Bere caffè è come mangiare un piatto di verdure
Recenti studi hanno mostrato che il caffè (in particolare il caffè verde, non torrefatto, ma anche quello normale in misura diversa) contiene acido clorogenico. Quando questo composto arriva nell’intestino, i batteri lo trasformano in altri metaboliti, soprattutto acido diidrocaffeico, acido diidroferulico e acido 3-idrossifenilpropionico. La velocità di questa trasformazione cambia da persona a persona, perché dipende dal microbiota di ciascuno.
Uno studio dell’Università di Trento, pubblicato nel 2024 su Nature Microbiology, ha inoltre scoperto che chi beve caffè regolarmente ospita da 6 a 8 volte più Lawsonibacter asaccharolyticus, un batterio che produce butirrato: lo stesso acido grasso a catena corta generato dalla fermentazione delle fibre vegetali. A questi composti vengono attribuite proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.
Il caffè e il piatto di verdure
Subito alcuni influencer nutrizionisti hanno buttato l’informazione in pasto all’algoritmo dei social, tralasciando altri dati che l’avrebbero resa completa e semplificando un processo che in realtà è più complesso:
- Meccanismo diverso, effetto simile: le verdure forniscono fibre che nutrono un’ampia gamma di batteri, i quali producono butirrato e altri acidi grassi a catena corta (SCFA). Il caffè fornisce polifenoli che nutrono ceppi specifici e vengono trasformati in metaboliti diversi, come l’acido diidrocaffeico. Entrambi possono ridurre l’infiammazione, ma attraverso percorsi metabolici e batteri diversi.
- Quantità: un piatto di verdure apporta una quantità massiccia di fibre e prebiotici che sostengono la diversità del microbiota. Il caffè, pur essendo un buon prebiotico grazie ai suoi polifenoli, non può sostituire la varietà e la quantità di nutrienti forniti dalle verdure.
- Il “science washing” in azione: è tipico del marketing alimentare o della divulgazione sensazionalistica prendere un dato reale (il caffè favorisce la produzione di composti antinfiammatori) e usarlo per suggerire che “il caffè è come le verdure”, spingendo la gente a bere caffè pensando di compensare l’eventuale mancanza di vegetali.
Cosa dice la ricerca?
Gli studi confermano che i consumatori di caffè hanno spesso un microbiota più diversificato e, in alcuni casi, livelli più bassi di marcatori infiammatori. Tuttavia i ricercatori sottolineano quasi sempre che il caffè è un complemento alla dieta, non un sostituto delle fibre.
Lo stesso Nicola Segata, che ha guidato lo studio di Trento, ha precisato che il batterio associato al caffè non sembra avere un ruolo particolarmente rilevante per la salute. Gli autori della ricerca, insomma, non hanno mai detto che il caffè equivale a un piatto di verdure.
In sintesi: il caffè nutre specifici ceppi batterici, ma dire che equivale a un piatto di verdure è un’affermazione che ignora la complessità del microbiota e il suo bisogno di fibre per la salute intestinale generale.
Riflessione personale: ma allora perché divulgarla?
Il paradosso del deficit: il caffè nella dietetica cinese
Nella dietetica cinese l’alimento viene considerato nel suo insieme e inserito in un contesto dietetico relativo all’ambiente in primis (mangio ciò che mi dà l’ambiente che mi circonda) e a chi lo deve assumere (l’essere umano con tutta la sua storia). Il caffè, inteso come chicco tostato, è di natura calda e questo lo fa rientrare in una categoria di cibi non propriamente equilibrati: viene posto quasi come un farmaco, e quindi utilizzato solo quando la situazione lo richiede e non per uso quotidiano.
Il suo tropismo (l’organo che accoglierà l’azione dell’alimento) è su cuore, polmone e colon. Il suo sapore è l’amaro, con azione rassodante e disseccante (elimina le componenti umide); dirige il qi verso il basso e di conseguenza è evacuante e diuretico, ma il calore della sua natura si sprigiona verso l’alto provocando, se assunto in eccesso, tachicardia, rabbia e irritabilità. Rinvigorisce lo yang e i soffi del cuore, residenza della sfera emotiva, stimolando e risvegliando la mente, ma creando anche eccitazione fisica e mentale.
Energia illusoria
Moltissime persone che si affacciano alla volontà di cambiare alimentazione riferiscono di sentirsi molto stanche al mattino: si alzano a fatica e si sentono un po’ intontite. Ma dopo aver bevuto un caffè tutto va molto meglio (rinvigorisce lo yang stimolando e risvegliando la mente, creando eccitazione fisica e mentale) e iniziano così la loro giornata.
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Fonti
- Università di Trento – There’s a link between coffee and microbiome
- L’Adige – Un batterio rivela l’identità degli amanti del caffè
- Scientific American – Coffee Boosts Beneficial Gut Bacterium
- Ludwig et al. 2013 – Catabolism of coffee chlorogenic acids by human colonic microbiota
- Paiva et al. 2019 – Coffee or caffeine and inflammatory markers: systematic review
- Nutrients 2020 – Coffee Consumption and CRP Levels: meta-analysis
- Meta-analisi caffè, NAFLD e fibrosi epatica
- Cornelis et al. – Coffee, CYP1A2 genotype, and risk of myocardial infarction
- Zhou & Hyppönen 2019 – UK Biobank, caffeine metabolism genetics and CVD
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