Bevande zuccherate: l’audacia del gusto
Il problema degli effetti nocivi dello zucchero sta spingendo l’industria a creare nuovi dolcificanti con sapori sempre più appaganti: “profilo gustativo più rinfrescante e audace” questo è ciò che ha annunciato la Pepsi senza rivelare cosa sia effettivamente cambiato nella formula (ma è giusto che il consumatore non sappia cosa beve?) pur dichiarando alla CNN di aver ridotto la quantità di caffeina.
In un comunicato rilasciato da Todd Kaplan, Chief Marketing Officer, si dichiara che la società ha sfruttato la migliore nuova tecnologia delle bevande per aggiornare il prodotto Pepsi Zero Zucchero, così da poter offrire ai fan la migliore cola da degustazione nella categoria light. Per aiutare i consumatori ad identificare la nuova formula, il marketing ha utilizzato il termine “nuovo gusto migliorato”.
Duane Stanford, editore di Beverage Digest ha affermato alla CNN che: “… è tempo di competere seriamente per la quota nel segmento più importante della cola”.
Le parole hanno un peso
L’intento di questo articolo non è certo quello di fornire informazioni sull’evoluzione delle ricette di bevande zuccherate, ma era doveroso parlarne per poter evidenziare l’utilizzo di alcune espressioni e terminologie:
- “profilo gustativo più rinfrescante e audace”
- la società ha sfruttato la migliore nuova tecnologia
- questo per offrire ai fan la migliore cola da degustazione
Le neuroscienze hanno fatto dei passi enormi sul piano del marketing. Il neurobrending[1] è oggi in grado di andare in profondità nella mente delle persone per scoprire quali siano i desideri che portano alla decisione di un prodotto piuttosto che di un altro; decisione che viene presa fino a 7 secondi prima che la persona ne sia consapevole[2]. In questi sette secondi una determinata parola, un colore, un’espressione, un volto, può far scaturire nel consumatore una scelta non di buon senso, ma da una studiata manipolazione del marketing.
Facciamo attenzione
Noi consumatori dobbiamo imparare a riporre maggiore attenzione in ciò che quotidianamente mettiamo nel carrello della spesa; prendiamo in considerazione gli ingredienti del prodotto e come viene trattato; più viene effettuata una ricerca tecnologica per modificarne il gusto, più dobbiamo starne lontani: non è cibo per l’essere umano.
Elena Alquati
Articolo apparso su CNN Business di Jordan Yalinski
[1] Attività di posizionamento di un prodotto o di un servizio nel cervello di un cliente, attraverso le tecniche di neuromarketing.
[2] Haynes J.D. – Sakai, K. – Rees G-. Reading hidden intentions in the humans brain, in Current Biology (2007).

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