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	<title>#giappone; Archivi - Elena Alquati</title>
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		<title>Hoshigaki: i cachi essiccati alla giapponese</title>
		<link>https://elenaalquati.org/hoshigaki-i-cachi-essiccati-alla-giapponese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 05:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#culturaetradizione;]]></category>
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		<category><![CDATA[#MTC;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indicazioni secondo la MTC Il cachi essiccato (shì bǐng) è più neutro del frutto fresco: inumidisce il Polmone, rafforza Milza e Stomaco ed è la base di molti rimedi del nuovo inserto dedicato ai cachi. Con la stagionatura si ricopre di “brina” (shì shuāng), preziosa per gola e afte. Ingredienti cachi astringenti (non le varietà  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Indicazioni secondo la MTC</em></p>
<p>Il cachi essiccato (shì bǐng) è più neutro del frutto fresco: inumidisce il Polmone, rafforza Milza e Stomaco ed è la base di molti rimedi del nuovo inserto dedicato ai cachi. Con la stagionatura si ricopre di “brina” (shì shuāng), preziosa per gola e afte.</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>cachi astringenti (non le varietà “vaniglia”), raccolti ancora sodi e con il peduncolo intatto</li>
<li>spago da cucina</li>
<li>una pentola di acqua bollente</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Lavate i cachi e sbucciateli con un pelapatate, lasciando intatti il calice e il peduncolo, che servirà per appenderli. Immergete ogni frutto per pochi secondi nell’acqua bollente: questo passaggio lo protegge da muffe e impurità.</p>
<p>Legate i cachi a coppie alle estremità di uno spago e appendeteli a un bastone, in un luogo asciutto, ben arieggiato e protetto dalla pioggia, meglio se al sole. I frutti non devono toccarsi.</p>
<p>Dopo circa una settimana, quando la superficie avrà formato una pellicola asciutta, iniziate a massaggiarli delicatamente con le dita ogni due o tre giorni: il massaggio distribuisce gli zuccheri e rende la polpa morbida e gelatinosa.</p>
<p>In 4-6 settimane i cachi saranno scuri, raggrinziti e ricoperti di una sottile polvere bianca. Conservateli in un barattolo di vetro in frigorifero, oppure in freezer.</p>
<p><strong>Nota – </strong>La polvere bianca non è muffa: sono gli zuccheri del frutto affiorati in superficie. Se invece compaiono macchie verdi o pelose, eliminate il frutto.</p>
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		<title>Le ricette della signora Toku: il cibo che ci parla</title>
		<link>https://elenaalquati.org/le-ricette-della-signora-toku-il-cibo-che-ci-parla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 16:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[#azuki;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
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		<category><![CDATA[#giappone;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C'è un momento che mi ha particolarmente colpito in questo piccolo gioiello di Naomi Kawase, in cui si capisce che cucinare non è una mansione ma una forma di ascolto. La signora Toku prepara la crema di fagioli azuki con una cura che somiglia a una cerimonia: doppia cottura, acqua cambiata con pazienza, e soprattutto  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un momento che mi ha particolarmente colpito in questo piccolo gioiello di Naomi Kawase, in cui si capisce che cucinare non è una mansione ma una forma di ascolto. La signora Toku prepara la crema di fagioli azuki con una cura che somiglia a una cerimonia: doppia cottura, acqua cambiata con pazienza, e soprattutto le mani ferme e le orecchie tese, perché sono i fagioli stessi — dice lei — a parlare mentre bollono, a sussurrare quando sono pronti. Un sapere antico, fatto di tempo, rispetto e umiltà davanti a un ingrediente.</p>
<p>È attorno a quel pentolame che ribolle che nasce tutto il film.</p>
<p>Sentaro, gestore di un chiosco di dorayaki chiuso nel suo risentimento, e Toku, anziana donna dalle mani segnate dalla malattia, si incontrano in pochi metri quadri e si regalano a vicenda ciò che nessuno aveva saputo donare loro: una prospettiva, una tenerezza, un senso. La regista filma gli alberi di ciliegio, il vapore che sale dalla pentola: riesce a farci sentire il profumo degli azuki. Il sapore di un dolce fatto, inquadratura dopo inquadratura, per lavoro da una parte e per amore dall’altra, unendo così due mondi opposti.</p>
<p>È proprio qui il cuore del film, ed è ciò che mi ha colpito di più: la cultura della preparazione del cibo come legame tra l&#8217;uomo e l’ambiente (il cibo). Una cultura paziente, quasi spirituale, che stiamo perdendo in nome della velocità e dell&#8217;omologazione, e che invece andrebbe recuperata con urgenza. Toku non insegna solo una ricetta; insegna a guardare e ad ascoltare — «quel che serve per dare un senso alla vita è osservare, e ascoltare».</p>
<p>Un film che ti entra dentro, giapponese fino al midollo nei tempi e nella sensibilità. Un film che tutti dovrebbero vedere, e che lascia uscire dalla sala con una fame diversa: quella di fare le cose con amore.</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU | Trailer italiano" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6I2b8dpilFg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La storia degli azuki: da cibo di sostentamento a simbolo sacro</title>
		<link>https://elenaalquati.org/la-storia-degli-azuki-da-cibo-di-sostentamento-a-simbolo-sacro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 02:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#azuki;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboecultura;]]></category>
		<category><![CDATA[#ciboetradizione;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#giappone;]]></category>
		<category><![CDATA[#macrobiotica;]]></category>
		<category><![CDATA[#michiokushi;]]></category>
		<category><![CDATA[#ohsawa;]]></category>
		<category><![CDATA[storiadelcibo]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio che parte dall'Himalaya nel 4000 a.C. Gli azuki (Vigna angularis) sono nati nelle lontane terre aspre dell'Asia orientale e dell'Himalaya: una storia che inizia con i primi popoli nomadi che ne raccolsero i semi selvatici. I reperti archeologici più antichi, trovati in Giappone nella zona di Awazu-Kotei, risalgono al periodo Jōmon (circa 4000  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un viaggio che parte dall&#8217;Himalaya nel 4000 a.C.</h2>
<p>Gli azuki (<em>Vigna angularis</em>) sono nati nelle lontane terre aspre <strong>dell&#8217;Asia orientale e dell&#8217;Himalaya</strong>: una storia che inizia con i primi popoli nomadi che ne raccolsero i semi selvatici. I reperti archeologici più antichi, trovati in Giappone nella zona di <a href="https://elenaalquati.org/glossary/awazu-kotei/">Awazu-Kotei</a>, risalgono al periodo<strong> <a href="https://elenaalquati.org/glossary/jomon/">Jōmon</a></strong> (circa 4000 a.C.), dimostrando quanto questi legumi fossero già parte integrante della dieta umana millenni prima della nascita degli imperi.</p>
<p>Fonti di sostentamento, gli azuki erano coltivati per la loro resistenza e per l’alto valore proteico ed erano consumati nelle zuppe salate o abbinati ai cereali.</p>
<p>Erano una fonte di <strong>sopravvivenza</strong>, coltivati per la loro resistenza e il loro alto valore proteico; erano consumati in brodi salati o cotti con cereali e sfamavano intere popolazioni rurali.</p>
<h2>Una trasformazione da sostentamento a simbolo sacro</h2>
<p>Il vero punto di svolta nella storia degli azuki avvenne con l&#8217;arrivo del <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/buddismo-zen/">Buddismo Zen</a></strong> nel periodo <a href="https://elenaalquati.org/glossary/kamakura/">Kamakura</a> (1185-1333). I monaci, vincolati dal voto di non uccidere animali, cercavano sostituti proteici alla carne. Tuttavia, fu solo con l&#8217;evoluzione della ricetta che l&#8217;azuki cambiò status.</p>
<p>La pasta di fagioli (anko) nacque salata, non dolce. Il termine an indicava originariamente il ripieno di carne dei pani cotti al vapore arrivati dalla Cina; con il divieto buddista i monaci zen lo sostituirono con una crema di azuki, capace di imitare sapore e consistenza della carne.</p>
<h2>Il colore rosso: magia e protezione</h2>
<p>Il colore rosso degli azuki non è casuale, tant’è che in Giappone il <strong>rosso è un colore sacro e rituale</strong>, associato all&#8217;energia primordiale, alla forza vitale e alla capacità di <strong>proteggere e purificare</strong> allontanando gli spiriti maligni.</p>
<p>Per questo motivo, gli azuki sono diventati il cuore di feste e cerimonie:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/sekihan/">Sekihan</a>: </strong>il riso cotto con gli azuki (che assume una tonalità rossa) è il piatto portafortuna per matrimoni, nascite ed eventi propizi.</li>
<li><strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/setsubun/">Setsubun</a>:</strong> Durante il rito di purificazione del 3 febbraio, i fagioli vengono lanciati gridando &#8220;Demoni fuori! Fortuna dentro!&#8221;, simboleggiando la cacciata del male attraverso il potere protettivo del legume.</li>
</ul>
<p>Questa carica simbolica è stata abilmente sfruttata dal marketing moderno per creare un&#8217;aura di <strong>&#8220;benessere spirituale&#8221;</strong> attorno a prodotti che spesso nulla hanno a che fare con la tradizione rituale reale.</p>
<h2>L’evoluzione</h2>
<p>Fu nel <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/edo/">periodo Edo</a></strong> (1603-1868) che, grazie all&#8217;aumento della produzione di canna da zucchero<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> e all&#8217;apertura dei mercati, la ricetta mutò profondamente: la maggiore reperibilità dello zucchero trasformò l&#8217;anko da semplice alimento ascetico a raffinato dolce di lusso, inizialmente riservato esclusivamente all&#8217;alta nobiltà.</p>
<p>Una transizione che conferma quanto, sempre più spesso, non ci siano più riferimenti alla genesi delle ricette, di cui, ormai, conosciamo solo la superficie.</p>
<h2>Dalla tradizione al supermercato</h2>
<p>Oggi gli azuki sono il <strong>secondo legume più consumato in Giappone dopo la soia</strong>, utilizzati in migliaia di varianti: dai <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/dorayaki/">dorayaki</a> </strong>ai <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/mochi/">mochi</a></strong>, fino alle creme spalmabili industriali. Tuttavia, la diffusione di massa ha portato con sé il rischio di semplificazione industriale e la perdita della tradizione:</p>
<ul>
<li>la versione tradizionale richiede <strong>ore di ammollo</strong>, doppia cottura e lavorazione manuale per ottenere la giusta cremosità;</li>
<li>la versione industriale spesso utilizza addensanti, aromi artificiali e zuccheri invertiti per simulare la consistenza e il gusto, saltando la complessa fase di purificazione degli azuki veri.</li>
</ul>
<h2>La doppia cottura</h2>
<p>Gli azuki, come tutti i legumi, contengono naturalmente alcune sostanze considerate  antinutrienti che possono essere eliminate, così come il sapore amaro, con l’ammollo e la doppia cottura. La prima cottura, seguita dall’eliminazione dell&#8217;acqua, serve a eliminare queste sostanze indesiderate e a ridurre il sapore amaro.</p>
<p>Scaricando l&#8217;acqua della prima cottura, si rimuove anche l&#8217;eccesso di amido superficiale che potrebbe rendere la pasta troppo appiccicosa o densa in modo innaturale. La seconda cottura permette di controllare esattamente quanta acqua aggiungere per ottenere la consistenza giusta, senza bisogno di addensanti artificiali.</p>
<p>Molti produttori moderni usano additivi o cotture rapide per risparmiare tempo, ma la &#8220;doppia cottura&#8221; è un metodo artigianale che garantisce una purezza del sapore che l&#8217;industria spesso sacrifica per l&#8217;efficienza.</p>
<p><strong>Gli azuki ci parlano, come insegna la signora Tokue nel film “Le ricette della signora Tokue”: “facciamo del nostro meglio”.</strong></p>
<h2>Il valore del tempo</h2>
<p>Nella cucina tradizionale (come quella della signora Taku), il tempo è un ingrediente. La doppia cottura è un atto di rispetto verso l&#8217;ingrediente stesso che l&#8217;industria cerca di eliminare per abbattere i costi e aumentare i guadagni.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <strong>Nota di precisione:</strong> la svolta dall’Anko da salato a dolce non fu immediata né uniforme. Lo zucchero divenne accessibile solo tra Muromachi ed Edo, e in alcune zone ancora oggi si prepara salato.</p>
<div id="attachment_16363" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki.pdf"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-16363" class="size-large wp-image-16363" src="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-410x1024.jpg" alt="Breve storia degli azuki" width="410" height="1024" srcset="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-120x300.jpg 120w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-200x500.jpg 200w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-400x1000.jpg 400w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-410x1024.jpg 410w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-500x1250.jpg 500w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-600x1500.jpg 600w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-700x1750.jpg 700w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-768x1920.jpg 768w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki.jpg 800w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a><p id="caption-attachment-16363" class="wp-caption-text">Azuki infografica</p></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Shio Kombu: il rimedio che arriva dal Giappone</title>
		<link>https://elenaalquati.org/shio-kombu-il-rimedio-che-arriva-dal-giappone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 13:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Video Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#alghe;]]></category>
		<category><![CDATA[#giappone;]]></category>
		<category><![CDATA[#macrobiotica;]]></category>
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		<category><![CDATA[#rimedimacrobiotici;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Shio Kombu - Alga salata è un condimento tradizionale giapponese, ben conosciuto dai macrobiotici come rimedio per chi soffre di problemi cardiocircolatori. https://www.youtube.com/watch?v=lnaIU8xfh3I Ingredienti 1 tazza di alga kombu 1 tazza di acqua 1 tazza di tamari o shoyu Procedimento Lasciate a bagno l'alga sino a che non si sia ammorbidita (alcuni testi suggeriscono per  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Shio Kombu &#8211; Alga salata è un condimento tradizionale giapponese, ben conosciuto dai macrobiotici come rimedio per chi soffre di problemi cardiocircolatori.</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="Shio Kombu: il rimedio che arriva dal Giappone" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/lnaIU8xfh3I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>1 tazza di alga kombu</li>
<li>1 tazza di acqua</li>
<li>1 tazza di tamari o shoyu</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>Lasciate a bagno l&#8217;alga sino a che non si sia ammorbidita (alcuni testi suggeriscono per tutta la notte) e tagliatela a quadratini di circa 2 centimetri. In un pentolino unite l&#8217;alga, l&#8217;acqua e il tamari; portate a bollore, abbassate la fiamma, disponete un coperchio ben aderente e cuocete sino a che il liquido non si sia completamente assorbito.</p>
<p><strong>Conservate</strong> il condimento in un vasetto di vetro e riponetelo in frigorifero.</p>
<p><strong>Assumete</strong> due quadratini a ogni pasto oppure sistemateli all&#8217;interno delle &#8220;palle di riso&#8221;.</p>
<p><strong>Indicato</strong> per chi ha problemi cardiocircolatori, vene varicose, emorroidi.</p>
<p><span class="emoji x1rg5ohu x16dsc37 x19la9d6 x1fc57z9 x6ikm8r x10wlt62 x19co3pv x11tp94h xw4jnvo x1qx5ct2 xfibh0p xiy17q3 x1xsqp64 x1lkfr7t xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl"><span class="xrtxmta x1bhl96m"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></span><strong>Attenzione! </strong>I rimedi funzionano se di base c&#8217;è una sana e corretta alimentazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Porro a vapore con salsa sumiso</title>
		<link>https://elenaalquati.org/porro-a-vapore-con-salsa-sumiso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 06:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#contorno;]]></category>
		<category><![CDATA[#giappone;]]></category>
		<category><![CDATA[#miso;]]></category>
		<category><![CDATA[#verdura;]]></category>
		<category><![CDATA[#verduradistagione;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Protagonista il porro - Con la ricetta di oggi andiamo in Giappone dove, cotture semplici di verdure di ogni tipo, diventano un contorno delizioso per la preparazione di salse con ingredienti che, tra di loro, creano una sinergia singolare di sapori. Oggi propongo questo semplice contorno. Glutine: dipende dal tipo di miso e dalla lavorazione  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Protagonista il porro &#8211; Con la ricetta di oggi andiamo in Giappone dove, cotture semplici di verdure di ogni tipo, diventano un contorno delizioso per la preparazione di salse con ingredienti che, tra di loro, creano una sinergia singolare di sapori. Oggi propongo questo semplice contorno.</p>
<p>Glutine: dipende dal tipo di miso e dalla lavorazione</p>
<p>Difficoltà: bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 5 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 5 minuti</p>
<p>Attrezzi:</p>
<p>Stagionalità: estate</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>1 porro grosso</li>
</ul>
<p>Per la salsa</p>
<ul>
<li>3 C di shiro miso</li>
<li>1 ½ C di aceto di riso</li>
<li>1 C di malto di riso</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>In una scodella unite gli ingredienti per la salsa e mescolate bene.</p>
<p>Mondate e lavate il porro, tagliatelo a pezzi lunghi 6 cm, disponeteli in un cestello e cuocete a vapore per cinque minuti. Sistemate i porri su un piatto di portata, versate sopra la salsa e servite.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Agretti con carote marinate in salsa piccante di miso</title>
		<link>https://elenaalquati.org/agretti-con-carote-marinate-in-salsa-piccante-di-miso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 12:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
		<category><![CDATA[#giappone;]]></category>
		<category><![CDATA[#salse;]]></category>
		<category><![CDATA[#verdure;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Glutine: assente Difficoltà: bassa Tempo di preparazione: 30 minuti Tempo di cottura: 20 minuti Attrezzi: Stagionalità: estate  Ingredienti g 400 di agretti 1 aglio schiacciato 3 carote Olio extra vergine di oliva sale marino integrale Per la salsa 1 cucchiaio di miso 1 cucchiaio di malto di riso 2 cucchiai di aceto di riso o  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Glutine: assente</p>
<p>Difficoltà: bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 30 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 20 minuti</p>
<p>Attrezzi:</p>
<p>Stagionalità: estate</p>
<p><em> Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>g 400 di agretti</li>
<li>1 aglio schiacciato</li>
<li>3 carote</li>
<li>Olio extra vergine di oliva</li>
<li>sale marino integrale</li>
</ul>
<p>Per la salsa</p>
<ul>
<li>1 cucchiaio di miso</li>
<li>1 cucchiaio di malto di riso</li>
<li>2 cucchiai di aceto di riso o di mele</li>
<li>1 cucchiaino di zenzero fresco</li>
<li>2 cucchiai di acqua</li>
</ul>
<p><em>Preparazione </em></p>
<p>Preparate la salsa unendo tutti gli ingredienti in una scodella e mescolando per bene.</p>
<p>Mondate e lavate gli agretti, scottateli per cinque minuti in acqua bollente salata e disponeteli in una bacinella di vetro.  Lavate le carote, grattugiatele o tagliatele a julienne, scottatele per due minuti in acqua bollente salata (potete utilizzare quella degli agretti) e unitele agli agretti. Versate sopra la salsa, mescolate, e lasciate marinare per circa mezz&#8217;ora. Ottimo serviti con una guarnizione di semi di sesamo tostati.</p>
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