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	<title>#azuki; Archivi - Elena Alquati</title>
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		<title>Le ricette della signora Toku: il cibo che ci parla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 16:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un momento che mi ha particolarmente colpito in questo piccolo gioiello di Naomi Kawase, in cui si capisce che cucinare non è una mansione ma una forma di ascolto. La signora Toku prepara la crema di fagioli azuki con una cura che somiglia a una cerimonia: doppia cottura, acqua cambiata con pazienza, e soprattutto le mani ferme e le orecchie tese, perché sono i fagioli stessi — dice lei — a parlare mentre bollono, a sussurrare quando sono pronti. Un sapere antico, fatto di tempo, rispetto e umiltà davanti a un ingrediente.</p>
<p>È attorno a quel pentolame che ribolle che nasce tutto il film.</p>
<p>Sentaro, gestore di un chiosco di dorayaki chiuso nel suo risentimento, e Toku, anziana donna dalle mani segnate dalla malattia, si incontrano in pochi metri quadri e si regalano a vicenda ciò che nessuno aveva saputo donare loro: una prospettiva, una tenerezza, un senso. La regista filma gli alberi di ciliegio, il vapore che sale dalla pentola: riesce a farci sentire il profumo degli azuki. Il sapore di un dolce fatto, inquadratura dopo inquadratura, per lavoro da una parte e per amore dall’altra, unendo così due mondi opposti.</p>
<p>È proprio qui il cuore del film, ed è ciò che mi ha colpito di più: la cultura della preparazione del cibo come legame tra l&#8217;uomo e l’ambiente (il cibo). Una cultura paziente, quasi spirituale, che stiamo perdendo in nome della velocità e dell&#8217;omologazione, e che invece andrebbe recuperata con urgenza. Toku non insegna solo una ricetta; insegna a guardare e ad ascoltare — «quel che serve per dare un senso alla vita è osservare, e ascoltare».</p>
<p>Un film che ti entra dentro, giapponese fino al midollo nei tempi e nella sensibilità. Un film che tutti dovrebbero vedere, e che lascia uscire dalla sala con una fame diversa: quella di fare le cose con amore.</p>
<div class="video-shortcode"><iframe title="LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU | Trailer italiano" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6I2b8dpilFg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La storia degli azuki: da cibo di sostentamento a simbolo sacro</title>
		<link>https://elenaalquati.org/la-storia-degli-azuki-da-cibo-di-sostentamento-a-simbolo-sacro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 02:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Cultura Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[#azuki;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio che parte dall'Himalaya nel 4000 a.C. Gli azuki (Vigna angularis) sono nati nelle lontane terre aspre dell'Asia orientale e dell'Himalaya: una storia che inizia con i primi popoli nomadi che ne raccolsero i semi selvatici. I reperti archeologici più antichi, trovati in Giappone nella zona di Awazu-Kotei, risalgono al periodo Jōmon (circa 4000  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un viaggio che parte dall&#8217;Himalaya nel 4000 a.C.</h2>
<p>Gli azuki (<em>Vigna angularis</em>) sono nati nelle lontane terre aspre <strong>dell&#8217;Asia orientale e dell&#8217;Himalaya</strong>: una storia che inizia con i primi popoli nomadi che ne raccolsero i semi selvatici. I reperti archeologici più antichi, trovati in Giappone nella zona di <a href="https://elenaalquati.org/glossary/awazu-kotei/">Awazu-Kotei</a>, risalgono al periodo<strong> <a href="https://elenaalquati.org/glossary/jomon/">Jōmon</a></strong> (circa 4000 a.C.), dimostrando quanto questi legumi fossero già parte integrante della dieta umana millenni prima della nascita degli imperi.</p>
<p>Fonti di sostentamento, gli azuki erano coltivati per la loro resistenza e per l’alto valore proteico ed erano consumati nelle zuppe salate o abbinati ai cereali.</p>
<p>Erano una fonte di <strong>sopravvivenza</strong>, coltivati per la loro resistenza e il loro alto valore proteico; erano consumati in brodi salati o cotti con cereali e sfamavano intere popolazioni rurali.</p>
<h2>Una trasformazione da sostentamento a simbolo sacro</h2>
<p>Il vero punto di svolta nella storia degli azuki avvenne con l&#8217;arrivo del <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/buddismo-zen/">Buddismo Zen</a></strong> nel periodo <a href="https://elenaalquati.org/glossary/kamakura/">Kamakura</a> (1185-1333). I monaci, vincolati dal voto di non uccidere animali, cercavano sostituti proteici alla carne. Tuttavia, fu solo con l&#8217;evoluzione della ricetta che l&#8217;azuki cambiò status.</p>
<p>La pasta di fagioli (anko) nacque salata, non dolce. Il termine an indicava originariamente il ripieno di carne dei pani cotti al vapore arrivati dalla Cina; con il divieto buddista i monaci zen lo sostituirono con una crema di azuki, capace di imitare sapore e consistenza della carne.</p>
<h2>Il colore rosso: magia e protezione</h2>
<p>Il colore rosso degli azuki non è casuale, tant’è che in Giappone il <strong>rosso è un colore sacro e rituale</strong>, associato all&#8217;energia primordiale, alla forza vitale e alla capacità di <strong>proteggere e purificare</strong> allontanando gli spiriti maligni.</p>
<p>Per questo motivo, gli azuki sono diventati il cuore di feste e cerimonie:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/sekihan/">Sekihan</a>: </strong>il riso cotto con gli azuki (che assume una tonalità rossa) è il piatto portafortuna per matrimoni, nascite ed eventi propizi.</li>
<li><strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/setsubun/">Setsubun</a>:</strong> Durante il rito di purificazione del 3 febbraio, i fagioli vengono lanciati gridando &#8220;Demoni fuori! Fortuna dentro!&#8221;, simboleggiando la cacciata del male attraverso il potere protettivo del legume.</li>
</ul>
<p>Questa carica simbolica è stata abilmente sfruttata dal marketing moderno per creare un&#8217;aura di <strong>&#8220;benessere spirituale&#8221;</strong> attorno a prodotti che spesso nulla hanno a che fare con la tradizione rituale reale.</p>
<h2>L’evoluzione</h2>
<p>Fu nel <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/edo/">periodo Edo</a></strong> (1603-1868) che, grazie all&#8217;aumento della produzione di canna da zucchero<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> e all&#8217;apertura dei mercati, la ricetta mutò profondamente: la maggiore reperibilità dello zucchero trasformò l&#8217;anko da semplice alimento ascetico a raffinato dolce di lusso, inizialmente riservato esclusivamente all&#8217;alta nobiltà.</p>
<p>Una transizione che conferma quanto, sempre più spesso, non ci siano più riferimenti alla genesi delle ricette, di cui, ormai, conosciamo solo la superficie.</p>
<h2>Dalla tradizione al supermercato</h2>
<p>Oggi gli azuki sono il <strong>secondo legume più consumato in Giappone dopo la soia</strong>, utilizzati in migliaia di varianti: dai <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/dorayaki/">dorayaki</a> </strong>ai <strong><a href="https://elenaalquati.org/glossary/mochi/">mochi</a></strong>, fino alle creme spalmabili industriali. Tuttavia, la diffusione di massa ha portato con sé il rischio di semplificazione industriale e la perdita della tradizione:</p>
<ul>
<li>la versione tradizionale richiede <strong>ore di ammollo</strong>, doppia cottura e lavorazione manuale per ottenere la giusta cremosità;</li>
<li>la versione industriale spesso utilizza addensanti, aromi artificiali e zuccheri invertiti per simulare la consistenza e il gusto, saltando la complessa fase di purificazione degli azuki veri.</li>
</ul>
<h2>La doppia cottura</h2>
<p>Gli azuki, come tutti i legumi, contengono naturalmente alcune sostanze considerate  antinutrienti che possono essere eliminate, così come il sapore amaro, con l’ammollo e la doppia cottura. La prima cottura, seguita dall’eliminazione dell&#8217;acqua, serve a eliminare queste sostanze indesiderate e a ridurre il sapore amaro.</p>
<p>Scaricando l&#8217;acqua della prima cottura, si rimuove anche l&#8217;eccesso di amido superficiale che potrebbe rendere la pasta troppo appiccicosa o densa in modo innaturale. La seconda cottura permette di controllare esattamente quanta acqua aggiungere per ottenere la consistenza giusta, senza bisogno di addensanti artificiali.</p>
<p>Molti produttori moderni usano additivi o cotture rapide per risparmiare tempo, ma la &#8220;doppia cottura&#8221; è un metodo artigianale che garantisce una purezza del sapore che l&#8217;industria spesso sacrifica per l&#8217;efficienza.</p>
<p><strong>Gli azuki ci parlano, come insegna la signora Tokue nel film “Le ricette della signora Tokue”: “facciamo del nostro meglio”.</strong></p>
<h2>Il valore del tempo</h2>
<p>Nella cucina tradizionale (come quella della signora Taku), il tempo è un ingrediente. La doppia cottura è un atto di rispetto verso l&#8217;ingrediente stesso che l&#8217;industria cerca di eliminare per abbattere i costi e aumentare i guadagni.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <strong>Nota di precisione:</strong> la svolta dall’Anko da salato a dolce non fu immediata né uniforme. Lo zucchero divenne accessibile solo tra Muromachi ed Edo, e in alcune zone ancora oggi si prepara salato.</p>
<div id="attachment_16363" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki.pdf"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-16363" class="size-large wp-image-16363" src="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-410x1024.jpg" alt="Breve storia degli azuki" width="410" height="1024" srcset="https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-120x300.jpg 120w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-200x500.jpg 200w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-400x1000.jpg 400w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-410x1024.jpg 410w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-500x1250.jpg 500w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-600x1500.jpg 600w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-700x1750.jpg 700w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki-768x1920.jpg 768w, https://elenaalquati.org/wp-content/uploads/2026/09/infografica_azuki.jpg 800w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a><p id="caption-attachment-16363" class="wp-caption-text">Azuki infografica</p></div>
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		<title>Insalata di fagioli rossi con cipollotto  al pepe</title>
		<link>https://elenaalquati.org/insalata-di-azuki-con-cipollotto-al-pepe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Alquati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 09:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[#azuki;]]></category>
		<category><![CDATA[#cibosano;]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È arrivata la stagione delle insalata, ottime anche quando si vuole organizzare una gita. La proposta di oggi è con i fagioli rossi, arricchiti di verdure e un condimento tutto sfizioso, ben conosciuto nell’ambiente macrobiotico. Glutine: assente Difficoltà: bassa Tempo di preparazione: 20 minuti Tempo di cottura: 10 minuti (verdure scottate) Attrezzi: bacinella, ciotolina, pentola  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È arrivata la stagione delle insalata, ottime anche quando si vuole organizzare una gita. La proposta di oggi è con i fagioli rossi, arricchiti di verdure e un condimento tutto sfizioso, ben conosciuto nell’ambiente macrobiotico.</p>
<p>Glutine: assente</p>
<p>Difficoltà: bassa</p>
<p>Tempo di preparazione: 20 minuti</p>
<p>Tempo di cottura: 10 minuti (verdure scottate)</p>
<p>Attrezzi: bacinella, ciotolina, pentola per scottare</p>
<p>Stagionalità: a seconda degli ingredienti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ingredienti</em></p>
<ul>
<li>g 300 di fagioli rossi</li>
<li>2 cipollotti</li>
<li>1 gambo di sedano</li>
<li>2 carote</li>
<li>g 100 di olive verdi snocciolate</li>
<li>prezzemolo tritato per guarnire</li>
<li>pepe nero</li>
</ul>
<p>Per i condimento</p>
<ul>
<li>3 C di aceto di riso (o mele)</li>
<li>1 C di tamari (o shioyu)</li>
<li>1 C di olio extravergine di oliva</li>
<li>1 c di cipolla grattugiata</li>
</ul>
<p><em>Procedimento</em></p>
<p>In una piccola pentola portate a bollore dell’acqua salata e scottate separatamente il sedano tagliato a dadini e la carota tagliata a julienne. Tagliate il cipollotto a rondelle, preparate le olive che, se volete, potete tritare e il prezzemolo.</p>
<p>Per il condimento, unite tutti gli ingredienti in una ciotola e mescolate bene.</p>
<p>In una bacinella versate il legume e aggiungete il resto degli ingredienti; guarnite con il prezzemolo tritato e condite con la salsa; spolverate con un poco di pepe e servite, anche a temperatura ambiente.</p>
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