Industria dell’alimentazione: oltre l’indecenza

E’ da poco stato pubblicato un articolo sul Washington Post firmato Anahad O’Connor e Aaron Steckelberg riguardo all’influenza dei cibi ultra processati sulla nostra salute.

Gli esperti dicono che mangiare cibi raffinati, riscaldati, fusi, estrusi e ricchi di additivi, significa mangiare cibo predigerito. Sempre più ricerche, infatti, suggeriscono che la quantità e la qualità della lavorazione subita dal cibo dell’industria alimentare può determinare differenti effetti sull’organismo: impatto sull’appetito, sugli ormoni, sull’aumento di peso e di conseguenza sulla possibilità di sviluppare obesità e malattie croniche.

Le linee guida non sono sufficienti

In ogni paese i governi hanno attuato linee guida alimentari con la consapevolezza che questi prodotti dell’industria alimentare contribuiscono in larga misura sulla cattiva salute del singolo cittadino di ogni Paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, gli alimenti ultra processati costituiscono il 58% delle calorie consumate, e mentre gli esperti governativi stanno esaminando il legame tra alimenti ultra processati e obesità, portando ad ovvie modifiche nelle linee guida nutrizionali americane, i sostenitori dell’industria alimentare affermano che gli alimenti trasformati sono una parte essenziale dell’approvvigionamento alimentare:

“Gli alimenti trasformati in generale aiutano a creare un ambiente alimentare più conveniente, disponibile e accessibile” – ha affermato Bryan Hitchcock, responsabile scientifico e tecnologico dell’Institute of Food Technologists, in una e-mail – “le tecnologie di lavorazione, in particolare su scala industriale, aggiungono valore, sicurezza e nutrizione riducendo al tempo stesso i costi, le perdite e gli sprechi alimentari”.

Una scienza vendutasi oltre l’indecenza

Gli alimenti ultra processati vengono trasformati da semplici ingredienti in prodotti industriali con insolite combinazioni di sapori, additivi e consistenze, molti dei quali non si trovano in natura. Gli esperti riferiscono che questi prodotti sono progettati e manipolati in modo premeditato per superare i meccanismi organici di sazietà dell’organismo, spingendo il consumatore a mangiarne troppo con il conseguente aumento di peso:

“La cottura per estrusione trasforma cereali e amidi in mazzette di carboidrati che possono essere facilmente masticati senza attaccarsi ai denti, consentendo un consumo, una deglutizione e un assorbimento più rapidi” – ha affermato David Kessler, ex capo della Food and Drug Administration e autore di “Fast Carbs , Carboidrati lenti.

Ma forse la cosa più importante è che questi alimenti vengono utilizzati come “dispositivi di erogazione” di zucchero, sale, grassi e innumerevoli aromi e additivi:

“Fungono da tavolozza – ha detto Kessler – per l’arcobaleno di sapori che le aziende alimentari utilizzano per rendere i loro prodotti irresistibili in un modo che può innescare un’alimentazione compulsiva”.

Gli alimenti ultra-processati sono formulazioni di ingredienti purificati, progettati per raggiungere un certo “punto di beatitudine” che ci impedisce di essere in grado di regolare la quantità di cibo che mangiamo:

“Il modo in cui oggi viene lavorato il cibo è completamente cambiato” afferma Carlos Monteiro professore di nutrizione all’Università di San Paolo – “stiamo introducendo all’interno del nostro corpo molti composti chimici che non sono nutrienti, cose che non dovrebbero essere presenti negli alimenti.”

Riflessione

La cosa che a me sembra meno sostenibile, è che molti consumatori sono ignari e non possono scegliere per mancanza di informazioni. La manipolazione non è solo nel prodotto, ma va ben oltre, e i governi non tutelano, anzi, spesso sono compiacenti e complici.

Elena Alquati

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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