🧠 Studi scientifici: perché sappiamo ma non facciamo nulla?

Il fatto che ancora oggi (2026) si continuino a pubblicare studi scientifici che “ri-confermano” l’urgenza di un approccio sistemico non rappresenta un progresso scientifico, bensì inazione politica camuffata da ricerca.

1.  La ricerca come “alibi”

Perché si continuano a pubblicare studi che dicono quanto sia importante un approccio sistemico se poi nulla cambia?

Sembra quasi un alibi per le istituzioni e le ONG, come dire: *”Guardate, non preoccupatevi, stiamo studiando il problema”. Di fatto è una forma di inazione proattiva perché, fin quando si pubblica carta con dati che hanno sempre bisogno di essere approfonditi, non si è costretti ad agire. Se si agisse, significherebbe affrontare i veri colpevoli: l’industria alimentare, il lobbying, le politiche agricole.

2.  Il conflitto di interessi sistemico

Il sistema che causa l’obesità è lo stesso sistema che finanzia gran parte della ricerca e influenza le politiche. L’approccio sistemico richiede che si regolamenti l’industria (tasse, divieti di marketing, etichette chiare) e le aziende non vogliono certo questo, usando il loro potere per bloccare le politiche e costringendo i governi a “protrarre gli studi” invece di legiferare.

Il circolo vizioso della politica

Il circolo vizioso tra ricerca, politiche e industria alimentare.

3.  Non è più solo una questione di scelta individuale

Nonostante le evidenze scientifiche, il messaggio pubblico rimane immutato: “Mangia meno, muoviti di più”. Questo approccio scarica ogni responsabilità su genitori e figli, occultando il fatto che l’ambiente in cui vivono è strutturato per ostacolarli. Si tratta di una colpevolizzazione sistematica che tutela le vere cause del problema.

4.  Il pretesto: l’obesità è un problema complesso

La complessità del sistema viene utilizzata come scusa per evitare che si prendano decisioni, e questo è un dato di fatto.

In realtà le soluzioni sono ben note; possono essere discutibili, ma nessuno le discute, si rimandano direttamente. Per la politica è più facile rimandare

5. Il paradosso della conoscenza

Nel 2016, la prestigiosa rivista The Lancet pubblicò una serie di studi che cambiarono per sempre il modo di vedere l’obesità infantile. La conclusione era chiara e inconfutabile: l’obesità non è un fallimento individuale. Lo studio evidenziava la responsabilità nei confronti di un sistema alimentare tossico, progettato per vendere prodotti ultra-processati, ipercalorici e a basso costo, con un marketing aggressivo che prende di mira soprattutto i più vulnerabili.

Dieci anni dopo, nuovi studi come quello recente pubblicato su Obesity Reviews e altri, confermano esattamente la stessa cosa: serve un approccio sistemico. Eppure, le statistiche non migliorano. Anzi, peggiorano.

6. Cos’è il “Research Washing”?

E allora il dubbio sorge spontaneo: il research washing. Si tratta della pratica di usare la produzione continua di studi scientifici come alibi per l’inazione politica.

Se lo science washing utilizza la scienza per vendere un prodotto, il research washing usa la ricerca per evitare di regolamentare chi quei prodotti li vende.

Nel frattempo, l’industria continua a vendere, i profitti aumentano e i bambini continuano ad ammalarsi. La ricerca diventa un circolo vizioso infinito, proteggendo così lo status quo.

7. Concludendo

Ormai sappiamo dove sono i pericoli e come evitarli. Continuare a pubblicare studi che confermano la necessità di agire non è progresso: è complicità.

Il *Research Washing* è la forma più subdola di manipolazione: ci fa credere che stiamo facendo qualcosa, mentre non stiamo facendo nulla.

Non fermiamoci agli studi. Chiediamo azioni.

 

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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