Biscotti e svezzamento: necessari o comodi?

Sembra che sia uno di quei prodotti per il quale senza, i bambini non crescerebbero,  tanto che la pubblicità delle aziende produttrici li promuovono come indispensabili nel periodo dello svezzamento,  ma è veramente così?  Vediamolo insieme.

Non solo ingredienti

I biscotti per lo svezzamento sono normalmente ricchi di zuccheri raffinati (come si evidenzia nella foto sono al primo posto nell’elenco degli ingredienti) che sappiamo essere  un ingrediente dannoso alla salute dei bambini;  ma se questo viene unito alla cottura ad alta temperatura, come la cottura da forno, si produce una sostanza chiamata acrilammide. Lo spessore del prodotto è un altro elemento che ne determina la quantità.

Cos’è l’acrilammide  

L’acrilammide è una sostanza tossica che si sviluppa negli alimenti durante la cottura ad alta temperatura e la sua presenza è comune in particolare nei biscotti e negli snack da forno. E’ nota per i suoi effetti neurotossici e cancerogeni ed è considerata un potenziale cancerogeno per l’uomo. I neonati possono essere esposti a questa sostanza già durante lo svezzamento proprio grazie ai biscotti. Lo studio,  pubblicato su Foods, è tutto italiano (Università di Napoli Federico II e Roma San Raffaele) ed evidenzia la concentrazione di acrilammide nei prodotti alimentari destinati ai lattanti valutando l’esposizione alimentare a questo contaminante.

I risultati non sono confortanti e hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati. Si segnala tuttavia, che tali conclusioni sono state tratte considerando i biscotti come la principale fonte di esposizione.

Dove la troviamo

Nel 2015 l’EFSA ha pubblicato una valutazione completa del rischio di acrilammide negli alimenti, evidenziando i livelli più elevati di esposizione alimentare nei seguenti prodotti: patate fritte, caffè, cracker, pane croccante, pane morbido e biscotti. Sono state condotte numerose indagini sulla sua presenza nei vari alimenti reperibili sul mercato,  ed è interessante notare che in tutto il mondo viene data una crescente attenzione a questo problema, anche perché i rischi per la salute umana dovuti alle  concentrazioni di acrilammide  sono elevati. Tuttavia, ci sono ancora pochissimi lavori scientifici sulla sua valutazione in relazione agli alimenti per lattanti e bambini, nonostante sia la fascia di età più esposta al rischio di accumulo per il  loro basso peso corporeo.

Biscotti come fonte primaria 

I biscotti sono stati considerati la fonte primaria di assunzione di acrilammide tra i bambini nel periodo dello svezzamento. Anche se nessun campione ne ha mostrato livelli superiori ai limiti di soglia stabiliti dal Regolamento UE 2017/2158, questo studio rafforza l’idea che l’introduzione di determinati alimenti nella dieta dei lattanti svezzati, potrebbe comportare una significativa probabilità di esposizione cancerogena. E’ quindi sensato suggerire un’ opportuna riduzione dell’assunzione di questi alimenti, in quanto non indispensabili ai fini nutritivi né per la crescita né per lo sviluppo dei lattanti svezzati, che dovrebbero invece seguire un’alimentazione equilibrata e varia, diminuendo il numero di biscotti e prodotti da forno.  Purtroppo la questione di una soglia più restrittiva di acrilammide nei prodotti da forno destinati ai lattanti, non sembra essere un obiettivo facilmente realizzabile in quanto la sua formazione è un processo inevitabile.

Prevenire è meglio che curare

Anche se lo studio potrebbe non essere considerato esaustivo, la limitazione consigliata è doverosa. Di fatto, fino ad oggi, nessuno studio epidemiologico o meta-analisi è stato in grado di dimostrare una chiara relazione tra l’assunzione di acrilamide e cancro nell’uomo. Detto questo, non è possibile continuare in un pensiero che non favorisce il principio di precauzione”  per il quale bisogna dimostrare prima, che un prodotto sia dannoso e poi deliberarne il consumo e non viceversa. Chissà, forse un giorno arriveremo a comprendere questa semplice concezione.

 

Elena Alquati

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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