La dieta degli italiani è peggiorata: il non detto delle Istituzioni

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato sul sito istituzionale la situazione della dieta degli italiani. Considerando la tanto lodata Dieta Mediterranea, iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO nel 2010, c’è di che rattristarsi. E se da un lato ammettono che la nostra dieta sta peggiorando e che i cibi UP sono la causa di un’emergenza sanitaria, dall’altro ci suggeriscono di “non evitarli”, ma di leggere le etichette e di scegliere il meno peggio.

Lo studio pubblicato

Lo studio, coordinato da Laura Rossi, è stato recentemente pubblicato dalla rivista Frontiers in Nutrition:

“I risultati della nostra ricerca – dice Rossi – indicano un lieve peggioramento dell’aderenza alle raccomandazioni, con un eccesso di consumi di alimenti di origine animale, in particolare la carne rossa e i salumi, e uno scarso consumo di alimenti vegetali e in particolare di fonti di proteine vegetali, come i legumi. Tendiamo a criminalizzare i carboidrati e a consumare molti alimenti voluttuari come snack dolci e salati, vino e birra. In particolare questo è vero per gli adulti, mentre per gli anziani e le donne la situazione è lievemente migliore”.

“A guidare questa tendenza negativa – aggiunge l’esperta – è l’aumento del consumo di alimenti ultra-processati (UPF), che sebbene in termini di peso rappresentino solo il 6% del totale del cibo consumato, contribuiscono al 23% dell’apporto energetico giornaliero”.

“Gli alimenti ultra-processati che troviamo più frequentemente sulle nostre tavole sono le bevande zuccherate, gli snack dolci come merendine o biscotti, e salati, quali per esempio patatine fritte, caramelle, cioccolatini, carne e pesce trasformati, piatti pronti”.

Ma non preoccupiamoci, gli esperti dicono che si può migliorare!

Le 5 indicazioni dall’Istituto Superiore di Sanità

Le indicazioni possono essere riassunte in pochi punti essenziali:

  • Non evitare tutti gli UPF a prescindere: è bene sempre leggere le etichette e valutare cosa c’è dentro, prediligendo la scelta di alimenti freschi;
  • Preferiamo UPF senza zuccheri aggiunti, con poco sale e con meno additivi;
  • Usiamo gli UPF in modo oculato e non sempre come sostituti abituali degli alimenti freschi;
  • Riduciamo gradualmente il consumo di bevande zuccherate o dolcificate;
  • Prestiamo attenzione anche a zucchero, sale e grassi saturi in prodotti apparentemente “non processati” o tradizionali.

Facciamo un riassunto

Il consumo di cibi ultra-processati è associato a un aumento significativo della mortalità, sebbene le stime precise variino in base alla popolazione e alla metodologia di studio. Ricerche più ampie indicano che:

  • Un maggiore consumo è collegato a un aumento del 4% della mortalità totale e del 9% della mortalità per cause non cardiovascolari o cancro in uno studio statunitense durato 30 anni;
  • In Europa, le coorti EPIC mostrano un aumento del 4% della mortalità totale e del 9% della mortalità cardiovascolare;
  • Nei paesi USA e UK, fino al 14% delle morti premature (nella fascia 30-69 anni) è attribuibile a questi alimenti, con stime di circa 124.000 decessi annui negli Stati Uniti;
  • I rischi includono un aumento del 50% del rischio di morte per problemi cardiovascolari e un aumento del 12% per il diabete di tipo 2, con prove solide che collegano questi alimenti a 32 condizioni di salute avverse.

Non solo

Esiste anche una forte e consistente correlazione tra il consumo di cibi ultra-processati e l’aumento del rischio di obesità: un legame osservato a livello globale su tutte le fasce d’età.

I meccanismi principali alla base di questa correlazione includono:

  • Aumento del rischio: studi epidemiologici mostrano che un elevato consumo di ultra-processati è associato a un aumento del rischio di obesità che varia dal 31% al 200% a seconda della popolazione e degli studi (con dati che indicano un rischio superiore del 200% negli adolescenti con consumo elevato);
  • Alterazione della sazietà: questi cibi sono spesso iper-palatabili e ricchi di zuccheri e grassi, ma poveri di fibre. Interferiscono con i meccanismi naturali di sazietà e stimolano i centri del piacere nel cervello, portando a un consumo eccessivo di calorie senza controllo consapevole;
  • Effetti metabolici e cerebrali: il consumo di ultra-processati può alterare rapidamente la sensibilità all’insulina nel cervello e favorire la resistenza insulinica, compromettendo la regolazione dell’appetito. Inoltre, è associato a un aumento del grasso intramuscolare e a una degenerazione muscolare negli over 60;
  • Impatto sulla salute generale: oltre all’obesità, l’elevato consumo è collegato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione e mortalità per tutte le cause;
  • I dati del consumo di alimenti ultra-processati (UPF) parlano inoltre di statistiche allarmanti e di un legame diretto con tumori e morti premature;
  • Rischio generale e specifico: una revisione pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) nel 2024 ha collegato l’elevato consumo di ultra-processati a un aumento del rischio di morte per qualsiasi causa e a 32 condizioni di salute, inclusi alcuni tipi di tumore;
  • Meccanismi biologici: questi alimenti sono spesso poveri di fibre e ricchi di zuccheri aggiunti, grassi e amidi raffinati, fattori che alterano il microbiota intestinale e promuovono l’obesità, un noto fattore di rischio per il cancro;
  • Sostanze cancerogene: I processi industriali possono generare o far accumulare nell’alimento sostanze potenzialmente cancerogene come nitrosammine (negli insaccati) e acrilammide (in alcuni prodotti da forno e fritti). Inoltre, alcuni additivi (come edulcoranti artificiali, conservanti ed emulsionanti) sono stati collegati in studi epidemiologici a un rischio aumentato di cancro e diabete di tipo 2;
  • Contaminanti da imballaggio: gli ultra-processati possono contenere contaminanti che migrano dai materiali di confezionamento, come bisfenoli, microplastiche, oli minerali e ftalati, le cui implicazioni cancerogene sono oggetto di studio;
  • Distinzione di pericolosità: non tutti gli ultra-processati presentano lo stesso livello di rischio. Ad esempio, le carni lavorate (come hot dog, pancetta e salsicce) e le bevande zuccherate risultano tra le categorie più fortemente associate a rischi sanitari elevati, inclusi quelli cardiovascolari e metabolici, che spesso coesistono con il rischio oncologico.

Il non detto da svelare

L’Istituto Superiore di Sanità ci dice che la nostra dieta è peggiorata e che i cibi ultra-processati ci stanno uccidendo. Ma poi ci dà cinque consigli che sembrano dire: ‘Nessun allarme, basta leggere l’etichetta’. Perché questa contraddizione?

Perché succede? Forse è la difficoltà economica? Forse l’influenza dell’industria?

La soluzione ‘leggi l’etichetta’ presuppone che il consumatore abbia il tempo, le competenze e la possibilità economica di scegliere diversamente. Ma la realtà è che gli UPF sono ovunque e costano meno.

Il vero problema non è se scegliere l’UPF giusto, ma che ci stiamo aspettando di sopravvivere mangiando prodotti progettati per essere consumati in eccesso. Il consiglio di ‘non evitare tutti gli UPF’ è come dire ‘non evitare di bere veleno, bevine solo poco’.

Il grafico della contraddizione

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Riflessione personale

Lo studio pubblicato dall’ISS è inequivocabile: la dieta degli italiani è peggiorata. Le calorie giornaliere sono in aumento e la tendenza è verso i cibi ultra-processati. Il messaggio iniziale è di allarme.

Poi, però, arriva il “ma”.

I cinque suggerimenti finali del comunicato sembrano una via di mezzo tra un consiglio di moderazione e una resa.

  • Non evitare tutti gli UPF a prescindere!
  • Scegli UPF senza zuccheri aggiunti
  • Usa gli UPF in modo oculato

Questo approccio si basa su una premessa falsa: che il problema sia la “quantità” o la “qualità specifica” di un singolo prodotto, e non la natura stessa del sistema alimentare che ci circonda.

È come dire a un fumatore: “Non smettere di fumare, ma scegli le sigarette con meno catrame e non fumarne troppe”.

La scienza, però, non parla di “moderazione” quando si tratta di tossicità cumulativa.

E qui sorge la domanda che nessuno osa fare a voce alta: “Perché, di fronte a questi numeri, l’istituto di riferimento ci dice di “non eliminare tutto?”

Quando l’ISS suggerisce di “ridurre gradualmente” o di “usare con occhio”, sta implicitamente accettando che il sistema non cambierà. Sta trasformando un problema di salute pubblica in una responsabilità individuale.

È una forma sottile di *science washing*: usare il linguaggio della scienza (“migliora l’etichetta”, “riduci lo zucchero”) per nascondere la verità nuda e cruda: il modello alimentare attuale è insostenibile e pericoloso.**

La risposta non è nelle etichette. È nel sistema.

Dobbiamo smettere di fidarci ciecamente di consigli morbidi, soprattutto se provenienti dalle istituzioni. Dobbiamo guardare i dati nudi e crudi.

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https://www.iss.it/-/la-dieta-degli-italiani-cala-la-qualita-e-aumenta-il-consumo-di-cibi-ultra-processati

https://www.airc.it/news/i-cibi-ultraprocessati-finiscono-ancora-sotto-processo

https://ilfattoalimentare.it/ultra-processati-aumento-di-peso-degenerazione-muscolare.html

https://www.marionegri.it/magazine/cibi-ultra-processati-quali-sono

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/alimentazione/gli-alimenti-ultraprocessati-accorciano-la-vita

https://www.focus.it/scienza/salute/i-cibi-ultraprocessati-sono-stati-associati-a-32-effetti-dannosi-sulla-salute

https://www.microbiologiaitalia.it/nutrizione/i-cibi-ultra-processati-stanno-uccidendo-i-giovani/

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About the Author: Elena Alquati

Elena Alquati è docente di cucina per la prevenzione ed esperta in dietetica e dietoterapia cinese. Insegna filosofia macrobiotica e, negli ultimi anni, si è dedicata alla ricerca per riportare alla luce storia e cultura del cibo. Le sue radici professionali gettano le fondamenta nel Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori, allora sotto la direzione del Dr. Franco Berrino, insegnando come cambiare alimentazione secondo le direttive del Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro.
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