche foglia di menta tagliata fine
  • olio extravergine di oliva spremuto a freddo per la frittura*

Unire gli ingredienti ed impastare sino ad ottenere un composto liscio ed elastico. Dividerlo in tante palline e stenderle con il mattarello. Scaldare una padella con abbondante olio e friggere due minuti per parte. Servire con delle erbe selvatiche appena scottate e condite con qualche goccia di limone.

*chi non ama la frittura, può semplicemente ungere la piastra di ghisa.

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.

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