Il genitore come “filtro attivo” contro il marketing alimentare

Quando portiamo il nostro bambino a fare la spesa, per lo più in un supermercato, è possibile che chieda di acquistare un prodotto, magari uno yogurt colorato e con un supereroe sulla confezione. Non è una semplice richiesta per soddisfare il desiderio di dolce, ma il risultato di anni di ricerche di mercato volutamente progettate per evitare la logica razionale e colpire direttamente le emozioni e l’immaginario infantile. Il marketing che lavora su “il cibo del bambino” è un’industria sofisticata che non si limita a vendere prodotti: crea consumatori.

Sapendo che il marketing è un’arma a doppio taglio, ogni famiglia ha il dovere di costruirsi uno scudo di grande valore:  la consapevolezza. In questo articolo cercherò di mettere in luce come funziona la manipolazione nascosta dietro le etichette e come possiamo trasformare il ruolo del genitore dal cattivo che dice “no” a **filtro attivo**, guidando i figli verso una concreta consapevolezza alimentare.

Happy meal

Dal sito di Mc Donald’s

Il Dual Messaging: quando la salute è solo un vestito indossato

Le aziende alimentari hanno perfezionato una strategia chiamata “dual messaging” (doppio messaggio). È un meccanismo subdolo e potente che:

1.  Al bambino si vende un gioco che può variare dal personaggio di cartoni animati a giochi nelle confezioni con promesse di avventure magiche: i colori sono vivaci e attraenti;

2.  Al genitore si vende il prodotto sano con scritte che lo certificano: “ricco di vitamine”, “con frutta vera”, “naturale” o “arricchito di…”.

Questo approccio sfrutta la capacità persuasiva dei bambini di assillare gli adulti per ottenere “quel prodotto”. I genitori, spesso stanchi o desiderosi di accontentare i figli, cedono convinti di fare una giusta scelta, senza sapere che, ad esempio, la “frutta” indicata nella dicitura sulla scatola è solo un aroma chimico e che lo zucchero è il primo ingrediente in lista.

Una pratica scorretta

Si chiama “science washing”: l’uso di termini scientifici o nutrizionali per dare un’aura di salute a prodotti che, analizzando la lista degli ingredienti, sono puramente industriali e privi di nutrienti reali. L’OMS ha recentemente aggiornato le sue linee guida proprio per contrastare questo fenomeno, raccomandando politiche obbligatorie che proteggano i bambini dal marketing di alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale (cibi ultra-processati).

Il Genitore: un “Filtro Attivo” che educa

La risposta al marketing aggressivo non è certo il divieto totale e nemmeno l’isolamento del bambino, atteggiamento spesso controproducente, ma l’educazione critica. Il genitore deve diventare “il” mediatore attivo, colui che riesce a trasformare il momento dell’acquisto o della pubblicità in una lezione di pensiero critico.

Ecco tre strategie concrete, suggerite dagli esperti, per esercitare questo ruolo:

  1. Investigare la confezione

Invece di rifiutare il prodotto, invitiamo il bambino a indossare le vesti dell’investigatore proponendo delle domande come ad esempio:

  • “Secondo te, perché hanno messo questo personaggio sulla scatola? È qui per farci assaggiare meglio il gusto o perché ci piace il personaggio?”

L’obiettivo è cercare di far capire al bambino che il packaging è un mezzo che promuove la vendita, non una garanzia di qualità. Separare l’emozione (il personaggio) dalla realtà (il cibo).

  1. Il Detective degli ingredienti

Attraverso il gioco, si può costruire un confronto tra etichetta e realtà:

  • Azione attiva: prendere il prodotto in questione e uno fatto in casa confrontando la lista degli ingredienti e chiedere di trovare, ad esempio, la frutta, riconoscendo che invece la scritta riportata è ‘aroma di…’ o ‘succo di…’?”
  • Risultato: l’intento di questo gioco è insegnare al bambino la lettura delle etichette richiamando una mappa del tesoro e scoprendo insieme che spesso le promesse del marketing non corrispondono alla verità nutrizionale.
  1. Marketing Digitale

Le nuove linee guida dell’OMS evidenziano che il marketing di oggi non è solo in televisione, ma è soprattutto nei social media, nei giochi online e nelle app educative.

  • Azione: i genitori devono diventare consapevoli che anche i “giochi gratuiti” vendono prodotti alimentari. Si suggerisce pertanto di impostare filtri e creare momenti di “disconnessione” dalla pubblicità: protegge la salute del bambino.

Tornare alla Realtà dei Sensi

Se il marketing costruisce mondi fantasiosi e falsi, cucinare con i bambini riporta sicuramente alla realtà: non ci sono etichette ma solo ingredienti reali.

Possiamo trasformare la nostra cucina in un laboratorio di consapevolezza sensoriale:

  • Il gusto vero – Possiamo preparare uno yogurt con frutta fresca invece di comprare quello industriale. Il bambino impara a confrontare il gusto tra quello artificiale e quello reale;
  • Trasformare la chimica in gioco. Sostituire gli ingredienti di uno snack industriale con quelli naturali, magari preparati insieme: il bambino identifica il concetto di qualità;
  • Giochiamo a mosca cieca – Se facciamo assaggiare a occhi chiusi, senza che il bambino veda il colore, la confezione o altre diavolerie che ne influenzano la percezione, impara a riconoscere il vero gusto, senza che la scelta del prodotto sia basata su ciò che vede.

Il gioco della sostenibilità

Coinvolgiamo il bambino nell’utilizzo degli scarti, insegnando il valore del cibo e della riduzione dello spreco, creando un legame emotivo con la terra che a nessuna delle multinazionali del cibo interessa replicare in uno spot pubblicitario.

Una nuova generazione consapevole

Anche se sono dell’idea che il marketing alimentare dovrebbe sparire, e questo non sarà ovviamente possibile, possiamo neutralizzare la sua influenza. Non facciamo i guardiani inquisitori, diventiamo un filtro che seleziona, analizza e trasmette valore.

Come diceva Janusz Korczak: *”Non è faticoso mettersi al livello dei bambini. È faticoso elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti”*. In un mondo di marketing manipolativo, elevarsi significa dare loro gli strumenti per distinguere la realtà dalla finzione, un boccone alla volta.

 


 

https://thesis.unipd.it/retrieve/04a7410e-d042-43a0-bb77-888e956df376/Gobbato_Francesco.pdf

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/alimentazione/educazione-alimentare-attenzione-al-marketing-attraverso-i-social-network

https://it.wikipedia.org/wiki/Janusz_Korczak

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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