Festival del Riso Vercelli: dov’è il bio a Risò 2026?

Dall’11 al 13 settembre Vercelli ospita il Festival Internazionale del Riso. Ma tra i grandi marchi industriali e le passerelle istituzionali, c’è un grande assenza: l’agricoltura biologica. Ecco un itinerario alternativo per sostenere i produttori che difendono davvero il territorio.

L’evento dell’anno con un grande vuoto: il Biologico

A settembre le terre d’acqua tra Piemonte e Lombardia vivono il momento più importante dell’anno: la raccolta del riso. Per l’occasione, le istituzioni accendono i riflettori su Vercelli con la seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso. Se però fate un giro sul sito dell’evento, noterete che non c’è traccia dei piccoli agricoltori biologici.

Mentre la kermesse celebra i grandi marchi industriali e i numeri dell’export globale, chi sceglie di coltivare senza pesticidi chimici, tutelando la biodiversità del suolo e la salute dei consumatori, resta escluso dalla grande vetrina.

Le alte cariche dello Stato sono presenti, ma…

Mentre venerdì 11 settembre sul palco di Vercelli sfilano le massime cariche dello Stato, a partire dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il taglio del nastro istituzionale, i piccoli produttori biologici restano invisibili, esclusi dalla narrazione ufficiale del ‘Made in Italy’ agroalimentare. Un motivo in più per frequentare la piazza per dovere di informazione, ma per scegliere le cascine indipendenti della zona quando si tratta di sostenere economicamente chi la terra la rispetta davvero.

L’alternativa che rispetta la terra

A questo punto ecco l’alternativa: Un viaggio di tre giorni per godersi gli stimoli culturali e i talk della manifestazione, ma che vi invita a spostare il portafoglio e gli acquisti direttamente nelle cascine di chi l’ambiente lo protegge davvero.

Venerdì 11 Settembre – I talk a Vercelli e il riso etico a Rovasenda

Il festival Risò comincia nel centro di Vercelli.

  • Cosa fare: Utilizzate la giornata per frequentare i dibattiti nel Padiglione Istituzionale. È il momento giusto per ascoltare la narrazione ufficiale della filiera e porre domande scomode sulla transizione ecologica.
  • La deviazione necessaria: Prima di cena, lasciate la piazza e spostatevi di pochi chilometri verso Rovasenda. È qui che batte il cuore del vero bio. Potete acquistare il riso da Una Garlanda, pionieri della risicoltura biodiverse fin dagli anni ’90 che coltivano varietà antiche rigenerando l’ecosistema , oppure scoprire i progetti etici e di economia circolare dell’Azienda Agricola Rovasenda Riso Solidale Rovasenda.

Sabato 12 Settembre – La Lomellina e la resistenza di Cascina

Oltrepassiamo il fiume Sesia ed entriamo nella Lomellina pavese, dove il paesaggio rurale racconta la fatica e la bellezza del raccolto.

  • Cosa fare: Un giro in bicicletta tra le strade poderali vi permetterà di ammirare il maestoso Castello di Rosasco e le garzaie dove nidificano gli aironi, un miracolo visivo che esiste solo grazie a chi riduce l’impatto chimico sui campi.
  • La spesa consapevole: Fermatevi a Zeme presso Cascina Bosco Fornasara, una realtà che esclude categoricamente qualsiasi concime di sintesi o diserbante.
  • Non dimentichiamoci di fare un salto a Ottobiano, presso l’Azienda agricola “Il sole” di Alberto Fusar Imperatore.

Domenica 13 Settembre 

Il weekend si chiude  con l’associazione “La Strada del Riso dei Tre Fiumi”  –  Dalla risaia al Borgo: esperienza tra cultura del riso, cicloturismo e tradizioni lomelline a partire dalle 9,30. Scarica la locandina. 

Celebrare il riso significa sostenere chi lo produce rispettando la terra. Questo settembre, usiamo i festival per informarci, ma scegliamo le cascine biologiche per fare la spesa.

 

Lettera aperta inviata via Pec al Presidente del consiglio Giorgia Meloni

Scarica lettera

Ricevuta accettazione PEC

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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